Per la prima volta in Italia i dati dicono che cala l’aspettativa di vita degli italiani. Il calo nei dati statistici è di circa due mesi nel 2015: 80,1 anni  per gli uomini e 84,7 anni per le donne. Il dato è preoccupante, infatti uno degli allarmi lanciati è quello della diminuzione della prevenzione e delle risorse a disposizione del settore sanitario. Ma c’è anche un possibile dato positivo: potrebbe finalmente arrestarsi l’aumento degli indicatori della speranza di vita sui quali ogni 2-3 anni vengono aggiornati i requisiti per l’accesso alla pensione. In questo approfondimento vi parliamo di come la speranza di vita sta allontanando l’accesso alla pensione degli italiani.

Ci sono stati due consistenti aumenti dei requisiti pensionistici per effetto degli adeguamenti alla speranza di vita delle pensioni: 3 mesi in più dal 2013 e ben 4 mesi in più dal 2016. Quindi tutti i requisiti per l’accesso alla pensione, sia di vecchiaia che anticipata, sono aumentati in questi anni di ben 7 mesi e proprio perché aumentava l’aspettativa di vita degli italiani. Popolo italiano costretto quindi d’ora in poi a lavorare 7 mesi in più a testa.

Pensioni sempre più adeguate alla speranza di vita quindi. Fu questa la linea portata avanti dal Governo Monti nel meccanismo di adeguamento dei requisiti per andare in pensione. La “speranza di vita” è un sistema introdotto dalla manovra estiva del 2009 (la legge 102/2009) e stabilisce che l’accesso al sistema pensionistico italiano deve essere adeguato all’incremento della speranza di vita accertato dall’Istat. In pratica, se la vita media di ogni individuo aumenta, ci sarà un adeguamento dei requisiti per l’accesso alla pensione. Adeguamento in aumento.

Inizialmente, con la legge n. 102 del 2009 era previsto in tre mesi di aumento ogni cinque anni e a partire dal 2015, poi con la legge n. 122 del 2010 fu introdotto l’aumento ogni tre anni (e non cinque). Con il Decreto Legge n. 98 del 2011, la Manovra correttiva d’estate, la partenza dal 2015 è stata anticipata al 1 gennaio 2013 e l’obbligo per l’Istat di comunicare i dati relativi alla “speranza di vita” è stato anticipato al 2011. La Manovra Monti sulle pensioni a partire dal 2012 non solo ha modificato tutto il sistema pensionistico ma anche dato conferma al piano operativo sugli adeguamenti alla speranza di vita. Anzi, dopo aver previsto gli adeguamenti nel 2013 e nel 2016 che ora vedremo, ha introdotto anche un adeguamento ulteriore a partire dal 2019. Vi spieghiamo quindi come sono cambiate le cose in questi anni.

Gli adeguamenti nel 2013 e nel 2016: 7 mesi in più di lavoro

Il sistema pensionistico a partire dal 2012 è stato quindi profondamente riformato. E’ stata eliminata la pensione di anzianità, sono aumentati i requisiti anagrafici (66 anni e 67 anni dal 2021) per l’accesso alla pensione di vecchiaia. Così come sono stati modificati in aumento i requisiti per la pensione legata agli anni di contributi versati. Infatti in luogo della pensione di anzianità è stata introdotta la nuova pensione anticipata, con sostanziale passaggio dai vecchi 40 anni di contributi per andare in pensione, agli oltre 42 anni. Ed è bene sottolinearlo, non 42 anni ma oltre 42 anni.

La differenza rispetto al sistema del passato è che tutti i requisiti, sia per l’accesso alla pensione di vecchiaia che per l’accesso alla pensione anticipata, sono flessibili. O per meglio dire in aumento costante. L’aumento riguarda il requisito anagrafico (età del lavoratore) per l’accesso alla pensione di vecchiaia ed il requisito contributivo (contributi versati) per l’accesso alla pensione anticipata. Analogamente aumentano i requisiti di età anche per l’assegno sociale.

La speranza di vita attuale. Il meccanismo di adeguamento è semplice: ogni tre anni l’Istat misura le probabilità che hanno un uomo e una donna di 65 anni di vivere. Viene stabilito in termini statistici quale è la speranza di vita di questi individui e se la probabilità aumenta, cioè aumentano gli hanno che hanno ancora da vivere i due over 65, viene adeguato il requisito anagrafico di accesso alle pensioni, sia della pensione di vecchiaia che per la pensione anticipata, ed anche per l’assegno sociale.

La conseguenza è che si sa con certezza quando si incomincia a lavorare ma non si può determinare oggi, con certezza, a che età si andrà in pensione. L’età anagrafica che ci vorrà, sarà legata alla speranza di vita, che è stata aggiornata nel 2013 (di 3 mesi), nel 2016 (di ulteriori 4 mesi per un totale di 7 mesi), e sarà aggiornata, a meno che non si fermi l’aumento dell’aspettativa di vita, nel 2019 e poi da allora in poi ogni due anni (e non più ogni tre anni).

L’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia.

La conseguenza dell’adeguamento delle pensioni alla speranza di vita è che per l’accesso alla pensione di vecchiaia, che ricordiamo è quella pensione a cui si accede con la maturazione del requisito anagrafico d’età, indipendentemente dagli anni di contributi versati (che devono essere però almeno 20 anni), sarà rimodulata in questo modo, tenendo conto anche degli aumenti di età previsti per l’adeguamento di tutte le pensioni

  • Nel 2012 l’età anagrafica prevista era di 66 anni per i lavoratori dipendenti e autonomi e per le lavoratrici del pubblico impiego. Mentre era di 62 anni per le lavoratrici dipendenti del settore privato e di 63 anni e 6 mesi per le lavoratrici autonome del settore privato. Per l’assegno sociale il requisito è 65 anni;
  • Nel 2013 ci sono stati i primi 3 mesi di aumento del requisito anagrafico: 66 anni e 3 mesi per i lavoratori dipendenti e autonomi e per le lavoratrici del pubblico impiego. Mentre sarà di 62 anni e 3 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato e di 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome del settore privato. Per l’assegno sociale il requisito sarà di 65 anni e 3 mesi;
  • Nel 2014 e nel 2015 sono saliti i requisiti per le lavoratrici dipendenti del settore privato, a 63 anni e 9 mesi (+ 6 mesi), e per le lavoratrici autonome del settore privato, a 64 anni e 9 mesi (+ 1 anno). Tutto ciò per il progressivo livellamento ai requisiti già previsti per le lavoratrici del pubblico impiego;
  • Dal 2016 e dal 2017 attualmente è scattato un innalzamento a 66 anni e 7 mesi (+ 4 mesi) per i lavoratori dipendenti e autonomi e per le lavoratrici del pubblico impiego. Mentre è di 65 anni e 7 mesi (+ 1 anno e 10 mesi) per le lavoratrici dipendenti del settore privato e di 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome del settore privato. Per l’assegno sociale il requisito sarà di 65 anni e 7 mesi (+4 mesi);

L’adeguamento dal 2019. E’ già stato previsto che per l’anno 2019 ci sarà un nuovo adeguamento alla speranza di vita. Lo ha stabilito già allora la Manovra Monti sulle pensioni. Il Governo vuole che i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione di vecchiaia siano tali da garantire un’età minima di accesso al trattamento pensionistico non inferiore a 67 anni per i soggetti, in possesso dei requisiti, che maturano il diritto alla prima decorrenza utile del pensionamento dall’anno 2021. Ne consegue che qualora per effetto degli adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita non fosse assicurata l’età minima d’accesso di 67 anni, gli stessi requisiti dovranno essere incrementati con lo stesso decreto che dovrà adeguare la speranza di vita nel 2019. In pratica avremo i seguenti requisiti

  • Dal 2018 i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia per tutti i lavoratori, sia uomo che donna, sia del pubblico impiego che del settore privato, sia dipendenti che autonomi, passeranno a 66 anni e 7 mesi;
  • Dal 2019 i requisiti passano per tutti i lavoratori a 66 anni e 11 mesi;
  • Dal 2021 i requisiti, sulla base dell’adeguamento previsto dalla Manovra Monti, passano a 67 anni e 2 mesi;
  • Negli anni successivi ci sarà un progressivo aumento biennale, e non più triennale, di tre mesi. Quindi nel 2023 l’età anagrafica necessaria per l’accesso alla pensione di vecchiaia (sempre con almeno 20 anni di contributi versati, sennò l’accesso alla pensione è a 70 anni e con 5 anni di contributi versati) sarà di 67 anni e 5 mesi, nel 2025 sarà di 67 anni e 8 mesi, nel 2027 sarà di 67 e 11 mesi. Fino ad arrivare per esempio nel 2040 ad un’età anagrafica necessaria di 68 anni e 11 mesi e nel 2050 di 69 anni e 9 mesi. Di fatto si arriva a 70 anni quasi.

Più anni di contributi per la pensione anticipata.

Oltre alla pensione di vecchiaia, sono stati adeguati alla speranza di vita anche i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata. Quindi dal 2013 è scattato l’aumento di tre mesi anche per questa tipologia di pensione, dovuto alla speranza di vita. Poi ci sono ulteriori mesi dovuti alla progressione contributiva stabilita dalla Riforma Monti.

La pensione anticipata è quella pensione alla quale si può accedere in anticipo rispetto ai requisiti d’età appena elencati per la pensione di vecchiaia. I tre e quattro mesi di aumento riguardano, non l’età anagrafica (ma di fatto sì!), ma i mesi di contributi da versare per raggiungere il numero anni + mesi di contributi necessari per anticipare l’accesso alla pensione in maniera anticipata. Con anticipo si intende ad una età inferiore rispetto all’età prevista per la pensione di vecchiaia, requisiti nell’elenco di cui sopra. Vediamo come stanno cambiando i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata dal 2013 in poi

  • Nel 2012 erano necessari 42 anni e 1 mese di anzianità contributiva (contributi versati) per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne. Per gli assunti dal 1 gennaio 1996 in poi (in pensione con sistema contributivo) c’è anche il requisito minimo di età di 63 anni oltre l’anzianità contributiva;
  • Nel 2013 erano necessari 42 anni e 5 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 anni e 5 mesi. Quindi aumento di 4 mesi, di cui 3 mesi per la speranza di vita. Sale di 3 mesi anche il requisito minimo di età per gli assunti dal 1 gennaio 1996 in poi, quindi età che passa a 63 anni e 3 mesi;
  • Nel 2014 e 2015 lo scatto è stato di un mese, quindi sono necessari 42 anni e 6 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 e 6 mesi per le donne. L’età minima per i neoassunti dal 1 gennaio 1996 resta a 63 anni e 3 mesi;
  • Nel 2016, nel 2017 e nel 2018 ulteriore scatto di 4 mesi sempre per l’adeguamento alla speranza di vita, quindi saranno necessari rispettivamente 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. Per i neoassunti, l’età minima passa a 63 anni e 7 mesi;
  • Dal 2019 in poi l’innalzamento dei mesi di contributi è pari a 3 mesi ogni due anni. Quindi avremo nel 2019 e nel 2020 un’anzianità contributiva necessaria di 43 anni e 2 mesi per gli uomini e 42 anni e 2 mesi per le donne. Per i neo assunti l’età minima è di 63 anni e 11 mesi.  Dal 2021 e dal 2022 ci vorranno invece 43 anni e 5 mesi per gli uomini e 42 anni e 5 mesi per le donne. Neo assunti con età minima di 64 anni e 2 mesi. Nel 2023 e nel 2024 altri tre mesi di aumento, e così via;
  • Nel 2040, come uno degli esempi limite, ci vorranno 45 anni e 2 mesi di contributi per gli uomini e 44 anni e 2 mesi per le donne. Gli assunti dopo il 1996, a quella data di fatto quasi tutti i lavoratori, dovranno avere anche un’età di 65 anni e 11 mesi. Questa l’alternativa come pensione anticipata all’accesso alla pensione di vecchiaia che, secondo tabella di cui sopra, sarebbe invece fissata a 68 anni e 11 mesi. Quindi per 3 anni di anticipo rispetto alla pensione bisognerà avere però contributi di 45 anni e 2 mesi.

L’accesso alla pensione, sia tramite i requisiti di età previsti dalla pensione di vecchiaia, sia attraverso i requisiti contributivi (e anche anagrafici per gli assunti dopo il 1996) previsti per la pensione anticipata, tenderà, non solo per l’adeguamento alla speranza di vita, ad essere sempre più rimandato per i lavoratori italiani.

La difficoltà di accumulare così tanti anni di contributi comporterà probabilmente la scelta verso la pensione di vecchiaia, questo almeno per giovani d’oggi. In ogni caso il calcolo della pensione con il sistema contributivo comporta la necessità per il lavoratore di prolungare quanto più è possibile la propria permanenza nel mondo del lavoro, per garantirsi un’adeguata rata mensile di pensione. Una preoccupazione che non è per nulla di seconda importanza rispetto all’età in cui si andrà in pensione.