Oltre un milione di disoccupati potranno richiedere l’assegno di ricollocazione, lo strumento di politica attiva messo a disposizione dall’Anpal ai lavoratori in Naspi da almeno 4 mesi per favorire la loro ricollocazione sul mercato del lavoro. Si tratta di un assegno che va da 250 a 5.000 euro che non viene destinato al lavoratore, in quanto già percettore della Naspi, ma viene erogato al centro per impiego o al soggetto privato che ottiene il risultato di aver ricollocato il lavoratore con un contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato, anche part-time e anche con il contratto di apprendistato professionalizzante.

Il Presidente dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, Maurizio Del Conte, ha annunciato che la misura dovrebbe prendere il via entro la prima settimana di febbraio e riguarderà, inizialmente, solo 20 mila soggetti che saranno sorteggiati. Poi la misura sarà estesa a tutti i disoccupati in Naspi.

L’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro ha stimato in un recentissimo report che sono 1.127.000 i disoccupati che potranno richiedere l’assegno di ricollocazione, in quanto percettori di Naspi da almeno 4 mesi e rimasti ancora disoccupati. 

A chi spetta l’assegno di ricollocazione. Il disoccupato per aver diritto all’assegno di ricollocazione deve possedere due caratteristiche

  • non avere un lavoro (in base alle disposizioni normative il diritto alla Naspi decade alla presenza di un contratto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi);
  • essere ancora percettori di Naspi.

Come fare richiesta. A regime, dopo la fase sperimentale durante la quale chi sarà sorteggiato riceverà una comunicazione via email, coloro che hanno tali caratteristiche potranno scegliere il centro per l’impiego o il soggetto privato accreditato a cui affidare il proprio ricollocamento e, di conseguenza, la dote dell’assegno di ricollocazione riconosciuto dal sistema Anpal.
Sarà lo stesso lavoratore quindi a scegliere il soggetto privato (o il centro per l’impiego) con il quale instaurare un rapporto, una relazione collaborativa che ha la finalità unica del suo ricollocamento sul mercato del lavoro.

L’assegno di ricollocazione Anpal una importante rivoluzione in Italia in quanto tale strumento ha la funzione di trasportare il lavoratore rimasto disoccupato, da una misura di politica passiva (la Naspi) ad una misura di politica attiva (l’assegno di ricollocazione, appunto). In sostanza, chi percepisce la Naspi dovrà impegnarsi attivamente per trovare un posto di lavoro e lo farà avvalendosi dell’assistenza del centro per l’Impiego oppure di un soggetto privato accreditato, che a sua volta si impegnerà ad assistere il lavoratore, ed a fornirgli delle offerte di lavoro congrue, stimolato dalla possibilità di incassare, a risultato ottenuto, l’assegno di ricollocazione stesso.

In altre parole, l’assegno di ricollocazione non è un ulteriore sussidio economico dato al lavoratore oltre la Naspi che già mensilmente percepisce, ma è un incentivo economico che viene accreditato al soggetto privato che colloca il lavoratore con un contratto di lavoro.

Si va dai 250 euro ai 1.250 euro se al lavoratore, al termine del percorso di ricollocazione, stipula un contratto a termine compreso superiore o uguale a 3 mesi e fino a 6 mesi (solo nelle regioni “meno sviluppate”). Si va dai 500 ai 2.500 euro, se il lavoratore, al termine del percorso di ricollocazione, stipula un contratto a termine superiore o uguale a sei mesi. Si va dai 1.000 ai 5.000 euro, se il lavoratore, al termine del percorso di ricollocazione, stipula un contratto a tempo indeterminato (compreso contratto di apprendistato). A decidere le cifre è un algoritmo che è parametrato in funzione del profilo personale di occupabilità del lavoratore in Naspi titolare dell’assegno di ricollocazione.

L’assegno di ricollocazione è anche un importante impegno per il lavoratore che, insieme al soggetto accreditato prescelto, dovrà rendersi disponibile ad una serie di adempimenti. Il primo adempimento è quello di effettuare la richiesta dell’assegno, poi il successivo passo è quello di essere presente al primo appuntamento perché poi da lì in poi partiranno 6 mesi di lavoro in sinergia con il tutor assegnato dal soggetto accreditato prescelto durante i quali il lavoratore riceverà un servizio di assistenza alla ricollocazione che è finalizzata ad una ricerca intensiva di opportunità occupazionali.

Il lavoratore non potrà assentarsi al primo appuntamento e in tutte le fasi del semestre di assistenza previsto dalla normativa sull’assegno di ricollocazione. E’ previsto, infatti, un sistema di condizionalità con delle sanzioni obbligatorie per legge che il soggetto erogatore del servizio di assistenza alla ricollocazione deve irrogare, tramite il Centro per l’Impiego, al lavoratore in Naspi poco collaborativo. Le sanzioni vanno dalla decurtazione di un quarto di una mensilità della Naspi se manca al primo appuntamento, fino alla decadenza dalla percezione della Naspi se manca a tre appuntamenti consecutivi o non accetta un’offerta congrua di lavoro procuratagli dal soggetto prescelto e accreditato.

L’assegno di ricollocazione cambia il mercato del lavoro.

Dall’abolizione delle tutele dell’articolo 18 all’assegno di ricollocazione, il passo è importante. Come ricordano i Consulenti del Lavoro, la riforma attuata attraverso i decreti del Jobs Act ridisegna, in molti punti, norme, strumenti e procedure per facilitare l’incontro tra domanda ed offerte di lavoro ed in incentivare, in primo luogo, il lavoro stabile. In quest’ottica, il governo ha introdotto modifiche legislative tali da rendere meno stringenti i vincoli e le regole che legano il datore al lavoratore.

Questa “diminuzione del livello di protezione del lavoratore” viene controbilanciata, nelle intenzioni del legislatore, da una maggiore “protezione del lavoro nel mercato” attraverso un sistema di supporto al lavoratore nelle fasi di transizione da un lavoro all’ altro. In tale quadro si inserisce anche la costituzione dell’ANPAL, cui viene assegnato il compito del coordinamento delle politiche attive.

Il prerequisito alla base di tutte le iniziative per ridurre il mismatch fra domanda e offerta di lavoro è rappresentato dal “Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro” (D.lgs. 150 del 14/9/2015). Il Sistema informativo unitario dovrebbe integrare gli archivi del mercato del lavoro e della formazione. Da tale intervento dovrebbero discendere gli strumenti operativi della riforma: il Fascicolo elettronico del lavoratore (articolo 14 del D. Lgs. n. 150/2015); il Monitoraggio e valutazione (articolo 16); il Profilo personale di occupabilità (determinante per la personalizzazione dei servizi e degli “incentivi” alla ricerca di lavoro).

In attesa del Sistema informativo unitario, l’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro ha condotto un indagine sui dati ufficiali Inps. Vediamoli.

I dati Inps.

L’ente previdenziale ha pubblicato i primi dati sui percettori di NASpI, aggiornati a dicembre 2015. Nella tavola dedicata ai beneficiari di prestazioni di disoccupazione, troviamo per il 2015 un quadro che contempla 1.173.641 percettori di NASpI (teoricamente in vigore da maggio 2015) e circa cinquecento mila percettori di ASPI o Mini-NASpI relativi ai primi quattro mesi dell’anno. Il totale dei percettori, esclusa la disoccupazione agricola, risulta pertanto essere di 1.670.786, a fronte di 1,56 milioni nel 2014, nell’anno precedente all’introduzione della NASpI (maggio 2015).

Nel 2015, accanto alla NASpI, sussistono ancora ASpI e Mini- ASpI, assorbite dal nuovo istituto, che dal 2017 è destinato ad inglobare anche l’Indennità di Mobilità, destinata finora ai Licenziamenti collettivi. Il dato Inps è prezioso, ma non risponde alla questione fondamentale circa l’occupabilità, vale a dire il tempo impiegato dai disoccupati involontari a ritrovare un lavoro. Nel rilascio diffuso a novembre 2016, infatti, si fa riferimento alla durata teorica del trattamento di disoccupazione all’inizio dello stesso, che è funzione delle giornate retribuite nel quadriennio precedente, e non alla sua durata effettiva, che viene a dipendere anche dalla velocità di reimpiego.

In attesa del sistema informativo integrato, è stato necessario identificare i potenziali percettori di NASPI, applicando al campione CICO le stesse regole di ammissibilità al sussidio previste dalla normativa e dalle procedure INPS. Infatti, l’identificazione della popolazione di analisi è il prerequisito per studiare gli eventi successivi all’ingresso nello stato di percettore di NASPI.

Le statistiche: Platea e caratteristiche dei beneficiari di NASpI.

Si legge nei dati diramati dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro che la platea di beneficiari della Naspi è di  quasi due milioni di soggetti (1.978 mila), di cui 1.269 mila da giugno a dicembre 2015, da quando il nuovo istituto sostituisce integralmente ASpI e Mini-ASpI.

Secondo il Consulenti del Lavoro, dei circa 2 milioni di disoccupati involontari nel 2015 che avrebbero potuto richiedere la NASpI si è ricollocato entro un brevissimo lasso di tempo (8 giorni) con un contratto a tempo indeterminato o a termine di almeno 6 mesi circa il 10%, corrispondente a 203 mila individui. Costoro, pur avendone diritto, non hanno fatto domanda di Naspi.

Il restante 90% ha fatto richiesta del sussidio, ma solo 1 milione e 127 mila persone supereranno il quarto mese di NASpI, acquisendo il diritto all’assegno di ricollocazione.

Infatti, circa 368 mila persone hanno trovato un lavoro a tempo indeterminato e comunque dalla durata di almeno 6 mesi entro 4 mesi dalla data di cessazione. Dei restanti individui, circa 280 mila avevano diritto al massimo a 4 mesi di sussidio, e quindi, non hanno comunque i requisiti per l’assegno.

I disoccupati che posso richiedere l’assegno di ricollocazione pertanto risultano essere oltre un milione di individui (1.127 mila) pari al 57% della platea inziale.

Per quanto riguarda le caratteristiche dei destinatari dell’assegno di ricollocazione, come è noto, il Jobs Act prevede una profilazione dei soggetti percettori di assegno di ricollocazione in base alla loro “(ri)occupabilità”. Il milione e oltre di potenziali destinatori dell’assegno rappresenta quindi il riferimento privilegiato per l’esame delle potenzialità occupazionali nella disoccupazione involontaria.

I singoli soggetti che si vengono a trovare nello stato di disoccupazione involontaria costituiscono, infatti, una popolazione molto variegata, composta da chi ritrova quasi subito un lavoro stabile, ma anche da chi passa da un contratto a termine all’altro, dai supplenti della scuola che vedono rinnovato l’incarico dopo la pausa estiva al termine dell’anno scolastico, dagli stagionali, da chi perde il lavoro per la chiusura della propria azienda, fino a chi subisce un licenziamento per giusta causa.

La diversità di condizioni di partenza, le opportunità offerte dal territorio di residenza e fattori individuali efamiliari, che incidono ad esempio sulla possibilità di spostarsi per lavoro, sono le determinanti dell’esito della ricerca di un nuovo lavoro. Rispetto a tale quadro, evidentemente molto complesso, cerchiamo di dare alcune prime indicazioni sulla platea dei possibili beneficiari dell’assegno di ricollocazione.

La variabile più significativa sembra essere il livello di istruzione. Infatti, oltre la metà dei laureati (52,6%) trova lavoro nei 4 mesi successivi alla perdita involontaria dell’occupazione, contro il 30,5% dei diplomati ed il 18,6% di coloro che sono privi di un diploma di scuola secondaria superiore.

Nell’indagine dei Consulenti del Lavoro sui disoccupati involontari NASpI che hanno perso il lavoro nel 2015 distinti per accesso o meno all’assegno di ricollocazione per genere, classe di età, livello di istruzione e cittadinanza, è stato stimato che il contratto di lavoro cessato che ha dato origine alla Naspi

Analizzando la durata del rapporto di lavoro cessato dal quale proviene la platea di analisi, è stato rilevato che sussiste una distribuzione polarizzata delle durate dei contratti di lavoro. Coloro che hanno una maggiore probabilità di auto-ricollocazione provengono da contratti di media durata. Infatti chi ha lasciato un contratto che va dai 7 ai 12 mesi nel 44,6% trova autonomamente una nuova occupazione. Questa eventualità coinvolge anche 1 lavoratore sue 3 che ha appeno terminato un contratto della durata da 13 a 24 mesi.

Gli esclusi dai servizi di ricollocazione si concentrano nelle classi di durate brevi fino a 6 mesi mentre i destinatari dell’assegno di ricollocazione sono prevalentemente coloro che provengono da contratti lunghi di oltre 2 anni.

A conferma della teoria secondo la quale conta essere sempre sul mercato per garantirsi un rapido reinserimento, i soggetti che provengono da un contratto a termine scaduto risultano più occupabili (32,9%) di coloro che vengono licenziati (15,8%).

I dati sui lavoratori in Naspi regione per regione.  La probabilità di trovare un lavoro entro i primi 4 mesi (e quindi non essere beneficiari dell’Assegno di ricollocazione in quanto già ricollocati) supera il 33% per chi ha lavorato in Lombardia (35,1%), Piemonte (34,9) e Friuli Venezia Giulia (34,2); mentre non supera il 25% in Calabria (19,1%), Sardegna (19,3%), Sicilia (21,2%), Campania (22,8) e Puglia (24,1).

In queste regioni del Mezzogiorno si concentra anche la quota maggiore di popolazione che risulta esclusa dai servizi di politiche attive. Di converso, la quota di potenziali beneficiari dell’assegno di ricollocazione si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, laddove la quota supera il 60% nelle regioni insulari, in Campania, in Calabria e in Valle d’Aosta.

Con la laurea nel Nord Italia c’è ricollocazione autonoma. Per quanto riguarda i soggetti che riescono a ricollocarsi autonnamente, l’indagine statistica osserva che il 28,9% vede nel possesso della laurea la caratteristica principale. Si tratta prevalentemente di donne italiane che hanno un’età compresa fra i 30 e i 49 anni, che hanno lasciato un lavoro a termine di media durata e che hanno lavorato prevalentemente nelle regioni del Nord Italia.

I soggetti a maggior rischio di esclusione dai servizi offerti dall’assegno di ricollocazione sono prevalentemente giovani (uno su quattro) che hanno appena terminato un rapporto di lavoro breve presso datori di lavoro delle regioni del Mezzogiorno. Mentre gli adulti over 50, che provengono da lunghi contratti e soggetti a licenziamento, richiederanno servizi di intermediazione.

Professioni di provenienza dei destinatari dell’assegno di ricollocazione. Per completare l’analisi delle caratteristiche delle sottopopolazioni di disoccupati amministrativi risulta significativo analizzare le professioni come variabile che sintetizza molta informazione sulla probabilità di trovare lavoro.

Ben 245 mila disoccupati amministrativi hanno appena concluso un’esperienza di lavoro nelle attività di ristorazione in qualità di baristi, camerieri o professioni simili.

Al secondo posto troviamo i commessi (142 mila) e al terzo il personale addetto ai servizi di pulizia di uffici, alberghi, ristoranti. Questi soggetti risultano essere legati ai cicli stagionali dell’economia del turismo e spesso non riescono ad accedere a storie contributive utili a generare il diritto ad un sussidio di disoccupazione superiore ai 4 mesi.

Infatti sia gli addetti ai servizi di ristorazione (19,9%) sia il personale addetto alle pulizie (21,4%) rientrano nelle 5 professioni che più delle altre risultano escluse dai servizi di intermediazione sostenute dall’assegno di ricollocazione.

Viceversa, le professioni che fanno registrare i maggiori tassi di ricollocamento “spontaneo” sono i docenti e il personale ausiliario delle scuole. Queste professioni si distaccano di oltre 30 punti percentuali rispetto ad una percentuale media del 28,9% di soggetti ad alta (entro 8 giorni) o media (entro 4 mesi) occupabilità.

È il caso dei “disoccupati stagionali”, coloro i quali sistematicamente nei mesi estivi sono destinatari di sostegno al reddito e che entro 4 mesi vedono rinnovare il loro incarico annuale nell’istruzione pubblica o privata.

Nel gruppo dei destinatari dei servizi di intermediazione troviamo principalmente gli addetti al settore edile quali gli artigiani ed operai specializzati addetti alle costruzioni di strutture edili (71,8%) e il personale non qualificato delle costruzioni (69,7%) ed artigiani ed operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (66,4%). Fra le prime 5 professioni che risultano avere una quota maggiore di potenziali beneficiari dell’assegno di ricollocazione troviamo anche i tecnici dell’organizzazione e dell’amministrazione delle attività produttive (67,5%) e le professioni qualificate nei servizi personali (64,4%).