
Non allontanarsi troppo da casa. Lavorare per nomi forti. Sono questi i dati emersi da una ricerca Monster e Anthea Consulting relativa ai desideri occupazionali dei giovani. Sia che si tratti di neolaureati, senza esperienza o anche con vari anni di lavoro alle spalle, le ambizioni sono sempre le stesse: un posto fisso, possibilmente al servizio di un grande brand, e la possibilità di rimanere nel luogo in cui si vive.
Un dato di gran lunga anomalo, se considerato il contesto a cui viene rapportato. Innanzitutto, il desiderio di lavorare per grosse aziende, soprattutto multinazionali, che in Italia rispondono a nomi come Barilla e Ferrero, tra i più gettonati tra quelli in cerca di occupazione. Ma il nostro è il paese delle piccole e medie imprese, ed è su quelle che bisognerebbe puntare, soprattutto per valorizzare l’enorme apporto dato alla nostra economia. Queste considerazioni vengono da Nicola Rossi, country manager di Monster per l’Italia, che inoltre mette in evidenza l’altro parametro contrastante: l’esigua disponibilità alla mobilità.
Rispetto ad altri paesi come la Francia, ad esempio, nota come di fronte a una prospettiva lavorativa gli italiani accolgano con poco entusiasmo la necessità di trasferimento, inserendola spesso anche tra i criteri per valutare se un’opportunità è buona o meno. “Si danno competenze, ma non si forma un’etica lavorativa. L’università non spiega l’importanza di una carriera all’estero”. L’attaccamento alla famiglia è sempre una delle motivazioni principali, se si considera che tra i giovani un italiano su due non è disponibile a spostarsi all’estero, percentuale che scende del 40% se si parla dei senior manager. Dato ancor più bizzarro, se si considera la ricerca effettuata da Rossi anche in un settore come quello alberghiero, che essendo legato al turismo si caratterizza per definizione per un’elevata tendenza alla mobilità.
A ciò si aggiungono anche gli altri criteri con cui gli italiani valutano un posto di lavoro, spesso per niente inerenti alle aspirazioni verso una carriera professionale. I grandi nomi, come i già citati Barilla e Ferrero, o anche la Ferrari, vengono scelti non solo per la solidità dell’azienda, e quindi la comprensibile ricerca di un posto fisso; ma anche per il tipo di settore che coprono, come quello alimentare dei primi due brand, che garantiscono una stabilità anche nel tipo di lavoro, non soggetto a variazioni del mercato. Questo rientra in quella serie di fattori legati più alla facilità del lavoro che a percorsi di carriera. Se si considera che uno dei criteri per cui molti sceglierebbero di andare a lavorare in Google è “l’ambiente di lavoro informale”. A tutto questo si aggiunge poi il prestigio dei grandi nomi, che conferisce visibilità e rivendibilità sul mercato.
Giuseppe D’Angelo