Nel periodo natalizio sono sempre di più gli imprenditori ed i professionisti che cedono beni sotto forma di omaggi a clienti e dipendenti. La disciplina fiscale degli omaggi prevede che il costo degli omaggi può essere portato in deduzione dal reddito d’impresa e si può godere della totale detrazione IVA solo se il valore unitario dell’omaggio è inferiore a 50,00 €. Se il valore dell’omaggio supera i 50,00 € allora non si applicherà più la disciplina fiscale degli omaggi, ma saranno considerate spese di rappresentanza.

Ma vediamo nello specifico la normativa fiscale, le evoluzioni degli ultimi anni e i tipi di omaggio che possono essere ceduti a clienti e dipendenti.

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie le imprese, ma anche per i lavoratori autonomi ed i professionisti, hanno la necessità di gestire al meglio l’acquisto degli omaggi da regalare ai clienti e talvolta ai dipendenti. Quello che è di fondamentale importanza è andare a capire come e quanto il costo degli omaggi, in questo caso natalizi, possa essere portato in deduzione dalle imposte sul reddito e in che misura l’Iva pagata sugli omaggi natalizi per i clienti e i dipendenti, possa essere portata in detrazione.

Affinché un omaggio possa essere considerato totalmente deducibile ai fini delle imposte sul reddito è necessario che l’importo del omaggio nel complesso non superi i 50,00€, limite di spesa che è stato innalzato nel 2014, in quanto fino a quel momento il limite massimo di spesa per poter godere della deducibilità del costo dell’omaggio era di 25,82€.

Il valore massimo di 50,00 € opera anche per quanto attiene alla detrazione integrale dell’IVA.

Ai fini fiscali, quello che le imprese ed i professionisti che acquistano l’omaggio dovranno considerare non sono solo i limiti fissati dal legislatore, bensì anche il tipo di spesa effettuata.

Esistono varie tipologie di omaggi da cedere a clienti, ma essenzialmente gli omaggi possono essere suddivisi in due macro categorie: quelli non rientranti nell’attività d’impresa e le cessioni gratuite di beni di propria produzione o commercio.

Tuttavia, le imprese ed i professionisti non devono necessariamente cedere ai terzi con cui sono in rapporto omaggi di tipo materiale, ma possono pensare anche di omaggiarli con voucher di spesa o anche con cene ed eventi aziendali.

Cosa succede quindi in questi casi? Che disciplina verrà applicata ai fini della deducibilità dalle imposte sul reddito e della detraibilità IVA? Ed infine se i terzi fossero soggetti esteri?

SOMMARIO:
Omaggi di beni diversi dall’oggetto dell’attività aziendale 
Omaggi di beni aziendali
Omaggi professionisti e lavoratori autonomi
Omaggi ai dipendenti
Omaggi destinati all’estero
Voucher
Cene natalizie

Omaggi di beni diversi dall’oggetto dell’attività aziendale.

L’art. 30 del Decreto legislativo 175/2014, entrato in vigore dicembre 2014, ha previsto che gli omaggi da destinare ai clienti siano oggetto di un’importante novità a favore dell’impresa o del professionista che acquista l’omaggio stesso.

Con l’entrata in vigore del decreto sopra citato, è stato elevato a € 50,00 il limite, per la detassazione, dei beni non rientranti nell’attività propria dell’impresa dati in omaggio. Ricordiamo che fino al dicembre 2014 il limite massimo di spesa per poter godere della detassazione dell’omaggio era fissato a € 25,82.

L’attuale limite massimo di spesa di € 50,00 sostituisce quello precedente di € 25,82 sia per le cessioni gratuite di beni (art. 2, co. 2, n. 4), D.P.R. 633/1972) che per le spese di rappresentanza (art. 19-bis1, co. 1, lett. h), D.P.R. 633/1972).

Gli omaggi di beni la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività dell’impresa sono operazioni fuori dal campo Iva e quindi non c’è l’obbligo di emissione della fattura quando vengono consegnati ai terzi.

costi sostenuti per l’acquisto di beni da cedere gratuitamente e quindi come omaggi a terzi dall’impresa, sono integralmente deducibili dal reddito d’impresa del periodo in cui sono sostenuti, se il loro valore unitario non supera i 50,00 € (art. 108, co. 2, D.P.R. 917/1986 ).

Qualora, l’importo di tali beni destinati a diventare omaggi sia superiore a 50,00 € ricadono nella disciplina delle spese di rappresentanza e, quindi, sono deducibili secondo le regole previste per le spese di rappresentanza.

Nello specifico dal 2016 si applicheranno per le spese di rappresentanza le nuove soglie di deducibilità, introdotte dal Decreto Legislativo n°147 del 14 settembre 2015

  • 1,5% dei ricavi e altri proventi fino a 10 milioni di Euro;
  • 0,6% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 10 milioni di Euro e fino a 50 milioni di Euro;0,
  • 4% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 50 milioni di Euro.

Per un approfondimento si veda Spese di pubblicità e rappresentanza: deducibilità e detraibilità IVA

Detraibilità Iva omaggi al 100%. Per quanto riguarda la disciplina di detraibilità Iva degli omaggi a terzi, se il valore del bene destinato ad essere ceduto come omaggio è di valore unitario inferiore a 50,00 €, l’Iva è totalmente detraibile; se invece il valore unitario del bene supera i 50,00 €, l’imposta è totalmente indetraibile.

Ma cosa si intende per valore unitario? Relativamente alla definizione di «valore unitario», secondo quanto specificato dalla C.M. 13.7.2009 nel caso di un omaggio composto di più beni, il valore di 50,00 euro deve essere riferito al valore complessivo dell’omaggio e non al valore dei singoli beni che lo compongono. Quindi se si ha intenzione di regalare una strenna natalizia composta da cinque beni di valore unitario di 15,00 euro ciascuno, si dovrà considerare come un unico omaggio del valore si 75,00 euro. Questo sia ai fini Iva che delle imposte dirette.

In questo ultimo caso, la spesa relativa all’omaggio non sarà interamente deducibile secondo la disciplina degli omaggi ma sarà considerata come spesa di rappresentanza. La deduzione rimane però totale se allo stesso cliente vengono regalati più beni singoli (o più confezioni singole) di valore non superiore a € 50,00.

Omaggi di beni autoprodotti che rientrano nell’attività d’impresa.

Se i beni destinati ad essere ceduti come omaggio a terzi sono i beni prodotti e/o commercializzati dall’impresa sotto il profilo delle imposte sui redditi, assume importanza il «valore unitario» in quanto per tali beni il valore di mercato ed il costo sostenuto per la produzione non sono la stessa cosa.

Secondo quanto stabilito dall’Agenzia delle Entrate con la R.M. 27/E/2014

  • bisogna individuare il valore di mercato dell’omaggio per stabilire l’importo della spesa da sottoporre al test di deducibilità;
  • qualora il valore di mercato e non il costo di produzione sia superiore a € 50 allora il bene ricade della disciplina delle spese di rappresentanza, in caso contrario e cioè se il bene oggetto di omaggio ha valore di mercato inferiore a 50 €, si tratta di costo a deducibilità totale;
  • infine va individuato il costo di produzione sostenuto dall’impresa per produrre il bene, tale importo è quello effettivamente deducibile in bilancio.

Essendo operazioni imponibili ai fini Iva, l’operazione può essere certificata

  • emettendo un’autofattura dove va indicato il prezzo d’acquisto dei beni, l’aliquota applicabile e l’imposta, specificando anche che trattasi di «autofattura per omaggi». L’autofattura, che deve essere annotata sul registro Iva delle vendite ex art. 23, D.P.R. 633/1972, può essere emessa singolarmente per ogni cessione, ovvero mensilmente per tutte le cessioni effettuate nel mese;
  • in alternativa si può annotare l’ammontare globale dei prezzi d’acquisto dei beni ceduti come omaggi, riferiti alle cessioni in ciascun giorno, distinte per aliquota, su un apposito «registro degli omaggi» tenuto a norma dell’art. 39, D.P.R. 633/1972.

Qualora venga esercitata rivalsa dell’Iva invece andrà emessa normale fattura al cliente, specificando che trattasi di cessione per omaggio, dove costituirà oggetto di addebito solo l’Iva relativa all’omaggio.

Tuttavia l’art. 18, co. 3, D.P.R. 633/1972, stabilisce che la rivalsa non è obbligatoria per le cessioni gratuite di cui all’art. 2, co. 2, n. 4), D.P.R. 633/1972.

Si ricorda infine che l’Iva non addebitata in rivalsa è indeducibile ai fini delle imposte sui redditi.

Per quanto attiene all’Iva assolta al momento dell’acquisto, per i beni autoprodotti è sempre detraibile, non si applica quindi il principio di indetraibilità oggettiva di cui all’art. 19-bis1, co. 1, lett. h), D.P.R. 633/1972.

Omaggi dei professionisti e lavoratori autonomi.

Ai sensi dell’art 54 del TUIR, il costo del bene che si intende cedere a terzi come omaggio, è deducibile per i lavoratori autonomi a titolo di spesa di rappresentanza.

Per i professionisti e i lavoratori autonomi, quindi, è diversa la disciplina rispetto alle imprese. Il costo dell’omaggio sarà deducibile dal reddito del professionista secondo le regole previste per le spese di rappresentanza e cioè, nel limite dell’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta nel quale l’omaggio viene ceduto. Le spese sono ammesse in deduzione per cassa, mentre ai fini Iva, l’importo è detraibile se il valore unitario dell’omaggio non supera i € 50,00.

Per quanto attiene agli omaggi ai dipendenti l’importo è deducibile in misura integrale, ai sensi dell’art. 54, co. 6, D.P.R. 917/1986.

Come visto più sopra, per le imprese, gli stessi concorrono a formare il reddito per il lavoratore dipendente. Risultano non imponibili, se insieme agli altri fringe benefit, nel periodo d’imposta non superano € 258,23 ai sensi dell’art. 51, co. 3, D.P.R. 917/1986. La stessa norma precisa, inoltre, che nel caso in cui il limite venga superato, l’intero valore concorre a formare il reddito di lavoro dipendente.

Omaggi aziendali ai dipendenti.

Le spese sostenute dall’impresa per acquistare omaggi da destinare ai propri dipendenti non saranno classificate come spese di rappresentanza ma come oneri di utilità sociale secondo quanto stabilito dall’art. 95 del TUIR sempreché non rientrino tra le spese disciplinate nell’art. 100 del TUIR (che hanno diverso trattamento fiscale perché deducibili nel limite del 5 per mille del costo del personale dipendente).

Nell’ambito dei beni non di propria produzione o commercio per gli omaggi offerti ai propri dipendenti la risoluzione ministeriale n. 666305/1990 afferma che, venendo meno il principio dell’inerenza, non può essere riconosciuto il diritto alla detrazione dell’Iva. Quindi, nel caso di cessione gratuita ai propri dipendenti di beni che non rientranti nell’attività impresa, pur mantenendo la qualifica di operazione non soggetta ad Iva, il diritto alla detrazione sull’acquisto viene meno indipendentemente dall’importo. Nel caso in cui l’azienda decida di omaggiare sia clienti, sia dipendenti è, pertanto, necessario fare una distinzione.

Omaggi destinati all’estero.

È prassi diffusa fra gli imprenditori, ma anche i professionisti inviare omaggi di beni a clienti esteri. In questo caso è necessario analizzare le problematiche IVA connesse alle esportazioni dei beni ceduti come omaggi.

Per la cessione di omaggi a clienti all’estero, bisogna fare un distinguo per soggetti UE ed extra UE: per i primi valgono le regole descritte sinora perché manca l’onerosità per essere definita operazione intracomunitaria; per i secondi, invece, gli omaggi sono considerati delle vere e proprie esportazioni, e quindi devono seguire la normativa specifica.

Se l’omaggio è destinato a contribuenti Ue, non essendoci il requisito dell’onerosità, l’operazione non è identificata come operazione comunitaria ma saranno assoggettate al regime Iva previsto per le operazioni nazionali e non vi sarà inclusione dell’operazione relativa all’omaggio negli elenchi Intrastat.

Se gli omaggi sono destinati ad operatori extra UE è necessario stabilire se agli omaggi di beni di propria produzione o commercio sia applicabile il regime di non imponibilità previsto per le cessioni all’esportazione.

Si considerano non imponibili, oltre alle «cessioni» in senso stretto di cui al co. 1 dell’art. 2 e cioè le cessioni a titolo oneroso, anche quelle «assimilate» previste dal co. 2 e le cessioni gratuite di beni rientranti nell’attività propria dell’impresa.

Le cessioni all’esportazione devono avere ad oggetto beni esportati dal punto di vista doganale e, cioè, usciti dal territorio comunitario. Nella circolare n. 874/33650 del 19.12.1972, il ministero delle Finanze – Direzione generale dogane ha identificato le cessioni all’esportazione in quelle eseguite all’estero o comunque fuori dal territorio doganale. L’uscita dei beni dal territorio comunitario (provata dalla relativa documentazione rilasciata dall’Ufficio doganale della Comunità), è solamente il primo elemento necessario per avere una cessione all’esportazione non imponibile ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/1972. La non imponibilità si realizza quando contemporaneamente avviene il trasferimento fisico dei beni al di fuori del territorio comunitario ed il trasferimento dei beni a titolo traslativo della proprietà.

In realtà, a tali due requisiti se ne potrebbe aggiungere un terzo, quello cioè dell’onerosità dell’operazione. Tuttavia L’onerosità non costituisce un elemento qualificante ai fini Iva e quindi rientrano nel regime di non imponibilità, oltre alle cessioni a titolo oneroso, anche quelle gratuite.

Per la cessione di omaggi ad operatori extra UE, se rispettati i requisiti previsti di trasferimento del bene fuori dal territorio comunitario e trasferimento del diritto di proprietà, siamo in presenza di un’operazione di esportazione definitiva con immissione al consumo di tali beni in uno Stato estero. Sarà necessario

  • emettere regolare fattura, in quanto si tratta di operazione rilevante a fini Iva;
  • annotare in fattura che trattatasi di “operazione non imponibile” con riferimento normativo (articolo 8 comma 1 lett. a) D.P.R. 633/1972);
  • indicare quanto stabilito dall’articolo 13, comma 2, lett. c), del D.P.R. 633/1972 e cioè “il prezzo di acquisto o, in mancanza, il prezzo di costo dei beni o di beni simili, determinati nel momento in cui si effettuano tali operazioni” annotare che si tratta di omaggi ceduti a titolo gratuito.

Mancando però il corrispettivo, conviene non conteggiare tali operazioni ai fini del calcolo del plafond e della determinazione dello status di esportatore abituale.

Nel caso omaggi di beni non prodotti o commercializzati dall’impresa che non superino il valore unitario di 50,00 €, non si dovrà emettere fattura in quanto non ricadenti nel regime IVA ma sarà buona prassi presentare in dogana una lista valorizzata o una fattura pro forma, su propria carta intestata, nella quale indicare la tipologia di beni, la loro quantità ed il loro valore così da permettere l’espletamento delle pratiche doganali.

Si invece i beni oggetto di esportazione gratuita extra UE le esportazioni abbiano un valore unitario superiore a € 50,00, saranno considerati operazioni di cessione all’esportazione.

Voucher a clienti e dipendenti.

Infine, se l’imprenditore omaggia i propri clienti/dipendenti con la fornitura di buoni per l’acquisto di beni e servizi in esercizi convenzionati cioè i voucher.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, che esamina la casistica solo in merito alla disciplina Iva. Tali voucher sono documenti di legittimazione non rilevanti ai fini Iva (ex art. 2, co. 3, lett. a), D.P.R. 633/1972).

Invece per quanto riguarda la deducibilità del costo l’Ade non si esprime. Si ritiene che i voucher ceduti come omaggio a clienti e/o dipendenti possano essere dedotti come

  • spese di rappresentanza nei limiti stabiliti;
  • integralmente se il valore unitario è inferiore a 50,00€ senza alcun vincolo legato ai ricavi;
  • liberalità a favore dei dipendenti con applicazione dell’art. 100, D.P.R. 917/1986 e con l’applicazione delle conseguenze relative ai fringe benefit di cui all’art. 51, co. 3, D.P.R. 917/1986 in capo al dipendente in caso di superamento della soglia di € 258,23. 

Cene natalizie.

Oltre agli omaggi per i clienti è pratica diffusa da parte degli imprenditori organizzare cene natalizie con i propri dipendenti.

In questo senso la C.M. 34/E/2009 precisa che nel caso di spese sostenute per «feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione di festività religiose», è necessario fornire indicazione sul tipo di destinatari delle spese, poiché non sono qualificabili come spese di rappresentanza, le spese sostenute per eventi aziendali in cui sono presenti solo ed esclusivamente i dipendenti dell’impresa. L’articolo 100 comma 1 del TUIR, stabilisce che le spese relative a servizi utilizzabili dai dipendenti con finalità di ricreazione sono deducibili per un ammontare complessivo non superiore al 5 per mille dell’ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.

La deducibilità non è integrale secondo l’art. 109, co. 5, D.P.R. 917/1986, tale articolo stabilisce che le spese relative alla somministrazione di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75%. L’operazione, inoltre, dovrebbe anche essere detraibile ai fini Iva, trattandosi di spesa inerente e non di rappresentanza.

Per quanto riguarda le spese sostenute dallo studio professionale per organizzare la cena natalizia le stesse sono considerati inerenti e non sono qualificabili come spesa di rappresentanza per le medesime ragioni succintamente esposte in tema di reddito d’impresa.

Secondo l’art 54, co. 5, D.P.R. 917/1986 le spese relative alla somministrazione di alimenti e bevande sono deducibili nella misura del 75%, nel limite del 2% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta.

Si segnala, altresì, che, per quanto sopra riportato, anche per lo studio professionale dovrebbe essere detraibile l’Iva, trattandosi di spesa inerente e non di rappresentanza.