Precarietà e lavoro: le donne rimandano la maternità
Secondo una ricerca una donna sue due che vive in condizioni di precariato rinuncia alla maternità a causa del lavoro.
L’8 marzo è passato, e anche se la festa delle donne servirebbe a ricordarci il ruolo fondamentale che esse rivestono nella società e la purtroppo ancora dilagante discriminazione che subiscono nel mondo, altri dati non proprio felici emergono in relazione al gentil sesso.
Secondo una ricerca operata nel bolognese dal Medec (Centro demoscopico metropolitano di Bologna) la precarietà lavorativa incide sulle scelte delle donne relative alla maternità. Generalmente la donna che lavora con un contratto precario rimanda la decisione di avere un figlio: il 60% lo fa per paura di perdere il posto (e il 19,3% ha dichiarato di aver perso il lavoro causa maternità). Nel complesso, una donna su due tra le precarie rinuncia a un figlio per lavoro.
Questi dati risalgono a dicembre 2008, quando ancora la crisi globale non aveva investito il nostro paese. Il campione riguarda 1000 donne tra i 25 e i 52 anni: di queste, il 19% risultava precario. E tra queste, solo il 37% era sposata. La stabilità familiare è fortemente minata dalle condizioni di provvisorietà: il 74,8% delle intervistate ha dichiarato di essere sempre stata in situazione di precariato, e il 52,7% ha cambiato più di quattro posti di lavoro. Il dato ha un impatto fortemente negativo sulla condizione sociale e l’autostima delle donne, ancor più avvertita dalla fascia over 40 che è comprensibilmente meno proiettata in maniera ottimistica verso il futuro.
Giuseppe D’Angelo