Questo doveva essere l’anno delle Semplificazioni fiscali. Con la conversione in legge del Decreto Legge n. 193 del 2016, famoso per aver soppresso Equitalia (poi rinata con la nuova Agenzia delle Entrate – Riscossione), è partita un’annata di grandi stravolgimenti riguardo gli adempimenti fiscali per contribuenti e professionisti. Dopo la grande rivoluzione del 730 precompilato, infatti, questo è l’anno in cui sono drasticamente cambiati gli adempimenti in materia di comunicazioni IVA (per lavoratori autonomi e imprese), ma anche riguardanti lo spesometro e la rottamazione delle cartelle (definizione agevolata).

Questa della semplificazione fiscale sembrava una rivoluzione del Fisco italiano in favore di uno snellimento degli adempimenti e soprattutto un taglio dei documenti che i contribuenti sono obbligati ad inviare all’Agenzia delle Entrate. Tuttavia le parole non coincidono per nulla con quelli che sono stati i fatti di questo anno dichiarativo che stiamo vivendo. Le stime dicono che saliranno a 200 milioni le comunicazioni inviate dai contribuenti al Fisco nell’anno 2017.

Come ogni anno, a luglio, aziende e professionisti sono ancora una volta alle prese con le attese per le proroghe relative al modello 770 e alle dichiarazioni fiscali, più precisamente relativo all’ex modello Unico che ora prende il nome di Modello Redditi. Per l’ennesimo anno consecutivo, infatti, non è partita una campagna di razionalizzazione del calendario fiscale.

Il Fisco italiano è complesso: terzi al mondo.

Secondo un’indagine svolta a livello internazionale dalla Tfm group, l’Italia è terza su 94 ordinamenti tributari analizzati circa la complessità del sistema fiscale, mentre è seconda nell’area EMEA cioè tra i paesi dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa.

Sempre secondo l’indagine «Financial complexity index 2017» della Tfm group, l’Italia nonostante si sforzi di mettere in atto misure di semplificazione fiscale per allinearsi le norme internazionali, ha una serie di fattori che incidono sul livello di complessità e lo aumentano.

I Dottori Commercialisti in una recente lettera inviata dal Presidente Nazionale Miani al Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ruffini, lamentano una situazione relativa agli adempimenti fiscali notevolmente peggiorata dopo il Decreto Semplificazioni fiscali dello scorso dicembre. L’obiettivo del Governo era la semplificazione fiscale, ma si stima saranno quasi 200 milioni le comunicazioni che i contribuenti a vario titolo invieranno al Fisco italiano nel 2017, contro i 177 milioni di documenti inviati nel 2016.

I Consulenti del lavoro hanno appena chiesto un tavolo tecnico chiedendo un calendario condiviso delle scadenze fiscali.

Ad appesantire notevolmente il carico, per contribuenti e professionisti, sono le nuove comunicazioni trimestrali dell’IVA, le nuove comunicazioni relative alle fatture emesse e ricevute, che si innestano già nel fitto calendario di scadenze fiscali tutte a ridosso del periodo estivo.

Alla luce di questi dati, c’è da chiedersi: Ma cosa è successo davvero nel fisco italiano in termini di adempimenti a partire da questo anno?

Quali nuovi adempimenti sono stati inseriti?

Quali nuove scadenze contribuenti e tecnici del settore devono ricordare?

730 precompilato: il Fisco risparmia, i contribuenti no.

Il simbolo delle semplificazioni fiscali volute dal Governo è il 730 precompilato. Tale modello ha consentito al Fisco italiano dei risparmi di spesa stimati intorno ai 2 miliardi di euro, ma ribaltando costi e adempimenti sui contribuenti stessi. E i loro professionisti.

Da qualche anno, i contribuenti, soprattutto lavoratori e pensionati, hanno la possibilità di ricevere una dichiarazione precompilata direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Per accedere alla propria dichiarazione precompilata è necessario possedere dei PIN (fisconline o pin Inps).

Ebbene, se i contribuenti trovano una dichiarazione sostanzialmente già precompilata, che spesso però va integrata con nuovi dati (e quindi i contribuenti stessi tornano a rivolgersi a CAF e professionisti a loro spese), la motivazione sta nel fatto che ci sono milioni di altri soggetti costretti a fornire al Fisco quei dati.

L’operazione 730 precompilato, infatti, si basa sulle trasmissioni delle Certificazioni uniche (ex modello CUD) da parte dei sostituti d’imposta, quindi dei datori di lavoro nel caso dei lavoratori dipendenti, per fare un esempio. Ebbene, quindi, le imprese italiane, attraverso i loro professionisti, sono costrette a sostenere il costo di nuovi adempimenti, quale è la trasmissione telematica delle CU (Certificazioni uniche appunto) entro il 7 marzo. Quest’ultima è una data particolarmente stringente, in quanto in teoria i conguagli fiscali sulle retribuzioni erogata ai lavoratori possono essere fatte entro il 28 febbraio. Il Decreto fiscale ha consentito però la consegna degli ex CUD entro il 31 marzo, anziché il 28 febbraio.

Addio al modello Unico.

Il calendario fiscale 2017, con il Decreto sulle semplificazioni fiscali, ha subito grandi sconvolgimenti dovuti soprattutto alla nascita di nuovi adempimenti fiscali per lavoratori autonomi e imprese, ed in generale per tutti i titolari di partita IVA.

Innanzitutto in questo anno si è verificata una svolta notevole in termini di dichiarazione dei redditi, non si parla più infatti di Modello Unico ma di Modello Redditi.

Il modello Unico non ha più ragione di esistere in quanto la dichiarazione IVA dall’anno 2017 va obbligatoriamente presentata in forma autonoma entro il 28 febbraio salvo proroga. Quindi il modello unico, nato per unificare l’invio per i contribuenti titolari di partita Iva l’invio della dichiarazione dei redditi, del modello IRAP e del modello IVA, si è visto prima privare del modello IRAP il cui invio tuttavia coincide con quello del modello redditi e successivamente, dall’anno in corso anche del modello IVA, tant’è che non ha più ragione di esistere il termine “UNICO”.

Una volta inviato il modello IVA i contribuenti possono scegliere come versare l’eventuale saldo IVA a debito, se totalmente entro il 16 marzo, se a rate mensili (quindi in F24 appositamente generato ogni mese) con sovraccarico di interessi, o se a rate con le imposte sui redditi sempre previo calcolo degli interessi commisurati al tempo.

L’invio del modello Redditi e del Modello Irap è fissato per il 30 settembre, per quest’anno al 2 ottobre, perché il 30 settembre cade di sabato. Ma c’è in ballo l’ennesima proroga della scadenza al 16 ottobre prossimo, per venire incontro alle esigenze di contribuenti e professionisti, travolti dagli adempimenti concentrati tutti a ridosso o immediatamente dopo il periodo estivo.

A gennaio inoltre è obbligatorio l’invio dei dati Tessera sanitaria per garantire la possibilità di usufruire del 730 precompilato.

Il 2017 ha visto inoltre, la possibilità di rottamazione delle cartelle Equitalia. A questa possibilità tuttavia sono corrisposti degli obblighi in termini di presentazione delle domande di rottamazione.

Via lo Spesometro ma quadruplicate le comunicazioni su fatture e IVA.

L’anno in corso ha visto l’ultimo invio dello spesometro annuale. Nel mese di aprile 2017, infatti, sono stati inviati per l’ultima volta gli spesometri relativi al 2016. Ma attenzione, non si tratta di una gentile concessione fatta dall’autorità finanziaria in tema di snellimento dichiarativo. Lo spesometro annuale è stato sostituito da quello trimestrale.

Quindi trimestralmente va inviata all’Agenzia delle Entrate un a comunicazione dati iva, la Comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute.

Tuttavia per il 2017 è stata consentita una parziale deroga allo spesometro trimestrale prevedendo la possibilità di inviare lo spesometro semestrale alle seguenti date

  • I Semestre 2017 entro il 18/09/2017;
  • II Semestre 2017 antro il 28/02/2018.

Ma la legge prevede che la comunicazione analitica dei dati delle fatture dovrà essere inviate entro le seguenti scadenze: 31 maggio, 16 settembre, 30 novembre e 28 febbraio dell’anno successivo.

Inoltre al nuovo spesometro è stata affiancata un’altra comunicazione, la comunicazione dei dati delle liquidazioni IVA periodiche. A tale comunicazione Sono obbligati tutti i soggetti titolari di partita IVA, siano essi contribuenti mensili che trimestrali. E le scadenze per l’invio sono previste entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre

  • I Trimestre al 31/05/2017;
  • II Trimestre al 18/09/2017;
  • III Trimestre al 30/11/2017;
  • IV Trimestre al 28/02/2018.

La normativa è pesante anche in tema di sanzioni. In caso di omessa o errata trasmissione delle fatture, è prevista una sanzione di 2 euro per ciascuna fattura, con un massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre. La sanzione è ridotta alla metà, con un massimo di 500 euro, se la regolarizzazione avviene entro 15 giorni dalla scadenza.
In caso di omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni, si applica la sanzione da 500 a 2.000 euro, con riduzione alla metà, se la regolarizzazione avviene nei 15 giorni successivi.

Restano comunque invariati rispetto agli anni passati gli obblighi di invio delle CU, del modello 770 e del modello 730. Per quest’ultimo il termine di invio è diverso se inviato in modalità ordinaria, 7 luglio, se invece precompilato 24 luglio.

Restano invariate le date di versamento IVA mensile o trimestrale, cambiato invece per il 2017 il tax day, che è stato spostato al 30 giugno (non più al 16 giugno). Si tratta del giorno in cui scade il termine per il versamento a saldo dell’Irpef e dell’IRAP da parte delle persone fisiche e delle società o associazioni.

Dal 2017 non si parlerà più, inoltre, di studi di settore ma di indici di affidabilità fiscale.

Non dimentichiamo inoltre l’obbligo di fatturazione elettronica verso la PA, attraverso il portale Fatture e corrispettivi messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate per la compilazione e l’invio delle stesse, nonché per l’invio del nuovo spesometro e delle comunicazioni delle liquidazioni trimestrali.