tabelle retributive lordo o netto

Le tabelle retributive dei CCNL contengono lo stipendio base o minimo stipendiale, l’eventuale indennità di contingenza, l’EDR e gli altri elementi che formano la retribuzione fissa e continuativa di cui ha diritto il lavoratore in base al livello di inquadramento. Le voci dello stipendio indicate nelle tabelle retributive dei CCNL sono da intendersi al lordo di contributi e tassazione. E non sono mai al netto, ossia non rappresentano lo stipendio netto in tasca del lavoratore.

Le tabelle retributive dei CCNL rappresentano, invece, l’individuazione della parte stipendiale della retribuzione lorda ritenuta come proporzionata dai sindacati stipulanti il contratto collettivo.

L’articolo 36 della Costituzione stabilisce che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”.

Ai sensi dell’art. 39 della Costituzione il compito di individuare la retribuzione proporzionata alla quantità (numero di ore lavorate) e qualità (nella sostanza secondo il livello di inquadramento basato sulle competenze ed esperienze) del lavoratore è appunto esplicitato nell’individuazione delle tabelle retribuzione e nel rinnovo del contratto collettivo con il rinnovo delle tabelle retributive stesse, anche in base all’aumento del costo della vita.

Le tabelle retribuzione dei CCNL sono a lordo e quindi lo stipendio indicato nelle tabelle retribuzione è lo stipendio posto alla base di calcolo della busta paga e quindi della retribuzione netta o paga netta.

La parte alta del cedolino paga comprende la retribuzione fissa e continuativa del lavoratore, ossia lo stipendio base individuato dalle tabelle retributive, espresso nella sua quantificazione mensile oppure oraria (operai), nonché gli eventuali scatti di anzianità, l’eventuale E.D.R., terzo elemento e gli altri emolumenti fissi e continuativi.

Le tabelle retributive dei CCNL indicano quindi lo stipendio lordo minimo spettante al lavoratore.

Attraverso il divisore orario, sempre stabilito dal CCNL, è possibile ricavare la paga oraria lorda del lavoratore.

Per la determinazione della paga netta, quindi della quantificazione del netto delle tabelle retributive stesse, occorre considerare le presenze del lavoratore.

In ogni caso, sul lordo stipendiale vanno calcolati i contributi previdenziali Inps a carico del lavoratore, che nella maggior parte dei casi sono pari al 9,19% dell’imponibile previdenziale (che non è altro che lo stipendio lordo mensile, che a sua volta contiene lo stipendio lordo indicato dalle tabelle retributive del CCNL). Per gli apprendisti, i contributi previdenziali sono invece pari al 5,84%.

Lo stipendio lordo, al netto dei contributi previdenziali ed eventuali ritenute di natura assistenziale, forma l’imponibile fiscale, ossia il reddito mensile imponibile per il calcolo della tassazione Irpef e delle addizionali regionali e comunali.

Il lavoratore in busta paga subisce la trattenuta dell’Irpef dovuta sull’imponibile fiscale, ossia l’imposta lorda meno le detrazioni per lavoro dipendente, nonché le eventuali addizionali.

Il netto in tasca del lavoratore è quindi un calcolo complesso che parte dalle tabelle retributive che individuano il lordo dello stipendio base, l’eventuale importo lordo dell’indennità di contingenza, e gli altri elementi fissi e continuativi, ma che si concretizza nel netto bonificato al dipendente solo al termine del calcolo della contribuzione e della tassazione dovuta dal dipendente in base alla propria personale posizione fiscale.

La conseguenza è che le tabelle retributive individuano il parametro di riferimento dello stipendio minimo spettante a tutti i lavoratori di quel livello di inquadramento, sempre al lordo di contributi e tassazione, perché il netto in tasca è diverso per ogni lavoratore, anche inquadrato nello stesso livello di inquadramento.

La posizione fiscale del lavoratore, nella sua qualità di contribuente, è infatti condizionata in positivo o negativo anche dalla presenza di ulteriori detrazioni fiscali o redditi, quali ad esempio le detrazioni per coniuge, figli o familiari a carico.

Così come lo stipendio mensile netto dipende dalle presenze, dalle giornate lavorate, dalle ore lavorate e dalle eventuali assenze da lavoro retribuite o meno.

Il parametro di riferimento del calcolo della retribuzione è però sempre lo stesso ed è individuato dalle tabelle retributive del contratto collettivo e quindi dalla retribuzione fissa e continuativa lorda, che è posta a base di calcolo dello stipendio mensile in busta paga.