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La pensione ai superstiti dell’Inps e la reversibilità al coniuge

Nel caso del triste evento della morte di un lavoratore assicurato all’Inps o di un pensionato, il coniuge, moglie o marito, i figli, i nipoti e gli altri familiari come genitori, fratelli e sorelle, possono ricevere la pensione ai superstiti, sia di reversibilità che indiretta. Ma è necessario la presenza di requisiti contributivi. Vediamo tutti gli aspetti.

La pensione ai superstiti dell’Inps e la reversibilità al coniuge.

La pensione ai superstiti è una prestazione erogata dall’Inps a favore dei superstiti di lavoratori o pensionati deceduti. Questo tipo di trattamento pensionistico dura a vita e si cumula con l’eventuale pensione percepita dal superstite (coniuge ad esempio). Nel caso si tratti di una persona deceduta titolare di una pensione diretta si parla di pensione di reversibilità, nel caso il deceduto sia un lavoratore assicurato non titolare di pensione, si parla di pensione indiretta. Per ottenere la pensione sono necessari alcuni requisiti contributivi del defunto, così come i familiari per aver diritto alla pensione devono rientrare in determinati requisiti previsti dall’Inps.

La pensione di reversibilità, come abbiamo detto, riguarda i superstiti del defunto titolare di pensione diretta. I trattamenti pensionistici di cui era titolare il pensionato sono tutte le tipologie di pensione come la pensione di vecchiaia, la pensione di anzianità, la pensione di inabilità e la pensione di invalidità.

La pensione indiretta invece riguarda un deceduto lavoratore e non titolare di pensione, quindi semplicemente assicurato presso l’Inps. Vengono considerati superstiti di assicurato quelli del titolare di assegno ordinario di invalidità, essendo l’assegno non reversibile.

Vediamo ora quali sono i parenti aventi diritto all’assegno di pensione ai superstiti, sia di reversibilità che indiretta. Vediamo inoltre quali sono i requisiti contributivi necessari e che aliquota della pensione spettante al defunto spetta poi al superstite come pensione.

SOMMARIO:

Il coniuge superstite
Figli e nipoti minori
Requisiti contributivi
Misura della pensione
Cumulo dei redditi
Indennità di morte e una tantum
Presentazione della domanda
Cause di cessazione
Norma antibadanti per matrimonio oltre 70 anni 

Il coniuge come superstite, anche separato o divorziato

Rientrano tra gli aventi diritto alla pensione di reversibilità o indiretta il coniuge superstite, i figli, i fratelli e i nipoti minori conviventi. Vediamo più precisamente quali sono i requisiti soggettivi che questi familiari devono possedere per aver diritto alla pensione di reversibilità o indiretta secondo la normativa Inps.

Il coniuge, anche separato o divorziato. Il coniuge superstite è titolare della pensione ai superstiti (di reversibilità o indiretta) a seconda dei casi. Se è separato consensualmente, la pensione ai superstiti è concessa in ogni caso. Se si tratta di un coniuge separato con addebito per colpa, in questo caso la pensione può essere concessa solo se il richiedente è titolare di assegno alimentare stabilito dal tribunale. Se si tratta di un coniuge divorziato, può ottenere la pensione solo se è titolare di assegno di divorzio, non si è risposato e c’è contribuzione versata a favore del deceduto prima della sentenza di divorzio.

Contitolarità di coniuge superstite e coniuge divorziato. Nel caso che il deceduto dopo il divorzio abbia contratto nuovo matrimonio, la legge n. 74 del 1987 prevede che il coniuge divorziato abbia diritto alla pensione anche se il defunto si è risposato e il suo secondo coniuge sia ancora in vita.

Il compito di ripartire il trattamento di reversibilità tra coniuge superstite e coniuge divorziato compete al Tribunale, l’Inps procede alla ripartizione della prestazione tra gli aventi diritto, che abbiano presentato domanda intesa ad ottenere la pensione indiretta o di reversibilità, sulla base di quanto stabilito dal Giudice, a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello della notifica del provvedimento con il quale il Tribunale ha attribuito una quota di pensione al coniuge divorziato.

L’Istituto, infatti, non può erogare al coniuge divorziato la quota di pensione prima della notifica della sentenza, che costituisce giuridicamente il titolo per la determinazione dell’ammontare di detta quota. Fino a tale data i pagamenti sono stati effettuati nella misura stabilita ed al soggetto risultante avente diritto.

La quota proporzionale dei due matrimoni. Pertanto l’Inps non paga autonomamente la pensione ma aspetta che sia il Tribunale a dividere tra i due interessati, cioè il coniuge e l’ex coniuge, in proporzione alla durata dei due matrimoni. Infatti la sentenza n. 419 del 1999 della Corte Costituzionale ha stabilito che il criterio della durata temporale dei due matrimoni per calcolare la quota proporzionale di pensione spettante al coniuge superstite e all’ex coniuge, non è l’unico criterio che il tribunale deve seguire. Il giudice deve valutare anche altri importanti elementi quali la posizione economica del coniuge divorziato e quella del coniuge superstite per poter effettuare un’equa ripartizione.

Se il coniuge superstite si risposa perde la pensione reversibilità. Nel caso il coniuge superstite si risposa, il nuovo matrimonio comporta la revoca della pensione di reversibilità da parte dell’Inps, che all’atto della revoca provvede a disporre in favore del coniuge un’ulteriore prestazione: una liquidazione di una doppia annualità, vale a dire un importo corrispondente a 26 volte l’importo di pensione di reversibilità spettante alla data del nuovo matrimonio.

Per ottenere tale liquidazione, il vedovo o la vedova che si risposa deve presentare all’Inps un’apposita domanda allegando il certificato di matrimonio. Nel caso ci siano figli minori che percepiscono che percepiscono, insieme al genitore, la pensione di reversibilità, sussiste la maturazione del diritto ad un aumento della loro quota se il genitore stesso, risposandosi, perde il diritto alla pensione. Per ottenere questo aumento, è necessario presentare all’INPS apposita documentazione che attesti l’avvenuto matrimonio del genitore superstite.

I figli e nipoti minori, anche come studenti e universitari

Possono essere titolari di pensione ai superstiti anche i figli ed i nipoti. Ma ci sono delle condizioni da rispettare, come l’età, il reddito e la situazione familiare. Vediamo tutti gli aspetti.

I figli. In questo caso sono titolari di pensione ai superstiti i figli legittimi, legittimati, adottati, affiliati, naturali, riconosciuti legalmente o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge, che alla data della morte del genitore siano:

  • Minorenni (fino ai 18 anni);
  • Inabili di qualunque età, che alla morte del lavoratore o del pensionato siano a carico del medesimo;
  • Studenti, fino all’età di 21 anni, che alla morte del lavoratore o del pensionato siano a carico del medesimo, e non prestino attività lavorativa;
  • Studenti universitari fino all’età di 26 anni e in ogni caso non oltre il corso legale di laurea, sempre che alla morte del lavoratore o del pensionato siano a carico del medesimo, e non prestino attività lavorativa;

I nipoti minori conviventi. Oltre ai figli, ci sono anche altri parenti equiparati ai figli legittimi e legittimati e sono appunto i nipoti, minori di 18 anni, conviventi del defunto lavoratore o pensionato. Le condizioni sono le seguenti:

  • Che non siano titolari di pensione o altri redditi tali da determinare autosufficienza economica del minore;
  • E che siano a totale carico del deceduto, il quale provvedeva al mantenimento.

Figli nipoti e studenti devono essere a carico. La normativa previdenziale, oltre a prevedere le condizioni appena descritte che evidenziano concreto bisogno da parte del ragazzo di un intervento a sostegno post lutto, pone un vincolo importantissimo, cioè che devono essere a carico della persona deceduta, alla data del decesso. Per carico l’Inps intende che ci sia una stato di bisogno del figlio superstite determinato dalla sua condizione di non autosufficienza economica. Ci deve essere una condizione di  mantenimento del figlio da parte del genitore o del nipote da parte del nonno.

L’Inps indica proprio dei criteri per valutare il requisito del carico che sono i seguenti:

• per i figli ed equiparati maggiorenni studenti il limite di reddito è pari all’importo del trattamento minimo maggiorato del 30%: per il 2012 il trattamento minimo di pensione è di 480,52 euro quindi il limite maggiorato del 30% è pari a  è di € 624,68 mensili;

• per i figli maggiorenni inabili il limite di reddito è quello adottato per il riconoscimento del diritto a pensione nei confronti degli invalidi civili totali: per il 2012 è pari a € 1.202,09 mensili;

• per i figli maggiorenni inabili, titolari dell’indennità di accompagnamento, il limite di reddito è quello adottato per gli invalidi civili totali aumentato dell’importo dell’indennità di accompagnamento: per il 2012 e di € 1.695,06 mensili;

Pensione ai superstiti erogata a genitori, fratelli e sorelle. In mancanza del coniuge, dei figli e dei nipoti, la pensione ai superstiti può essere erogata ai genitori d’età non inferiore a 65 anni, non titolari di pensione, che alla data di morte del lavoratore o pensionato siano a carico del medesimo. In mancanza del coniuge, dei figli, dei nipoti e dei genitori la pensione può essere erogata ai fratelli celibi inabili al lavoro e sorelle nubili inabili al lavoro, non titolari di pensione, che alla data di morte del lavoratore o pensionato siano a carico del medesimo.

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 42 del 199 ha stabilito che i figli studenti titolari di pensione di reversibilità a carico del genitore qualora svolgano attività lavorative precarie e saltuarie per le quali percepiscono un piccolo reddito che può migliorare momentaneamente la situazione economica, non perdono la qualifica prevalente di studente e di conseguenza continuano ad avere diritto alla quota di pensione di reversibilità.

L’applicabilità della sentenza è peraltro subordinato al parere che deve esprimere in proposito il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. L’Inps, a seguito di quanto pubblicato con circolare del 1972, procedeva alla sospensione della prestazione nei confronti del figlio studente o universitario (titolare o contitolare della prestazione) che, dopo la concessione della pensione indiretta o di reversibilità, inizia un’attività lavorativa anche se la stessa ha carattere precario o saltuario.

Requisiti contributivi del lavoratore defunto

La morte di un lavoratore o di un pensionato non determina automaticamente l’accesso alla pensione peri superstiti (moglie, figli, nipoti, ecc), ma è necessario che ci siano determinati requisiti contributivi posseduti dal defunto alla data del triste evento.

Per il diritto a pensione dei superstiti, il lavoratore deceduto, non pensionato, deve aver maturato, in alternativa, i seguenti requisiti:

  • almeno 780 contributi settimanali (requisiti previsti per la pensione di vecchiaia prima dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo n.  503 del 1992);
  • almeno 260 contributi settimanali di cui almeno 156 nel quinquennio antecedente la data di decesso (requisiti previsti per l’assegno ordinario di invalidità).

Ai superstiti del titolare di assegno ordinario di invalidità spetta la pensione indiretta a condizione che siano perfezionati i requisiti suddetti, includendo nel computo dell’anzianità contributiva anche il periodo di godimento dell’assegno.

Lavoratore morto per cause di servizio. L’ente previdenziale nel caso di morte del lavoratore per cause di servizio non richiede il requisito contributivo, ma sempre che le cause di servizio non abbiano dato luogo alla liquidazione di una rendita dall’assicurazione infortuni Inail.

I superstiti del lavoratore assicurato che è nel regime contributivo, in mancanza dei requisiti indicati in precedenza (780 settimane di contributi o 260 di cui almeno 156 nel quinquennio antecedente la data del decesso), hanno diritto all’erogazione da parte dell’Inps di una indennità una tantum, che vedremo in seguito, purché si trovino nelle condizioni economiche previste per l’assegno sociale.

La misura della pensione di reversibilità o indiretta

Per quanto riguarda la determinazione dell’importo spettante come pensione ai superstiti, sia indiretta che di reversibilità, l’Inps ha determinato delle percentuali fisse, da calcolarsi sulla base della pensione dovuta al lavoratore deceduto ovvero sulla misura della pensione in pagamento al pensionato deceduto. Le percentuali, previste dalla legge n. 335 del 1995 sono le seguenti:

  • 60%, solo per il coniuge;
  • 70%, solo per un figlio;
  • 80%, se spetta al coniuge e un figlio ovvero due figli senza coniuge;
  • 100%, se spetta al coniuge e due o più figli ovvero tre o più figli;
  • 15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.

Gli altri familiari. Quindi nel caso l’assegno spetti a due genitori o a due fratelli o sorelle la percentuale sarà del 30%, nel caso in cui spetti a tre fratelli o sorelle la percentuale sale al 45%. Quindi un 15% per ogni familiare, dal 60% per quattro fratelli o sorelle fino ad arrivare al 100% dell’importo della pensione se riferito a oltre sei fratelli o sorelle.

Integrazione al minimo compresa. L’aliquota percentuale si calcola non solo sulla pensione ma anche sulla parte relativa all’integrazione al minimo qualora, in funzione dei redditi posseduti, la pensione di cui era titolare il deceduto ovvero la pensione spettante ad assicurato deceduto abbia titolo a detta integrazione.

Nel caso in cui il lavoratore deceduto non sia in possesso dei requisiti di contribuzione richiesti, i superstiti non hanno diritto alla pensione indiretta ma alla corresponsione di un’altra prestazione da parte dell’Inps: l’indennità di morte o l’indennità una tantum.

Assegno per il nucleo familiare. Oltre al diritto all’integrazione al minimo, il titolare di pensione ai superstiti, in presenza dei requisiti richiesti, può aver diritto all’assegno per il nucleo familiare, anche nel caso in cui il nucleo familiare sia composto solo dal coniuge superstite inabile. Oltre all’ANF, il titolare della pensione di reversibilità o indiretta può aver diritto anche alle quote di maggiorazione per i carichi familiari.

Cumulo pensione con i redditi del superstite beneficiario

La misura della pensione di reversibilità o indiretta, determinata secondo le percentuali appena descritte,  viene influenzata anche dal reddito del superstite beneficiario. A decorrere dal 1 settembre 1995 la pensione viene ridotta se il titolare possiede degli altri redditi. Le riduzioni previste dall’Inps sono le seguenti:

  • riduzione del 25%, se il reddito della moglie o dei figli o degli altri superstiti è superiore a tre volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l’importo mensile in vigore al 1 gennaio;
  • riduzione del 40%, se il reddito della moglie o dei figli o degli altri superstiti è superiore a quattro volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l’importo mensile in vigore al 1 gennaio;
  • riduzione del 50%, se il reddito della moglie o dei figli o degli altri superstiti è superiore a cinque  volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l’importo mensile in vigore al 1 gennaio;

Importi dei limiti di reddito 2012. Tenendo conto che per l’anno 2012, secondo la circolare Inps del 14 marzo 2012, il trattamento minimo del Fondo pensione lavoratori dipendenti è pari a 18.265,25, quindi i limiti di reddito sono i seguenti:

  • Fino a 18.759 euro di reddito nessuna riduzione;
  • Oltre 18.759 euro e fino a 25.012 euro, riduzione del 25%;
  • Oltre 25.012 euro e fino a 31.265 euro, riduzione del 40%;
  • Oltre 31.265 euro, riduzione del 50%.

La norma di salvaguardia. In presenza di redditi di poco superiori al limite previsto per ciascuna fascia di reddito, è prevista una norma di salvaguardia per cui il trattamento derivante dal cumulo dei redditi con la pensione ai superstiti ridotta non può comunque essere inferiore a quello che spetterebbe allo stesso soggetto qualora il reddito risultasse pari al limite massimo delle fasce immediatamente precedenti quella nella quale si colloca il reddito posseduto. 

La dichiarazione reddituale annuale. Sia all’atto della domanda di pensione che negli anni successivi deve essere presentata una dichiarazione reddituale attestante i redditi percepiti nello stesso anno, al fine di determinare l’esatta misura della riduzione da operare sulla pensione.

Integrazione al minimo in caso di contitolarità. Sulle pensioni ai superstiti (sia indirette che di reversibilità, in caso di contitolarità della pensione (quindi ad esempio in capo al coniuge e al figlio), l’integrazione al minimo spetta indipendentemente dal reddito posseduto dai due superstiti. Quindi ad esempio, fino a quando il figlio universitario non compie 26 anni di età, il coniuge superstite avrà diritto all’integrazione al minimo della pensione indipendentemente dal reddito posseduto. Ovviamente se il figlio produce i redditi che lo escludono dalla titolarità, viene meno la contitolarità e l’integrazione al minimo del genitore dipenderà dal reddito posseduto.

Le pensioni ai superstiti concesse con decorrenza anteriore al 1 settembre1995 sono soggette a incumulabilità e sono state lasciate in pagamento nello stesso importo, se più favorevole, e sulle stesse non vengono applicati gli aumenti annuali previsti dalla legge. L’incumulabilità non si applica in presenza di contitolari. Così come è cumulabile dal 1 luglio 2000 la pensione ai superstiti, sia indiretta che di reversibilità, con la rendita Inail.

Pensione di reversibilità o indiretta e assegno sociale. Nel caso un titolare di assegno sociale o pensione sociale diventa titolare di pensione ai superstiti, perde il diritto alla prestazioni di natura assistenziale (l’assegno sociale) e pertanto c’è la revoca alla data di decorrenza della nuova pensione, anche se l’assegno sociale o la pensione sociale è a carico di un ente diverso. Vanno invece solo ricostituite nel caso in cui invece le suddette prestazioni derivino da invalidità civile, essendo il reddito dell’anno precedente, in base alla normativa di riferimento, il requisito per la loro concessione o revoca.

Indennità di morte e una tantum

Indennità di morte. Questa indennità riguarda il lavoratore deceduto che era assicurato alla data del 31 dicembre 1995, quindi che a quella data aveva già lavorato ed era già iscritto all’Inps, ma che non possiede alla data della morte dei requisiti richiesti per la pensione ai superstiti al coniuge, ai figli, ai nipoti, ecc. I superstiti di tale lavoratore possono chiedere l’indennità per morte. I requisiti dell’Inps sono i seguenti: 

  • il lavoratore deceduto non aveva ottenuto la pensione diretta;
  • non sussiste per nessuno dei superstiti il diritto alla pensione indiretta per mancato perfezionamento dei requisiti richiesti;
  • nei 5 anni precedenti la data di morte risulta versato almeno un anno di contribuzione.

Domanda entro un anno dal decesso. La domanda per ottenere l’indennità in parola deve essere presentata, a pena di decadenza, entro un anno dalla data del decesso del lavoratore assicurato.

Indennità una tantum. E’ la stessa tipologia di indennità, ma riguarda i superstiti di un lavoratore deceduto che è assicurato all’Inps dopo il 31 dicembre 1995, sempre che sia deceduto senza aver perfezionato i requisiti richiesti (sempre 780 settimane di contributi o 260 di cui almeno 156 nel quinquennio antecedente la data del decesso). Il superstite del lavoratore può richiedere l’indennità una tantum con i seguenti requisiti:

  • non sussistono i requisiti assicurativi e contributivi per la pensione indiretta;
  • non ha diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale, in conseguenza della morte dell’assicurato;
  • è in possesso di redditi non superiori ai limiti previsti per la concessione dell’assegno sociale. 

La presentazione della domanda di pensione ai superstiti

Decorrenza della pensione. Stabilito il possesso dei requisiti contributivi del lavoratore assicurato e la sussistenza delle condizioni per la pensione ai superstiti, sia di reversibilità che indiretta, è necessario presentare la domanda per l’erogazione da parte dell’Inps dell’assegno di pensione. La prima cosa da chiarire è la decorrenza della pensione che è dal dal mese successivo alla morte dell’assicurato o del pensionato, indipendentemente dalla data di presentazione della domanda. Quindi il superstite non perde il diritto anche se presenta la domanda in un momento successivo al triste evento.

Presentazione della domanda di pensione di reversibilità o indiretta. La domanda di pensione va presentata a qualunque ufficio Inps direttamente o per il tramite di uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge, che assistono gratuitamente i lavoratori. Un’alternativa è l’invio tramite posta a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento. Deve essere redatta su apposito modulo disponibile presso le sedi Inps o gli enti di patronato o scaricabile dal sito dell’Inps corredato da certificazione medica (mod. SS3) se il richiedente ovvero se uno degli aventi diritto (figli, fratelli e sorelle) può essere riconosciuto inabile.

Documenti necessari. L’Inps elenca i documenti necessari al buon esito della domanda, che sono i seguenti:

  • Modulo di domanda (SO1) da richiedere a qualunque ufficio Inps o ad uno degli Enti di Patronato;
  • Atto notorio dal quale risulti che tra i coniugi non è mai stata pronunciata sentenza di separazione con addebito; che il coniuge superstite non abbia contratto nuovo matrimonio;
  • libretto di pensione del defunto, se era già pensionato;
  • certificati anagrafici indicati nel modulo di domanda o dichiarazioni sostitutive di essi che possono essere rilasciate anche presso le Sedi dell’INPS. 

La domanda respinta e il ricorso. La domanda di pensione ai superstiti deve essere ovviamente accolta dall’ente previdenziale che provvederà ad idonea comunicazione. Nel caso la domanda venga respinta, può essere presentato un ricorso, in carta libera, al Comitato Provinciale dell’INPS, entro 90 giorni dalla data di ricezione della lettera con la quale si comunica che la domanda è stata respinta. Il ricorso, indirizzato al Comitato Provinciale, può essere presentato agli sportelli della Sede dell’INPS che ha respinto la domanda, inviato alla Sede dell’INPS per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno o presentato tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge. Al ricorso vanno allegati tutti i documenti ritenuti utili per l’accoglimento del ricorso stesso. 

Cause di cessazione del diritto alla pensione di reversibilità o indiretta

Ci sono degli eventi che determinano la perdita del diritto alla pensione ai superstiti. Alcuni degli eventi sono stati già citati, vediamo di riepilogarli.

Il coniuge che contrae nuovo matrimonio. In questo caso c’è la cessazione del diritto alla pensione di reversibilità o indiretta. Come abbiamo visto, il coniuge che si risposa ha diritto a due annualità sulla quota di pensione, compreso la tredicesima, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio. Nel caso che la pensione risulti erogata, oltre che al coniuge, anche ai figli, la pensione deve essere riliquidata in favore di questi ultimi applicando le aliquote di reversibilità previste in relazione alla mutata composizione del nucleo familiare.

Cause di cessazione o sospensione per i figli o nipoti. Quando il titolare o contitolare della pensione ai superstiti è un figlio minore, la causa di cessazione il compimento del diciottesimo anno di età. Per i figli che sono studenti di scuola media o professionale la cessazione si ha quando prestino attività lavorativa o interrompano o terminino gli studi e comunque al compimento di 21 anni di età. La prestazione di un’attività lavorativa da parte dei figli studenti, il superamento di 21 anno di età e l’interruzione degli studi non comportano l’estinzione, ma soltanto la sospensione del diritto alla pensione. Per i nipoti minori le cause di sospensione o cessazione sono le stesse.

Cessazione o sospensione per figli o nipoti studenti universitari. Nel caso di figli studenti universitari, la pensione ai superstiti cessa di essere erogata dall’Inps quando  prestino attività lavorativa, o interrompano gli studi o terminino gli anni del corso legale di laurea e comunque al compimento dei 26 anni di età. La prestazione di un’attività lavorativa da parte dei figli universitari e l’interruzione degli studi anche in questo caso non comportano l’estinzione, ma soltanto la sospensione del diritto alla pensione. Fermo restando che il diritto non sorge ove alla data del decesso del dante causa non sussistano le condizioni richieste, nel caso in cui tali condizioni vengano meno nel corso del godimento della prestazione la pensione viene sospesa e quindi ripristinata allorché cessi la causa della sospensione. Per i nipoti studenti universitari le cause di sospensione o cessazione sono le stesse.

Cessazione per figli inabili, genitori, fratelli e sorelle. La cessazione dell’erogazione della pensione ai superstiti nel caso dei figli inabili si ha quando viene meno lo stato di inabilità. Nel caso di pensione indiretta o di reversibilità erogata ai genitori, la cessazione interviene quando essi conseguono un’altra pensione. Analogo evento è causa di cessazione per i fratelli e le sorelle. Un’altra causa di cessazione dell’erogazione della pensione ai superstiti ai fratelli o alle sorelle è quando tali familiari contraggono matrimonio oppure, se inabili, perdono lo stato di inabilità.

La cessazione della contitolarità. Può capitare che la cessazione incorra solo in uno dei più soggetti titolari di pensione di reversibilità o indiretta. In questo caso l’ente previdenziale procede alla riliquidazione della prestazione nei confronti dei superstiti che restano beneficiari. Il ricalcolo della pensione è alla decorrenza originaria con gli incrementi dovuti alla perequazione e gli incrementi di legge intervenuti nel tempo, in base alle aliquote di pertinenza dei restanti contitolari.

La norma antibadanti per i matrimoni oltre 70 anni

Si tratta di una questione che ha animato l’opinione pubblica italiana: il matrimonio di comodo tra un soggetto anziano italiano e uno più giovane, spesso straniero, che dava diritto alla pensione di reversibilità per intero. Capitava non di rado di vedere matrimonio di questo tipo, che duravano pochi mesi o anni e con il coniuge superstite titolare di pensione di reversibilità. La legge n. 111 del 2011 ha posto un freno a questa possibilità.

La riduzione della pensione per i matrimoni oltre 70 anni. La norma prevede che l’importo della prestazione, ossia della assegno di pensione ai superstiti (di reversibilità nel caso sia proveniente da pensionato, o indiretta, nel caso sia proveniente da lavoratore assicurato), deve essere ridotto nell’ipotesi il coniuge deceduto abbia contratto matrimonio in età superiore a 70 anni e la differenza di età con il coniuge superstite sia superiore a 20 anni.

La riduzione della pensione è pari al 10% per ogni anno di matrimonio mancante rispetto al numero 10. Quindi per la percezione della misura piena della pensione di reversibilità, il matrimonio deve durare almeno 10 anni nel caso uno dei due sposi abbia più di 70 anni e il suo coniuge ne abbia più di 20 in meno.

In caso di frazione di anno, la riduzione percentuale è proporzionalmente rideterminata. Queste disposizioni non si applicano in caso di presenza di figli di minore età, di studenti ovvero di inabili. Resta invariato poi il regime di cumulabilità descritto in precedenza e che ricordiamo regola il cumulo tra la pensione e i redditi del coniuge superstite.

Consulente del lavoro in Napoli. Esperto di diritto del lavoro e previdenza, di buste paga e vertenze di lavoro. Ama districarsi nell’area fiscale. E risolvere problemi dei lavoratori, delle imprese e dei contribuenti. Email: abarbato@fanpage.it.

Approfondimenti: Inps, pensione sociale

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