video suggerito
video suggerito

Licenziamento: dormire sul lavoro non comporta giusta causa

La sentenza della Corte di appello n. 6437/2010 ha accolto il ricorso di una guardia giurata che, addormentatasi in servizio, è stata licenziata dall’azienda.
A cura di Danilo Massa
52 CONDIVISIONI
lavoro sonno corte di cassazione sentenza 2010

Lunga veglia notturna per divertimento o insonnia, poi stanchezza e noia sul posto di lavoro: l'irresistibile chiusura delle palpebre, uno sbadiglio come un saluto ed eccoci nel mondo dei sogni vicino al nostro datore di lavoro. Ebbene, buona notizia per i dipendenti: addormentarsi durante l'orario di lavoro non costituisce una giusta causa di licenziamento. Certo: che capiti una volta e non si tratti di un abitudine. E a patto, ovviamente, di mettere in conto la reazione non entusiasta del principale.

Con la sentenza 6437/2010 del 17 marzo 2010, la Corte di cassazione ha infatti accolto il ricorso di una guardia giurata caduta nella trappola di Orfeo nell'orario lavorativo. Ovviamente – e va precisato – la pennicchella può essere punita anche in maniera grave, senza tuttavia costituire giusta causa di licenziamento. La Corte di cassazione, infatti, ha precisato che "il licenziamento motivato da una condotta colposa o comunque manchevole del lavoratore […] deve essere considerato di natura disciplinare e, quindi, deve essere assoggettato alle garanzie dettate in favore del lavoratore".

52 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views