La Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile la richiesta di referendum abrogativo della Riforma Fornero, più precisamente dell’art. 24 del Decreto Legge n. 2011 del 2001, la parte della Legge Fornero riguardante la Riforma Pensioni. A nulla è servita la raccolta delle firme per poter rimettere innanzi al voto del popolo italiano il contenuto di tale articolo. E’ chiaro che fosse stato ammissibile il referendum ci sarebbe stata un’abrogazione a fuor di popolo per la norma che ha allontanato la pensione degli italiani.

L’art. 24 contiene le “Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici”, ossia la Riforma Pensioni voluta dalla Fornero. Le misure sono state tante, in generale si è avuto, a partire dal 2012, un innalzamento dei requisiti pensionistici per tutti i lavoratori italiani. E ciò in questi due anni ha scatenato numerose proteste, soprattutto da parte dei lavoratori prossimi alla pensione.

Ma cosa contiene l’art. 24 della Riforma Fornero?

L’abrogazione della pensione di anzianità, l’introduzione della pensione anticipata, le modifiche all’età anagrafica per l’accesso alla pensione di vecchiaia, all’assegno sociale nonché l’adeguamento di tutti i requisiti alla speranza di vita, e il calcolo pensionistico dal 2012 interamente con il sistema contributivo per tutti, sono queste le novità pensionistiche pesantissime per le sorti dei lavoratori introdotte dalla Riforma Fornero. Vediamo attualmente, nel 2015, quali effetti producono sul sistema pensionistico degli italiani.

Pensione di vecchiaia.

Se in precedenza era possibile accedere alla pensione di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne con almeno 20 anni di contributi versati, dal 2012 la nuova pensione di vecchiaia si raggiunge con un notevole aumento dell’età anagrafica necessaria. Infatti i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia post Riforma Fornero, sono ora i seguenti

  • 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici dipendenti del settore privato (dal 2016 il requisito diventa 65 anni e 7 mesi di età, dal 2018 diventa di 66 anni e 7 mesi di età, visti gli adeguamenti alla speranza di vita di 3 mesi e l’adeguamento recente di ulteriori 4 mesi);
  • 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome (dal 2016 il requisito diventa 66 anni e 1 mese di età, dal 2018 diventa di 66 anni e 7 mesi di età, visti gli adeguamenti alla speranza di vta);
  • 66 anni e 3 mesi per i lavoratori dipendenti e autonomi, e per lavoratrici pubbliche (da 2016 il requisito diventa di 66 anni e 7 mesi per l’ulteriore incremento della speranza di vita recentemente approvato).

Il diritto alla pensione di vecchiaia  resta sempre conseguito se si hanno almeno 20 anni di contributi versati e a condizione che l'importo della pensione risulti essere non inferiore, per  i  lavoratori  con  riferimento  ai  quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1° gennaio 1996, a 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale.

Accedono alla pensione di vecchiaia anche coloro che hanno 70 anni di età e una contribuzione previdenziale di almeno 5 anni.

Pensione anticipata.

Sostituisce la vecchia pensione di anzianità con il sistema delle quote (60 anni di età con 35 anni di contributi versati) o al raggiungimento di 40 anni di contributi. La pensione anticipata, indipendentemente dall’età anagrafica, è concessa a coloro che hanno la seguente anzianità contributiva, negli anni 2015 e seguenti

  • 42 anni e 6 mesi per gli uomini (dal 2016 il requisito diventa di 42 anni e 10 mesi, per effetto del recente aumento della speranza di vita di 4 mesi);
  • 41 anni e 6 mesi per le donne (dal 2016 il requisito diventa di 41 anni e 10 mesi, per effetto del recente aumento della speranza di vita di 4 mesi).

La Riforma Fornero prevedeva anche una penalizzazione percentuale per coloro che accedessero alla pensione anticipata prima dei 62 anni di età. Con la Legge di Stabilità 2015 arriva una buona notizia, ossia la cancellazione della penalizzazione fino al 2017. Per maggiori informazioni vediamo nessuna penalizzazione per chi va in pensione anticipata.

La stessa riforma Fornero consente ad alcuni di andare in pensione anticipata a 63 anni. I giovani lavoratori, cioè avviati al lavoro dal 1996, interamente nel sistema contributivo, possono anticipare la pensione a 63 anni con 20 anni di contributi versati. Ma a rendere di fatto impossibile l’accesso a prepensionamento è il requisito della prima rata di pensione a 2,8 volte l’assegno sociale, vediamo perché. Ecco l’approfondimento sulla pensione anticipata a 63 anni.

Assegno sociale.

Dal 2018 l’assegno sociale, destinato ai cittadini a basso reddito che non hanno contributi previdenziali da far valere, sarà pagato dall’Inps al raggiungimento dei 66 anni di età, con un incremento di un anno del requisito anagrafico. Questo prevede la Riforma Fornero, ma per effetto degli adeguamenti alla speranza di vita i requisiti per l’assegno sociale sono i seguenti

  • 65 anni e 3 mesi nel 2015;
  • 65 anni e 7 mesi nel 2016 e nel 2017;
  • 66 anni e 7 mesi dal 2018.

La speranza di vita.

A tutti i requisiti di cui sopra, che come abbiamo visto aumentano per effetto della speranza di vita, trova applicazione il comma 12 dell’art. 24 che introduce appunto gli adeguamenti alla speranza di vita. Si tratta di un sistema di aumento dei requisiti pensionistici legato alle statistiche sulla speranza di vita degli italiani. Gli aumenti sono stati subito di 3 mesi per ogni requisito e dal 2016 saranno aumentati di ulteriori 4 mesi di età.

Pensioni: calcolo con il sistema contributivo per tutti.

Dall’anno 2012, e per gli anni successivi, il sistema di calcolo della pensione diventa quello contributivo per qualsiasi lavoratore, anche per quelli che sono nel sistema misto o retributivo (più favorevoli) perché hanno rispettivamente contributi versati prima del 31 dicembre 1995 o almeno 18 anni di contributi versati entro tale data.

Viene modificato il sistema pensionistico, lo spartiacque è il 31 dicembre 2011. Dal 2012 viene abrogata la pensione di anzianità con il sistema delle quote e viene lanciata la nuova pensione anticipata. Contemporaneamente cambiano i requisiti anche per la pensione di vecchiaia.

Prosecuzione attività lavorativa fino a 70 anni.

Una novità di tipo diverso è stata introdotta dalla Riforma Fornero in merito alla possibilità per il lavoratore che ha maturato i requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia di poter richiedere il proseguimento dell’attività lavorativa fino a 70 anni. La Riforma ha previsto che tale facoltà è incentivata, fermi restando i  limiti ordinamentali dei rispettivi settori di appartenenza, dall'operare dei coefficienti di trasformazione (utili per il calcolo della pensione) calcolati fino all'età di settant'anni. Ad operare tale scelta possono essere i lavoratori che hanno un importo pensionistico di pensione di vecchiaia basso e decidono di lavorare per alcuni anni aggiuntivi per aumentare la loro futura pensione. La legge stessa prevedeva l’estensione delle tutele dell’art. 18 fino a 70 anni in materia di licenziamento.

Queste le principali novità introdotte dalla Riforma Fornero con l’art. 24 in materia pensionistica. Come indicato dal legislatore nella norma l’obiettivo è “garantire il rispetto, degli impegni internazionali e con l'Unione europea, dei vincoli di bilancio, la stabilità economico-finanziaria e a rafforzare la sostenibilità di lungo periodo del sistema pensionistico italiano in termini di incidenza della spesa previdenziale sul prodotto interno lordo”.

Ma molti italiani pensano, giustamente, che l’innalzamento dei requisiti pensionistici è stato troppo eccessivo comportando la permanenza a lavoro di migliaia di lavoratori prossimi alla pensione, con il conseguente minor incremento delle assunzioni di giovani lavoratori.

Consulente del lavoro in Napoli. Esperto di diritto del lavoro e previdenza, di buste paga e vertenze di lavoro. Ama districarsi nell’area fiscale. E risolvere problemi dei lavoratori, delle imprese e dei contribuenti. Email: abarbato@fanpage.it.