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Lavoro occasionale di tipo accessorio ed il pagamento tramite voucher

Per le prestazioni occasionali di tipo accessorio fino a 5.000 euro, la legge Biagi prevede la possibilità di pagamento tramite buoni lavoro di 10 e 50 euro, compreso contributi Inps e assicurazione Inail. Valido per agricoltura, commercio, turismo, stewart da stadio, distribuzione volantini e quotidiani.

Lavoro occasionale di tipo accessorio ed il pagamento tramite voucher.

Tra i rapporti di lavoro parasubordinato introdotti nell’ordinamento italiano dalla Legge Biagi, il Decreto Legislativo n. 276 del 2003, c’è il lavoro accessorio. La regolamentazione di questa tipologia di rapporto di lavoro attuata dal 2003 ha avuto l’obiettivo di legalizzare alcune prestazioni lavorative occasionali eseguite di fatto “a nero” e di favorire l’occupazione di soggetti con difficoltà ad accedere o a permanere nel mercato del lavoro. Tutto ciò semplificando l’emersione e la gestione previdenziale e tributaria di questi rapporti di lavoro da parte del lavoratore. Inizialmente questa tipologia riguardava solo i soggetti deboli del mercato del lavoro, dal 2009 in poi la disciplina è stata estesa a molti settori.

Con il concetto di lavoro occasionale di tipo accessorio si intendono le prestazioni lavorative a carattere saltuario, discontinuo ed avente natura meramente occasionale, anche se svolte dallo stesso soggetto a favore di più beneficiari, ma che non possono dar luogo a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento al medesimo committente. Tale limite è elevato per le imprese familiari a 10.000 euro per ogni anno fiscale ed è ridotto a 3.000 euro per i percettori di integrazioni salariali o di prestazioni a sostegno del reddito come l’indennità di disoccupazione, la CIG, la CIGS, la mobilità, la solidarietà.

5.000 euro netti, 6.660 euro lordi. L’Inps con la circolare n. 88 del 2009 ha precisato che il limite massimo di 5.000 euro nel corso dell’anno solare è da intendersi come netto per il prestatore, seguendo i criteri che regolano la gestione separata. Di conseguenza a fronte di 5.000 euro netti al lavoratore, il limite di importo lordo per il singolo committente è di 6.660 euro.

Il pagamento tramite voucher o buoni lavoro. La caratteristica peculiare del lavoro occasionale accessorio è nel sistema di pagamento. Sempre nell’ottica di contrastare il lavoro nero in questi casi, e di garantire una copertura assicurativa e previdenziale al lavoratore, il pagamento avviene tramite i cosiddetti voucher o buoni lavoro che garantiscono al lavoratore oltre alla retribuzione anche la copertura previdenziale presso l’Inps e quella assicurativa presso l’Inail.

SOMMARIO

I settori di attività
Il concetto di occasionalità
I vantaggi
I buoni lavoro o voucher
Distribuzione quotidiani e periodici
Stewart da stadio
Settore agricolo
Commercio, turismo e servizi
Lavoratori in CIG, CIGS, disoccupazione e mobilità 

Quali settori di attività e quali lavoratori

I settori di attività nei quali può essere utilizzato il lavoro occasionale accessorio sono indicati dalla legge Biagi stessa, all’art. 70. La legge n. 133 del 6 agosto 2008, la legge n. 33 del 9 aprile 2009 e la Legge Finanziaria 2010, hanno progressivamente ampliato la platea dei prestatori e le aree di attività in cui su applica il lavoro occasionale accessorio, che inizialmente riguardava solo il settore agricolo.

Rientrano tra le prestazioni di lavoro occasionale accessorio le seguenti attività (art. 70 del D. Lgs. 276/03 come modificato dalla legge n. 191/2009):

  • di lavori domestici;
  • di lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, anche nel caso in cui il committente sia un ente locale;
  • dell’insegnamento privato supplementare;
  • di manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà anche in caso di committente pubblico;
  • di qualsiasi settore produttivo, compresi gli enti locali, le scuole e le università, il sabato e la domenica e durante i periodi di vacanza da parte di giovani con meno di venticinque anni di età se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado, compatibilmente con gli impegni scolastici, ovvero in qualunque periodo dell’anno se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università;
  • di attività agricole di carattere stagionale effettuate da pensionati, da casalinghe e da giovani, indicati nel precedente punto, ovvero delle attività agricole svolte a favore dei soggetti di cui all’articolo 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
  • dell’impresa familiare di cui all’articolo 230‐bis del codice civile, limitatamente al commercio, al turismo e ai servizi;
  • della consegna porta a porta e della vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica;
  • di qualsiasi settore produttivo, compresi gli enti locali, da parte di pensionati.
  • di attività di lavoro svolte nei maneggi e nelle scuderie. 

Chi può essere committente. Coloro che possono impiegare dei prestatori di lavoro occasionale possono essere famiglie, privati, aziende, imprese familiari, imprenditori agricoli, enti senza fini di lucro, enti locali, limitatamente ai lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, enti locali in tutti i settori produttivi nel caso in cui il prestatore di lavoro sia un pensionato, uno studente sotto i 25 anni o un percettore di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito (lavoratori in cassa integrazione, in mobilità, in disoccupazione ordinaria o in trattamento speciale di disoccupazione edile), committenti pubblici, solo in caso di prestazioni per lavori di emergenza e di solidarietà.

Il ricorso ai buoni lavoro è limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che una impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi come nel caso dell’appalto o della somministrazione.

Quali sono i lavoratori interessati. Se il legislatore da un lato pone dei limiti economici (5.000 euro netti annui) per poi aver ampliato nel corso degli anni i settori interessati, il Ministero del lavoro con una serie di interpelli ha chiarito quali sono i lavoratori possono essere impiegati nel lavoro accessorio.

Con riferimento dei settori di attività elencati, il lavoro occasionale di tipo accessorio è consentito senza esclusioni di tipo soggettivo. Cioè in tali attività possono essere utilizzate prestazioni occasionali svolte da qualsiasi soggetto: disoccupato, inoccupato, lavoratore autonomo, lavoratore subordinato. E con un rapporto di  lavoro a tempo pieno o part-time. Quindi anche da parte di lavoratori con contratto di lavoro a tempo pieno. In alcuni casi, come ad esempio per i giovani di età inferiore a 25 anni o per i pensionati, invece sono indicate dalle legge stessa le categorie di lavoratori a cui si possono rivolgere i committenti.

Il concetto di occasionalità del lavoro e di anno solare

Le attività lavorative devono essere di natura discontinua e saltuaria ed aventi natura meramente occasionale. E possono essere sia di tipo subordinato che autonomo. Il requisito essenziale e centrale per qualificare un rapporto di lavoro come lavoro occasionale di tipo accessorio è appunto l’occasionalità della prestazione lavorativa.

Non sono considerate prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio le attività lavorative eseguite con regolarità e continuità ovviamente, come ad esempio può capitare nel lavoro domestico con il lavoratore costantemente impiegato presso l’abitazione del committente.  Oppure l’impiego di un lavoratore addetto ai lavori di giardinaggio in compiti non rientranti nell’attività di giardinaggio, così come l’impiego di un giovane con meno di 25 anni di età in un giorno diverso dal sabato e la domenica e fuori dal periodo di vacanza.

Anno solare. Per l’individuazione del periodo di riferimento è possibile fare riferimento alla definizione di  anno solare del Ministero del Lavoro che in una lettera circolare ha specificato che “l’espressione anno solare non può che identificare il periodo mobile intercorrente fra qualsiasi giorno dell’anno e il corrispondente giorno dell’anno successivo”. Secondo altre interpretazioni, il concetto di anno solare va riferito alla circolare n. 103 del 2004 dell’Inps quale “periodo da 1 gennaio al 31 dicembre”.

I vantaggi del lavoro occasionale accessorio

Libertà di forma e nell’accordo. Per la stipula del contratto di lavoro occasionale accessorio non è necessaria la forma scritta. Il datore di lavoro ed il prestatore di lavoro hanno quindi la libertà di accordarsi verbalmente.

La retribuzione e l’esenzione fiscale. La determinazione del compenso è rimessa alla libera contrattazione delle parti e non vi è obbligo di rispetto di alcun contratto collettivo nazionale. Inoltre non sono previsti istituti contrattuali come la tredicesima, le ferie, i permessi e tutti gli emolumenti previsti nei CCNL. La retribuzione viene pagata unicamente attraverso il voucher ed il valore nominale dello stesso. Inoltre il compenso percepito dal lavoratore è esente da imposizione fiscale (dal pagamento dell’imposta Irpef), non fa cumulo sulla pensione, e non incide sullo status di disoccupato o inoccupato del lavoratore.

La comunicazione preventiva e Libro Unico del Lavoro. Il datore di lavoro è obbligato a comunicare l’instaurazione del rapporto di lavoro all’Inps e all’Inail indicando i dati delle parti e del rapporto di lavoro. Mentre per quanto riguarda la retribuzione, non è prevista la redazione del Libro Unico del Lavoro e quindi la consegna al lavoratore del cedolino paga.

Lavoro occasionale accessorio e prestazioni Inps e Inail. Il lavoratore attraverso la riscossione del voucher con la quota destinata agli enti previdenziali (all’Inps) e assistenziali (all’Inail), ha diritto alle prestazioni in caso di infortunio sul lavoro ma non ha diritto alle prestazioni a sostegno del reddito come gli assegni per il nucleo familiare, la malattia, la maternità, la disoccupazione, la Cassa integrazione o la mobilità.

Lavoro accessorio e normativa sulla sicurezza. AI lavoratori del lavoro occasionale accessorio si applica la normativa relativa al Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro (D. Lgs. n. 81/2008) ad esclusione del caso di “piccoli lavori domestici a carattere straordinario, compresi l’insegnamento privato supplementare e l’assistenza domiciliare ai bambini, agli anziani, agli ammalati ed ai disabili”.

Vantaggi del lavoro accessorio per il datore di lavoro. Considerata la natura meramente occasionale del rapporto di lavoro, i vantaggi che ha il committente datore di lavoro nell’instaurare il rapporto di lavoro attraverso i voucher ed il lavoro accessorio sono i seguenti:

  • emersione del lavoro e quindi nella possibilità di non incorrere in rischi in caso di ispezione;
  • la possibilità di avere una copertura assicurativa Inail per eventuali incidenti sul lavoro;
  • poter usufruire delle prestazioni del lavoratore senza dover stipulare un contratto;
  • non rischiare vertenze di lavoro sulla natura della retribuzione. Con il pagamento attraverso i buoni lavoro, sono coperti tutti questi oneri e rischi.

Vantaggi per il lavoratore. Per il prestatore di lavoro, per il lavoratore impiegato nel lavoro accessorio, i vantaggi del ricorso da parte del datore di lavoro al lavoro occasionale di tipo accessorio sono i seguenti:

  • le prestazioni occasionali svolte sono retribuite con un compenso esente da ogni imposizione fiscale;
  • il voucher dà diritto all’accantonamento dei contributi presso l’Inps e alla copertura assicurativa presso l’Inail;
  • il compenso ricevuto non incide sullo status di disoccupato o inoccupato ai fini di un reinserimento nel mondo del lavoro (anche attraverso delle agevolazioni contributive per i datori di lavoro).

Il sistema di pagamento coi voucher

Il sistema di pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio è disciplinato dall’art. 72 del Decreto Legislativo n. 276 del 2003. Tale sistema prevede che il committente acquisti appositi buoni lavoro (i voucher appunto) presso il concessionario del servizio e li consegni in pagamento al lavoratore, a fronte della prestazione ricevuta. Quindi niente denaro, nessun’altra forma di retribuzione, il pagamento deve essere effettuato tramite buoni lavoro.

Il lavoratore una volta ricevuto il voucher dal datore di lavoro riscuote il controvalore dei buoni presso il concessionario che provvede alla registrazione dei dati anagrafici e al versamento degli oneri contributivi, trattenendo una quota per la gestione del servizio.

Buoni lavoro da 10 a 50 euro. Il valore nominale di ogni buono o voucher è pari a 10 euro, ma sono disponibili a che buoni multipli del valore di 50 euro, equivalente a cinque buoni non separabili.

Il valore nominale comprende anche:

  • la contribuzione in favore della Gestione separata dell’Inps, che è pari al 13% e tale contribuzione viene accreditata sulla posizione individuale contributiva del lavoratore;
  • la contribuzione in favore dell’Inail per l’assicurazione contro gli infortuni, che è pari al 7%;
  • un compenso al concessionario (l’Inps) per la gestione del servizio, che è pari al 5%.

Sulla base di questa distribuzione il valore netto del voucher è pari al 75% dell’importo del buono lavoro stesso. Di conseguenza il voucher di 10 euro comprende una retribuzione netta per il lavoratore di 7,5 euro, mentre il buono lavoro multiplo di 50 euro comprende una retribuzione netta per il lavoratore  di 37,5 euro.

Dove si acquistano i buoni lavoro o voucher. Il concessionario del servizio viene individuato dal Ministero del Lavoro, che regola anche i criteri e le modalità per il versamento dei contributi e delle relative coperture assicurative.

Buoni cartacei e telematici presso l’Inps. Come stabilito dal Ministero, i buoni lavoro (voucher) sono disponibili per l’acquisto presso le Sedi INPS.  L’acquisto dei buoni può avvenire tramite la procedura cartacea ed anche tramite la procedura telematica sul sito dell’Inps. Per le prestazioni occasionali accessorie rese nell’ambito dell’impresa familiare l’acquisto può avvenire esclusivamente con procedura telematica.

Prenotazione buoni lavoro cartacei Inps. E’ disponibile un modulo, da inviare tramite fax alle Sedi regionali INPS, con cui i datori di lavoro possono effettuare una richiesta di prenotazione di buoni lavoro cartacei, indicando la sede provinciale prescelta per il ritiro.

Voucher acquistabili in Tabaccheria. Dalla metà di aprile 2010, grazie a una convenzione fra l’INPS e la FIT (Federazione Italiana Tabaccai), i buoni si possono acquistare e riscuotere anche in molte tabaccherie su tutto il territorio nazionale.

Voucher acquistabili presso Centri per l’Impiego e banche. Inoltre, grazie al Protocollo d’intesa siglato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’UPI – Unione delle Province d’Italia - sarà possibile, fra l’altro, l’erogazione dei voucher sul lavoro accessorio presso i Centri per l’impiego (Cpi) delle Province.
La convenzione siglata il 1 agosto 2011 tra INPS e ICBPI (Istituto Centrale delle Banche Popolari) consente l’erogazione dei voucher anche attraverso il canale bancario nazionale. Banca Popolare di Sondrio (BPS) e Banca Popolare Emilia Romagna (BPER) saranno i primi istituti di credito ad offrire il servizio.

Buoni cartacei non utilizzati. I buoni cartacei acquistati dal committente, e non utilizzati, sono rimborsabili esclusivamente restituendoli presso le Sedi Inps, le quali emetteranno a favore del datore di lavoro un bonifico domiciliato per il loro controvalore e rilasceranno una ricevuta.

La riscossione dei buoni lavoro. I voucher possono essere cambiati dal lavoratore presso tutti gli uffici postali presenti sul territorio nazionale e dalla metà di aprile 2010 i buoni possono essere riscossi anche tramite le tabaccherie. E’ necessario per l’accredito dei contributi previdenziali e assistenziali, la corretta compilazione di tutte le informazioni richieste nel buono lavoro, compilando i campi relativi al codice fiscale del datore di lavoro e del lavoratore nonché la data di inizio e fine della prestazione lavorativa.

Il lavoro accessorio nella consegna e vendita dei quotidiani e periodici

Il Ministero del lavoro con l’interpello n. 17 del 2009 ha regolamentato l’utilizzo del lavoro occasionale di tipo accessorio nel settore relativo alla consegna e vendita di quotidiani e periodici.

L’Interpello dice che,  fermo restando le caratteristiche di occasionalità della prestazione lavorativa, sono ricomprese nella generica previsione legislativa tutte le attività legale alla distribuzione dei quotidiani e dei periodici, come ad esempio quelle svolte dalle seguenti categorie di lavoratori:

  • distributori ambulanti di stampa quotidiana e periodica, anche gratuita (i cosiddetti free press);
  • distributori e promotori ambulanti, anche presso rivendite e spazi commerciali in genere, di prodotto o iniziative editoriali collegate a stampa quotidiana e periodica;
  • distributori ambulanti di volantini pubblicitari o fogli informativi relativi a prodotti o iniziative editoriali collegate a stampa quotidiana e periodica.

Il lavoro accessorio per gli steward da stadio

Con le recenti modifiche del sistema nazionale di controllo di sicurezza negli stadi italiani, è stata introdotta la figura dello stewart da stadio e nelle manifestazioni sportive. Per questa tipologia di lavoratori è intervenuta l’Inps per regolamentare l’accesso alle prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio per questa mansione svolta.

In via generale, come abbiamo visto, il lavoro accessorio è escluso nelle attività svolte in regime di appalto o di somministrazione di lavoro, pertanto secondo la legge generale gli Stewart non potrebbero essere retribuiti con i buoni lavoro (i voucher).

La deroga dell’Inps. Con il messaggio n. 9999 del 2010, l’Inps ha derogato al principio generale,  consentendo l’utilizzo del lavoro accessorio per le prestazioni occasionali da parte degli stewart, anche se il loro utilizzo avviene attraverso le società di vigilanza o appaltatrici di servizi.

Stadi di calcio da almeno 7.500 posti. L’attività di stewarding in questione è quella rientra nel campo di applicazione del D.M. 8 agosto 2007 e l’art. 1 precisa che l’ambito di applicazione riguarda “i complessi e gli impianti sportivi, con capienza superiore a 7.500 posti, nei quali  si svolgono partite ufficiali delle squadre di calcio professionistiche”. L’utilizzo dei voucher non può essere consentito per altre manifestazioni sportive, né per servizi di accoglienza o supporto in manifestazioni fieristiche e spettacoli, offerte in forma di appalto di servizi.

Voucher per il lavoro accessorio nel settore agricolo

Il settore dell’agricoltura è stato il primo settore nel quale è stato lanciato il sistema del lavoro accessorio per le prestazioni occasionali ed il pagamento tramite i buoni lavoro (o voucher). Dopo una sperimentazione limitata alle vendemmie nel Veneto (per studenti e pensionati), il sistema di pagamento con i buoni lavoro è stato esteso a tutte le attività agricole rientranti nel campo di applicazione dell’istituto.

La circolare Inps n. 94 del 2008 ha infatti esteso il sistema dei buoni lavoro (voucher) a:

  • tutte le attività agricole di carattere stagionale effettuate con prestazioni occasionali svolte da pensionati e da giovani studenti con meno di 25 anni di età regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado;
  • prestazioni occasionali relative alle attività agricole svolte a favore dei soggetti di cui all’art. 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633, e cioè i produttori agricoli aventi un volume di affari annuo non superiore a 7.000 euro.

L’Inps precisa che con riferimento al volume di affari di 7.000 euro, si deve tener conto del limite dimensionale dell’azienda, non avendo quindi riferimento a regimi contabili o amministrativi diversi.

La finalità dell’introduzione dei voucher nell’agricoltura è sempre l’emersione del lavoro nero nei rapporti di lavoro occasionali, come le prestazioni di lavoro durante il periodo di vendemmia ad esempio. Con questo sistema viene consentita la regolarizzazione delle prestazioni occasionali, garantendo da un lato la contribuzione e la copertura assicurativa contro infortuni per il lavoratore, dall’altro lato all’azienda agricola sia la tutela sempre contro gli infortuni, sia l’esclusione di sanzioni a seguito di ispezioni del Ministero del Lavoro sul luogo di lavoro, le quali sono state incrementate proprio per raggiungere l’obiettivo di regolarizzazione di questi rapporti di lavoro accessorio.

Tra le attività agricole di carattere stagionale rientra anche la vendita diretta di prodotti agricoli nell’ambito dei farmer’s market (Mercati di Campagna amica) che sia connessa a quella principale svolta dall’imprenditore agricolo. Lo precisa il Ministero del Lavoro in un interpello, il n. 32 del 2010.

Lavoro accessorio nel commercio e nel turismo e nei servizi

Le prestazioni occasionali di tipo accessorio sono state estese anche ai settori del commercio, del turismo e dei servizi. Quindi il sistema dei pagamenti attraverso i buoni  lavoro (voucher) è operativo anche in questi settori. Ma ci sono delle condizioni e delle limitazioni, tenendo conto del carattere occasionale della prestazione lavorativa, principio cardine del lavoro accessorio.

Secondo quando disciplinato dall’Inps con la circolare n. 104 del 2008, il sistema dei buoni lavoro nel settore del commercio, del turismo e dei servizi può trovare applicazione:

  • da parte di tutte le tipologie di datori di lavoro e imprese, anche con riferimento ai giovani con meno di 25 anni di età, regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso l’università o un istituto scolastico di ogni ordine e grado, limitatamente a periodi di vacanza e per qualunque tipologia di attività lavorativa;
  • nelle manifestazioni sportive, culturali o caritatevoli o di lavori di emergenza o di solidarietà, ai lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione di edifici, strade, parchi e monumenti, alla consegna porta a porta e della vendita ambulante di stampa quotidiana e periodica.

Periodo di vacanza. Con riferimento ai giovani studenti, per l’individuazione dei “periodi di vacanza”, l’Inps richiama la disciplina precisata in materia di lavoro intermittente dal Ministero del Lavoro. Per periodi di vacanza infatti s’intende:

  • per “vacanze natalizie” il periodo che va dal 1° dicembre al 10 gennaio;
  • per “vacanze pasquali” il periodo che va dalla domenica delle Palme al martedì successivo il lunedì dell’Angelo;
  • per “vacanze estive” i giorni compresi dal 1° giugno al 30 settembre.

Lavoro accessorio per i lavoratori disoccupati, in cassa integrazione e mobilità

In deroga al criterio generale, i lavoratori che sono beneficiari di integrazioni salariali per sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, hanno la possibilità di svolgere del lavoro accessorio, delle prestazioni occasionali retribuite attraverso i buoni lavoro o voucher. A consentire ciò è la legge n. 10 del 2011.

I lavoratori sono i seguenti:

  • I lavoratori in Cassa integrazione guadagni, sia ordinaria (CIG) che straordinaria (CIGS);
  • I disoccupati che percepiscono l’indennità di disoccupazione ordinaria;
  • I percettori dei trattamenti speciali di disoccupazione edile;
  • I lavoratori in mobilità.

Indennità escluse. Non rientrano invece le prestazioni pagate sulla base del numero di giornate lavorate non corso dell’anno precedente, come l’indennità di disoccupazione in agricoltura e l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. Per questi lavoratori c’è assoluta libertà di svolgere prestazioni occasionali di tipo accessorio, quindi anche oltre i limiti previsti per gli altri percettori indicati nell’elenco.

Limite di 3.000 euro. La legge pone un limite massimo alle prestazioni. I lavoratori devono produrre massimo 3.000 euro di retribuzione attraverso le prestazioni occasionali di tipo accessorio. Il limite massimo è riferito al singolo lavoratore, pertanto va computato in relazione all’insieme delle remunerazioni da lavoro accessorio percepite nel corso dell’anno solare, anche se riguardano delle prestazioni effettuate per diversi datori di lavoro accessorio.

Il lavoratore che percepisce le prestazioni dall’Inps a sostegno del reddito e che percepisce emolumenti da lavoro accessorio nei limiti dei 3.000 euro non avrà problemi, cioè l’Inps non ridurrà l’importo dell’indennità di disoccupazione oppure l’integrazione salariale della CIG o della CIGS. E anche nel caso della mobilità, non ci sarà la sospensione di cui all’art. 8 comma 7 della Legge n. 223 del 1991. Il lavoratore non dovrò dare comunicazione all’Inps delle somme percepite.

Se si superano i 3.000 euro. In questo caso le remunerazioni che superano il limite di 3 mila euro non danno luogo alla cumulabilità totale dei redditi, ma all’applicazione delle disciplina ordinaria sulla compatibilità ed eventuale cumulabilità parziale di tale remunerazioni con le integrazioni salariali e le altre prestazioni a tutela del reddito. Sono esclusi da questo limite, come detto, i percettori dell’indennità di disoccupazione agricola o con requisiti ridotti.

La comunicazione all’Inps. Se viene superato il limite dei 3 mila euro nell’anno solare, il lavoratore ha l’obbligo di presentare preventiva comunicazione e, nel caso il lavoratore abbia avuto più contratti di lavoro accessorio stipulati nel corso dell’anno e retribuiti singolarmente per meno di 3.000 euro, la comunicazione va presentata prima che il compenso determini eccedenza e superamento del limite. In pratica il lavoratore dovrà sommare i suoi singoli redditi e non appena è vicino al superamento, prima di superare i 3.000 euro dovrà comunicare all’Inps.

Consulente del lavoro in Napoli. Esperto di diritto del lavoro e previdenza, di buste paga e vertenze di lavoro. Ama districarsi nell’area fiscale. E risolvere problemi dei lavoratori, delle imprese e dei contribuenti. Email: abarbato@fanpage.it.

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