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La pensione anticipata della riforma Monti: almeno 42 anni di contributi

Per andare in pensione in anticipo rispetto ai 66 anni della pensione di vecchiaia dal 2012 sono necessari almeno 42 anni di contributi. Abolito il sistema delle quote. Ma ci sono eccezioni per le donne, i giovani del sistema contributivo e per altri lavoratori.
A cura di Antonio Barbato
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42 anni di contributi

Andare in pensione anticipata è l’augurio che ogni lavoratore si fa per il proprio futuro post-lavorativo. Ancor di più se ha iniziato a lavorare in età molto giovane ed è reduce da tanti anni di lavoro. Scenario -desiderio attuale per molti lavoratori con contratto a tempo indeterminato, i quali sono prossimi alla pensione, o almeno lo erano. La vita lavorativa degli italiani è cambiata, oggi non esistono quasi più cittadini che hanno iniziato a lavorare presto, a 18 anni o 20 anni, e hanno avuto un percorso lavorativo tale (oltre 30 anni di lavoro continuo) da poter ambire decisamente alla pensione anticipata.

Ma proprio in questi anni sono prossimi alla pensione coloro che, appartenendo ad una o due generazioni del passato, hanno avuto proprio la possibilità di completare un percorso lavorativo lineare, pluriennale e, magari, anche alle dipendente di una o due aziende. Praticamente i titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Approfondiamo l’argomento relativo alla pensione anticipata, vediamo com’è cambiato il sistema, quali sono le novità della riforma delle pensioni del Governo Monti, sia per i lavoratori quasi in pensione sia, in ottica delle prospettive future sul tema, per i tutti i lavoratori che sono nel pieno del loro percorso di vita lavorativa.

Il sistema fino al 31 dicembre 2011. Prima della riforma sulle pensioni voluta dal Decreto Monti esistevano tre diverse modalità per andare in pensione: con l’accesso alla pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini, 60 per le donne), oppure con l’accesso alla pensione di anzianità anticipata (con 40 anni di contributi versati), oppure con la pensione di anzianità (con il sistema delle quote tra età e anni di contributi). Ed il sistema di calcolo della pensione era effettuato tramite il calcolo retributivo (fino al 31 dicembre 2005 e basato sulle retribuzioni) ed  il calcolo contributivo (dal 1996 al 2011 e basato sui contributi versati).

Il sistema pensionistico prevedeva quindi che con massimo 40 anni di contributi (e di lavoro) il lavoratore poteva smettere di lavorare, aldilà dell’età anagrafica. Come dire, se ho iniziato a lavorare a 18 anni, a 58 anni sono 40 anni di lavoro e di contributi, posso finalmente andare in pensione. L’alternativa era riuscire a rientrare nelle finestre mobili tra requisito anagrafico (gli anni di età) e contributivo (gli anni di lavoro). Questo per anticipare l’accesso alla pensione, evitando il requisito anagrafico della vecchiaia, che era di 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne. Perché anche questo requisito è stato innalzato.

Le nuove pensioni nel Decreto Monti. Dal 2012 scompare la pensione di anzianità e ci saranno solo due tipologie di accesso alla pensione: la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.  La nuova pensione di vecchiaia ha elevato il requisito anagrafico: ci vogliono 66 anni di età, elevati a 67 anni dal 2021 e almeno 20 anni di contributi per andare in pensione di vecchiaia. L’alternativa per anticipare l’accesso alla pensione è riuscire a rientrare nella nuova pensione anticipata.

SOMMARIO:

Pensione anticipata
La penalizzazione a meno di 62 anni (poi abrogata)
Le eccezioni
Pensione anticipata per i giovani
Pensione anticipata per le donne

La nuova pensione anticipata: 40 anni di lavoro non bastano più

Dal 2012 la pensione anticipata, che è quella pensione che si ottiene al raggiungimento di una determinata anzianità contributiva (cioè anni di lavoro effettuato e anni di contributi versati) aldilà dell’età anagrafica posseduta, è l’unica possibilità che ha il lavoratore per un accesso anticipato alla pensione. Il sistema delle quote è stato abolito, pertanto non sarà più necessario sommare l’età anagrafica con gli anni di contributi per l’accesso alla pensione.

I requisiti dal 2012. A partire dall’anno 2012 per ottenere la pensione anticipata sono necessarie le seguenti anzianità contributive:

  • 41 anni e un mese di contributi versati per le donne;
  • 42 anni e un mese di contributi versati per gli uomini;

I requisiti dal 2013 e dal 2014. Quindi 40 anni di contributi non bastano più dall’anno 2012. Anzi l’anzianità di contributi necessaria non resta invariata, ma aumenta fino al 2014 sulla base della speranza di vita e degli adeguamenti previsti dalla legge 122 del 2010. Nel senso che, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore:

  • Dal 2013 l’accesso alla pensione anticipata è possibile solo con 41 e 2 mesi di contributi versati per le donne e 42 anni e 2 mesi di contributi versati per gli uomini;
  • Dal 2014 l’accesso alla pensione anticipata è possibile solo con 41 e 3 mesi di contributi versati per le donne e 42 anni e 3 mesi di contributi versati per gli uomini;

Si tratta di un consistente aumento degli anni di contributi versati necessari per andare in pensione prima del compimento dell’età anagrafica per avere accesso alla pensione di vecchiaia. A conti fatti per evitare di andare in pensione a 66 anni, l’età anagrafica della pensione di vecchiaia appunto, bisognerà come minimo aver iniziato a lavorare prima dei 23-24 anni e senza interruzioni per oltre 41-42 anni. Scenario impossibile per i lavoratori dell’era della flessibilità lavorativa, scenario divenuto complicato anche per i titolari da tanti anni di un lavoro ”sicuro”, un lavoro a tempo indeterminato. Si allontana la pensione, l'accesso in mancanza di requisiti contributivi potrà avvenire solo con la pensione di vecchiaia.

Abolito il sistema delle quote. Tale manovra sull’accesso anticipato alla pensione è solo l’ultima novità che ha riguardato il pensionamento anticipato. In questi  ultimi 20 anni il sistema è stato “colpito” più volte. I 40 anni di contributi ed i 60 anni di età minima sembravano essere l’ultimo paletto di Governo alla pensione anticipata per numero massimo di anni di contributi. Poi c’era stato nel 2009 l’introduzione del sistema delle quote nella pensione che prevedeva la somma tra l’età anagrafica e gli anni di contributi versati (anzianità contributiva). Coloro che raggiungevano la quota prevista nell’anno, avevano diritto all’accesso alla pensione di anzianità, sempre che avessero una soglia minima d’età e 35 anni di contributi.

L’esempio del sistema delle quote per il 2011-2012. In pratica, prendendo ad esempio il periodo che va dal 1 gennaio 2011 al 31 dicembre 2012, chi non poteva vantare i 40 anni di contributi per l’accesso alla pensione di anzianità (indipendentemente dall’età anagrafica), poteva accedere alla pensione di anzianità raggiungendo quota 96 con un’età non inferiore a 60 anni (quota 97 e almeno 61 anni per i lavoratori autonomi). In pratica età di 60 anni e 36 anni di contributi versati oppure età di 61 anni e 35 anni di contributi versati. Tale quota 96 sarebbe diventata quota 97 con un’età di almeno 61 anni ( quota 98 e 62 anni di età per i lavoratori autonomi) in maniera definitiva dal gennaio del 2013 in poi.

Il sistema delle quote è stato abolito e con la manovra sulle pensioni voluta dal Governo Monti la pensione di anzianità contributiva (35 anni di contributi con requisito di età secondo quote) è stata abolita e l’accesso alla pensione anticipata è stato limitato a coloro che, non avendo 66 anni, possano far valere ben 42 anni e 1 mese di contributi (41 anni e un mese per le donne) dal 2012 . Un aumento deciso, 6 anni di lavoro in più almeno. Niente più quote con l’incrocio dell’età anagrafica e neanche i 40 anni di lavoro bastano più. Per andare in pensione bisogna avere 66 anni di età e almeno 20 anni di contributi oppure un’età inferiore ma almeno 42 anni di contributi versati (41 per le donne).

La penalizzazione per la pensione anticipata a meno di 62 anni

Nota bene: questa norma introdotta nella riforma pensioni è stata modificata nel Decreto milleproroghe 2012. Che azzera le penalizzazioni per i lavoratori che vanno in pensione fino al 31 dicembre 2017. Vediamo ora qual'era la normativa originaria che penalizzava i lavoratori precoci.

Oltre al requisito dei 42 anni di contributi e qualche mese che rendono davvero difficile l’accesso anticipato alla pensione visto il consistente numero di anni di lavoro necessari, nel caso in cui una parte della pensione sia calcolata con il metodo retributivo (che è il sistema di calcolo per coloro che hanno contributi versati per almeno 18 anni prima del 31 dicembre 1995), secondo la vecchia norma di dicembre 2011 introdotta nella riforma pensioni, i lavoratori che accedono al pensionamento prima dei 62 anni subivano delle penalizzazioni (normativa poi abrogata fino al 31 dicembre 2017). Quindi ulteriore svantaggio per tutti coloro che, iniziando a lavorare molto giovani (a suo tempo si poteva), possono ambire ad andare in pensione un po’ in anticipo dopo una lunga carriera professionale. E’ questa la penalizzazione prevista dalla Manovra Monti che è abrogata col milleproroghe 2012.

Queste penalizzazioni erano legate all’età con cui si anticipa l’accesso alla pensione. Si trattava di una riduzione percentuale dell’1% per ogni anno di anticipo al pensionamento rispetto ai 62 anni di età.  La riduzione si applicava sulla quota di pensione relativa alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012. Questa percentuale era poi elevata al 2% annuale per ogni anno ulteriore di anticipo, quindi quando si va al di sotto dei 60 anni. Tale riduzione percentuale era applicata in misura proporzionale al numero di mesi mancanti al requisito di 62 anni.

Il pensionamento anticipato con 42 anni di contributi era quindi diventato più difficile ed anche penalizzante. Le penalizzazioni basate sull’età di accesso alla pensione anticipata erano in pratica le seguenti:

  • Età di 62 anni e oltre, nessuna penalizzazione;
  • Età di 61 anni, riduzione dell’1%;
  • Età di 60 anni, riduzione del 2%;
  • Età di 59 anni, riduzione del 4%;
  • Età di 58 anni, riduzione del 6%;
  • Età di 57 anni, riduzione del 4%, ecc.

L’intenzione del Governo è chiaramente quella di disincentivare il pensionamento anticipato rispetto a quello della pensione di vecchiaia a 66 anni (67 anni dal 2021). Fino ai 60 anni la riduzione è del 2% ed è, volendo, accettabile, oltre inizia ad essere drastica. Quindi anche se uno ha lavorato 42 anni iniziando in età molto giovane, non è un pregio del lavoratore per il sistema pensionistico, anzi.

Esempio: il lavoratore penalizzato (prima dell'abrogazione). Un lavoratore che alla data del 31 dicembre 2011 può vantare 39 anni di lavoro e di contributi versati alle proprie spalle, che con il vecchio sistema delle quote contava di raggiungere nel 2012 i 40 anni di contributi previsti per la pensione di anzianità ed iniziare ad incassare la pensione nel 2013 (dopo un anno e due mesi di attesa), ora l’attesa si protrae ed arriva al 2015, al mese di aprile 2015 per l’esattezza. Dovrà lavorare per oltre 42 anni (e non più 40) e dovrà stare pure attento alla sua età nel 2015.

Se l’età è inferiore a 62 anni, ad esempio l’età è di 60 anni (che significa che ha iniziato a lavorare a 18 anni e per più di 42 anni), avrebbe avuto un trattamento di pensione ridotto dall’Inps nella misura del 2%. Quindi si tratta di 3 anni di attesa in più per maturare i requisiti (dal 2012 si arriva al 2015, da 40 anni di contributi si passa a oltre 42 anni), 2 anni di trattamento di pensione in meno (si passa dalla pensione percepita dal 2013 a quella percepita dal 2015) e, prima che venisse abrogata la norma, si aveva pure il 2% di penalizzazione.

Le eccezioni: pensione anticipata con il sistema delle quote

Eppure esistono delle eccezioni per alcune categorie di lavoratori. Eccezioni che riguardano l’anno 2012 e i lavoratori più prossimi alla pensione. Infatti, solo per il 2012, i lavoratori dipendenti del settore privato che avrebbero maturato i requisiti per la pensione di anzianità al 31 dicembre 2012 con il sistema delle quote, possono andare in pensione anticipata al compimento dei 64 anni.

Lavoratori interessati. Si tratta dei lavoratori che maturano quota 96 entro il 31 dicembre 2012, cioè 35 anni di contributi versati e 61 anni di età oppure 36 anni di contributi e un età di 60 anni. Per questi cittadini è arrivato quindi in sede di conversione del decreto Monti questo salvagente lanciato dal Governo. Al compimento di 64 anni di età coloro che raggiungono quota 96 nell’anno 2012 potranno andare in pensione. Sono due anni di anticipo rispetto alla nuova pensione di vecchiaia che è fissata a quota 66 anni. Senza contare che la nuova pensione anticipata prevede più di 42 anni di contributi, e questo requisito sale di anno in anno. Quindi a conti fatti probabilmente c’è da aspettare di compiere 64 anni, ma non ci sarà da aspettare lavorando 6-7 anni. A beneficiare di ciò sono tutti i lavoratori dipendenti, uomini e donne, del solo settore privato.

Esempio: Un lavoratore che nel 2012 compie 60 anni di età ed arriva a 36 anni di contributi versati. Raggiunge la quota 96 dell’ex quota prevista per l’anno 2012 (sistema delle quote abolito, lo ricordiamo). Per questo lavoratore arriva l’eccezione, a 64 anni potrà andare in pensione. L’alternativa sarebbe stata: lavorare fino a 66 anni (quindi altri 6 anni, fino al 2018) oppure lavorare e versare contributi per 42 anni e 3 mesi (Nel 2012 è a 36 anni di contributi, vuole anche in questo caso altri 6 anni di lavoro e fino al 2018). La via d’uscita recuperando il sistema delle quote sarà la pensione a 64 anni, ma pur sempre nel 2016. Due anni di lavoro in meno. Ma anche tre anni di attesa in più per ricevere il trattamento di pensione che, stando al sistema delle pensioni in vigore nel 2011, sarebbe stato comunque maturato nel 2012 e percepito nel 2013.

La difficile pensione anticipata a 63 anni per i giovani d'oggi

Andare in pensione a 63 anni. Questa finestra di uscita anticipata è prevista per i giovani lavoratori iscritti al sistema pensionistico dopo il 1 gennaio 1996, per i quali la pensione sarà calcolata interamente con il sistema contributivo (pensione calcolata sulla base dei contributi effettivamente versati negli anni di lavoro). La manovra prevede per i giovani la possibilità di andare in pensione a 63 anni anziché dei 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia dal 2021. Quindi con 4 anni di anticipo. Per ottenere ciò bisogna avere accumulato 20 anni di contributi versati, e ciò non è difficile.

L’ultimo requisito previsto invece rende difficilissimo l’accesso alla pensione anticipata a 63 anni per i giovani: devono vantare un importo della prima rata di pensione pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, cioè 1.200 euro di pensione se il calcolo viene fatto nel 2012, sulla base dell’importo dell’assegno sociale. Per le motivazioni di tale missione quasi impossibile per i giovani, vediamo l’approfondimento sulla pensione anticipata per i giovani.

L’opzione per il sistema contributivo e la pensione anticipata delle donne

La riforma delle pensioni voluta dal Governo Monti contiene una eccezione rispetto alla nuova pensione di vecchiaia (a 66 anni) e alla nuova pensione anticipata (con 42 anni di contributi), anche per le donne che hanno optato per il sistema di calcolo contributivo della pensione. Si tratta del sistema che prevede il calcolo della pensione sulla base dei contributi versati e non sulla base delle retribuzioni percepite come previsto dal sistema retributivo. Il sistema contributivo riduce l’importo del trattamento di pensione rispetto al calcolo con il sistema retributivo e quindi il Governo ha inteso agevolare le donne che hanno optato per il sistema più favorevole per l’ente pensionistico.

I requisiti per ottenere la pensione anticipata sono i seguenti:

  • Età di 57 anni per le donne dipendenti, elevata a 58 anni di età per le lavoratrici autonome;
  • Almeno 35 anni di contributi.

Questa modalità di accesso alla pensione (di ex anzianità) con incrocio tra età anagrafica e anni di contributi sopravvive per agevolare le donne che hanno fatto accesso al mondo del lavoro in una età molto giovane ed hanno però anche rinunciato alla quota di assegno, per i contributi versati prima del 1996, calcolata con il metodo retributivo, pur di anticipare il proprio pensionamento. In pratica i contributi dell’intera vita lavorativa sono considerati tutti con il sistema contributivo quindi con stretta corrispondenza tra versamenti di contributi accumulati e l’effettivo assegno di pensione erogato dall’ente, che viene anche determinato sulla base dell’età di pensionamento e dell’aspettativa di vita.  La riforma Monti non penalizza questa loro scelta, anzi. A conti fatti si tratta di una pensione che arriva con circa 7 anni di anticipo. Un vero e proprio salvataggio della pensione di queste donne lavoratrici.

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