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Il riscatto degli anni di laurea: calcolo, convenienza e deducibilità

I lavoratori possono migliorare i requisiti per l’accesso alla pensione attraverso il versamento dei contributi da riscatto del corso legale di laurea. Vediamo tutti gli aspetti relativi all’onere di riscatto, se conviene, le modalità di pagamento, anche a rate.

Il riscatto degli anni di  laurea: calcolo, convenienza e deducibilità.

Andare in pensione è sempre più difficile, così come lo è altrettanto trovare un lavoro per i giovani laureati. Tendenzialmente si inizia a lavorare sempre più tardi e l’età di accesso alla pensione viene, riforma dopo riforma, costantemente innalzata. Questo per le generazioni che rappresentano il cuore della forza lavorativa italiana. Per le generazioni prossime alla pensione, il discorso non cambia, o per meglio dire, cambia nel senso che c’è sempre più l’esigenza di trovare nel proprio passato quei contributi utili per l’accesso alla pensione, proprio per evitare di passare ancora molti anni a lavoro. In tutte queste ottiche, assume particolare importanza l’accredito dei contributi, sia quelli obbligatori da lavoro, ma anche i contributi figurativi e i contributi da riscatto.

Uno dei contributi da riscatto più importante è quello relativo agli anni del corso legale di laurea. Tali contributi sono a titolo oneroso, cioè il lavoratore interessato deve pagare un onere per il riscatto e l’accredito dei contributi per gli anni richiesti. La questione che si pone è quella del calcolo della convenienza di tale operazione, tenuto conto che per il lavoratore si tratta di un esborso finanziario importante e tenendo conto della situazione previdenziale del soggetto richiedente. Analizziamo in questo approfondimento tutti gli aspetti relativi ai contributi da riscatto del corso legale di laurea.

SOMMARIO:

Periodi riscattabili e condizioni
Calcolo onere di riscatto
Domanda e modalità di pagamento
Convenienza e deducibilità 
Calcolo riscatto giovane laureato 

Periodi del corso di laurea riscattabili e condizioni

Ci vuole la laurea conseguita. Prima di tutto il lavoratore deve aver conseguito il titolo di studio, quindi essere laureato e non deve essere stato solo uno studente universitario anche se ha superato come studente gli anni di corso legale di studio. Va precisato inoltre che appunto è riscattabile il corso legale di studio, sono esclusi invece i periodi di iscrizione fuori corso e i periodi già coperti da contribuzione obbligatoria (per lavoro) o figurativa o da riscatto.

Nessun altro contributo accreditato. Si intende con periodi già coperti non solo il fondo pensionistico verso il quale è proposta la domanda, ma anche gli altri regimi previdenziali come il Fondo pensioni lavoratori dipendenti e gestioni speciali del Fondo stesso per i lavoratori autonomi e fondi sostitutivi ed esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti.

Laurea riscattabile. L’Inps elenca i corsi legali di laurea riscattabili, sono i seguenti:

  • i diplomi universitari (corsi di durata non inferiore a due anni e non superiore a tre);
  • i diplomi di laurea (corsi di durata non inferiore a quattro e non superiore a sei anni);
  • i diplomi di specializzazione che si conseguono successivamente alla Laurea ed al termine di un corso di durata non inferiore a due anni;
  • i dottorati di ricerca i cui corsi sono regolati da specifiche disposizioni di legge;
  • i titoli accademici introdotti dal decreto n. 509 del 1999, cioè la laurea con corso di durata triennale e Laurea specialistica, al termine di un corso di durata biennale cui si accede con la laurea triennale. 

Diplomi di alta formazione artistica e musicale. Per quanto riguarda i diplomi rilasciati dagli Istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale possono essere ammessi a riscatto ai fini pensionistici – secondo le vigenti disposizioni in materia – i nuovi corsi attivati dal 2005 che danno luogo al conseguimento dei seguenti titoli di studio di diploma accademico di primo livello, di secondo livello, di diploma di specializzazione e di diploma accademico di formazione alla ricerca.

Riscatto di due lauree. A partire dal 12 luglio 1997 è data la facoltà di riscattare due o più corsi di laurea, anche per i titoli conseguiti anteriormente a questa data. Ma ovviamente in questo caso, ci sarà una contribuzione più onerosa essendo richiesto il riscatto di più anni, di due corsi legali di laurea. 

Riscatto laurea richiesto da soggetti inoccupati. Dal 2008 in poi, la facoltà di riscatto è esercitabile anche da coloro che, al momento della domanda, non risultino essere stati mai iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, inclusa la Gestione Separata, e che non abbiano iniziato l’attività lavorativa, in Italia o all’estero. Prima del 1 gennaio 2008, per il riscatto dei periodi con contribuzione era necessario, non solo aver conseguito ovviamente il diploma di laurea, non solo che i periodi non siano già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa o da riscatto, ma che il richiedente fosse titolare di contribuzione, con almeno un contributo obbligatorio versato nell’ordinamento pensionistico in cui viene richiesto il riscatto.

Calcolo onere di riscatto della laurea

La natura onerosa dei contributi da riscatto, come già detto, mette il lavoratore nella condizione di valutare la convenienza del riscatto. Uno dei parametri ovviamente è avere la possibilità di conoscere a quanto ammonta il versamento, o i versamenti in caso di rate, da effettuare per arrivare ad ottenere la copertura con contributi degli anni di laurea. Va valutato quindi quello è l’onere del riscatto. 

Calcolo dell’onere di riscatto. La determinazione dell’onere di riscatto dipende da molti fattori, la prima considerazione da fare è che tale onere è determinato con le norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo, tenuto conto della collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto, anche ai fini del computo delle anzianità previste dall’art. 1 della Legge n. 335 del 1995.

Corso legale di laurea prima del 1996. Per i periodi da riscattare che si collocano fino al 31 dicembre 1995,l’onere si calcola con i criteri della riserva matematica e dipende da fattori variabili come l’età, il periodi di riscattare, il sesso e le retribuzioni percepite negli ultimi anni dal lavoratore. Se l’anzianità contributiva è pari o superiore a 18 anni entro il 31 dicembre 1995, si avrà l’accesso al calcolo della pensione con il sistema retributivo e quindi tale calcolo verrà applicato anche per il calcolo dell’onere da riscatto. In caso contrario il riferimento di calcolo sarà il sistema misto.

Periodi da riscattare dal 1996 in poi. Nel caso in cui il corso legale di laurea è avvenuto dopo il 31 dicembre 1995, abbiamo l’acceso del lavoratore al sistema di calcolo contributivo, quindi l’onere di riscatto dovrebbe calcolarsi con questo sistema. Per espressa disposizione di legge si applica l’aliquota contributiva in vigore alla data di presentazione della domanda di riscatto e nella misura prevista per il versamento della contribuzione obbligatoria dovuta alla gestione pensionistica dove opera il riscatto della laurea. E la retribuzione sulla quale si calcola l’aliquota è quella assoggettata a contribuzione nei 12 mesi meno remoti rispetto alla data della domanda e viene rapportata al periodo di riscatto. Questa disposizione indica un parametro di valutazione e cioè che siccome nel tempo le retribuzioni aumentano mediamente per effetto dei rinnovi dei contratti collettivi, il reddito di riferimento sarà negli anni sempre più alto e quindi aumenta anche l’onere di riscatto.

Esempio di un riscatto di laurea di 4 anni. Se un lavoratore ha conseguito la laurea dopo il 1995, ed esattamente il corso di laurea è stato dal 2000 al 2004 ad esempio. Avremo 4 anni da riscattare con riferimento al reddito degli ultimi 12 mesi, ad esempio 30.000 euro. La domanda è presentata nel 2011, l’aliquota è del 33%, il calcolo sarà pari al 33% di 30.000 moltiplicato per i 4 anni per un onere di riscatto da versare pari a 39.600 euro. In questo caso saranno quattro gli anni recuperati nel proprio estratto conto contributivo dell’Inps.

L’onere di riscatto per i soggetti inoccupati. Come abbiamo già detto, dal 2008 in poi, il riscatto degli anni di laurea è consentito anche a coloro che non vantano alcun contributo versato presso l’Inps alla data di presentazione della domanda. Si pone però il problema di come calcolare l’onere di riscatto. In questo caso l’onere è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo degli artigiani e commercianti moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria, vigente nell’anno di presentazione della domanda.

Calcolo sul contributo per artigiani e commercianti. Per l’anno 2012 il reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo del contributo IVS dovuto dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali è pari a € 14.930,00, importo sul quale va applicata l’aliquota del 33%.  Quindi, chi volesse riscattare il periodo di laurea come inoccupato presentando domanda nel corso del 2012 dovrebbe pagare, per un anno di corso , un importo pari a €.4.926,90.

Domanda e modalità di pagamento dei contributi da riscatto

Per la richiesta di riscatto degli anni di laurea, il lavoratore deve presentare una domanda all’Ente previdenziale e il sistema di presentazione è quello online sul sito dell’Inps. Il cittadino, dotato di codice PIN dell’Inps, può presentare domanda di riscatto del corso legale di laurea tramite accesso telematico. E’ necessario allegare il certificato rilasciato dall’Università che comprovi il conseguimento del diploma di laurea, gli anni accademici durante i quali è stata frequentata la facoltà, gli anni fuori corso e la durata del corso legale di laurea. L’ente previdenziale darà poi comunicazione dell’accoglimento della richiesta. 

Modalità di pagamento a rate. Il pagamento può essere effettuato in una unica soluzione o a rate. Per le domande presentate a decorrere dal 1 gennaio 2008, gli oneri da riscatto per periodi in relazione ai quali trova applicazione il sistema retributivo ovvero contributivo possono essere versati ai regimi previdenziali di appartenenza in unica soluzione ovvero in 120 rate mensili senza l’applicazione di interessi per la rateizzazione. C’è la possibilità per l’interessato di esercitare la facoltà di estinguere il debito anche in un numero minore di rate e comunque senza applicazione di interessi.

Niente pagamento rateale per i pensionati. Resta fermo che il pensionato non potrà chiedere il pagamento rateale e che il pensionamento implica la decadenza dal beneficio della rateizzazione eventualmente in corso, con conseguente obbligo di pagamento del capitale residuo in unica soluzione.

Il mancato pagamento dell’importo in unica soluzione o del versamento della prima rata è considerato come rinuncia alla domanda che viene archiviata dall’Inps senza ulteriori adempimenti. La rinuncia non preclude la possibilità di presentare una nuova domanda di riscatto per lo stesso titolo e periodo. In tal caso l’onere di riscatto verrà rideterminato con riferimento alla data della nuova domanda.

Pagamento in ritardo delle rate. Per le rate successive alla prima, il loro pagamento effettuato oltre la scadenza ma con un ritardo non superiore a 30 giorni, viene consentito per non più di cinque volte. Ulteriori versamenti effettuati oltre i termini assegnati potranno essere, su esplicita richiesta dell’interessato, considerati come nuova domanda e comporteranno la rideterminazione dell’importo da pagare. Tutti i pagamenti effettuati per importi parziali o per un minore numero di rate entro i termini assegnati verranno convalidati determinando in proporzione l’accredito del corrispondente periodo assicurativo.

Il bollettino MAV. Il pagamento dell’onere di riscatto del corso di studi può essere effettuato utilizzando il bollettino M.AV. Il pagamento mediante avviso, pagabile senza commissioni aggiuntive presso una  qualunque banca e presso tutti gli uffici postali con addebito di commissione. I bollettini MAV possono essere stampati direttamente attraverso il sito dell’Inps nei servizi online. Possono essere richiesti anche tramite il contact center al numero gratuito 803164, che provvederà all’inoltro per posta all’indirizzo di residenza o per email. 

L’addebito diretto sul conto corrente bancario, anche di un familiare. Può essere attivata anche questa modalità di pagamento dei contributi da riscatto. In questo caso basterà compilare presso la banca depositaria del conto, un modello RID con sottoscrizione dell’opzione a importo fisso predefinito che implica la condizione di rinuncia al diritto di rimborso dell’addebito entro le otto settimane. L’Istituto bancario al quale si è rivolto l’utente dovrà inoltrare richiesta telematica all’INPS che provvederà ad effettuare le necessarie verifiche inviando agli interessati una ulteriore comunicazione, contenente la conferma di autorizzazione all’addebito, con indicazione del mese a partire dal quale il servizio RID sarà attivato.

A partire dalla data di attivazione del servizio RID il richiedente non dovrà più utilizzare gli eventuali bollettini in suo possesso, predisposti per pagamenti con termine successivo. L’Istituto provvederà all’invio, all’inizio dell’anno solare successivo ai versamenti, di un’attestazione utile a fini fiscali. L’addebito automatico potrà essere revocato dal contribuente in qualunque momento, mediante  comunicazione alla banca di competenza. In questo caso si potrà provvedere al pagamento delle restanti rate tramite le altre modalità di pagamento. 

Convenienza del riscatto e la deducibilità

Stabilire se conviene il riscatto del corso legale di laurea, soprattutto in considerazione dell’onere di riscatto da pagare, è un valutazione non facile. La convenienza, una volta conosciuta l’entità dell’onere, è calcolabile abbastanza facilmente per tutti i lavoratori prossimi alla pensione, ossia coloro per i quali il riscatto è determinante per andare in pensione in anticipo. Molto dipende da quanto si avvicina la pensione in termini di settimane e mesi accreditati nell’estratto conto contributivo.

Per gli altri lavoratori il discorso si complica, soprattutto in tempi di grandi riforme del sistema pensionistico italiano, il timore di molti di vedersi in futuro modificare i requisiti per l’accesso alla pensione, con tanto di allungamento della vita lavorativa (e quindi degli anni di contributi da accreditare, come per la recente pensione anticipata), quindi di fatto annullando gli sforzi fatti per riscattare gli anni di laurea. Sicuramente il riscatto degli anni di laurea accresce l’importo dell’assegno di pensione, risultando accreditati degli anni preziosi. Ma il vantaggio deve superare il costo e non sempre è così.

La valutazione per chi è nel sistema contributivo. Se un giovane appena laureato intende riscattare gli anni di corso di laurea, da un lato è bene che lo faccia prima possibile, in quanto il sistema di calcolo dell’onere di riscatto fa riferimento agli ultimi dodici mesi di lavoro oppure, se ha anzianità lavorativa per 12 mesi, fa riferimento all’ammontare del contributo IVS dovuto per artigiani e commercianti (4.926 euro per anno di riscatto).

L’aumento progressivo del reddito annuo (e dello stipendio mensile percepito) per effetto degli aumenti retribuivi dei contratti collettivi nazionali (CCNL) comporta un aumento in futuro dell’onere da riscatto. Dall’altro lato il reddito accreditato è più basso ai fini del calcolo dell’assegno di pensione. Senza considerare i timori sui cambiamenti legislativi che potranno esserci in futuro.

Contributi da riscatto deducibili dal reddito. Uno dei vantaggi importanti del versamento delle rate degli oneri da riscatto per l’accredito dei contributi sta nel fatto che in termini fiscali rientrano interamente tra gli oneri deducibili dal reddito e quindi,  di conseguenza, abbattendo il reddito si avrà una minore imposta Irpef da pagare. La deducibilità è nella misura dell’aliquota Irpef a cui sarebbe stato sottoposto il reddito del soggetto contribuente che effettua il versamento dei contributi.

Più esattamente,  lo sgravio fiscale è sull’aliquota più alta che dovrebbe essere pagata se non si versassero i contributi. Considerando che l’aliquota minima è del 23%, che la successiva aliquota per la quota di reddito oltre i 15.000 euro è del 27%, nel caso il lavoratore abbia avuto negli ultimi 12 mesi un reddito superiore a 15.000 euro il risparmio d’imposta è del 27% su 15.000 euro.

Esempio generale basato su una prima valutazione non esaustiva: un giovane lavoratore intende riscattare 4 anni di laurea, conseguita negli anni 2000. Il suo reddito negli ultimi 12 mesi è 20.000 euro e poniamo che il suo reddito sarà sempre intorno ai 20.000 euro. L’onere di riscatto è pari al 33% di 20.000 euro moltiplicato per gli anni di laurea, quindi pari a 6.600 euro per anno di riscatto, per un totale di 4 anni accreditati per 26.400 euro. Sulla cifra c’è il recupero come onere deducibile.

Se si opta per il versamento rateale massimo senza interessi di 120 rate  si versano 2.640 euro all’anno per 10 anni. I 2.640 euro sono interamente deducibili e abbattono il reddito imponibile Irpef, quindi il reddito imponibile scende da 20.000 euro a 17.360 euro. Tralasciando le altre imposte (addizionali regionali e comunali), gli altri oneri deducibili e le detrazioni fiscali, si può ipotizzare un risparmio pari al 27% di 2.640 euro per un totale di 712,80 euro “recuperati” come minor imposta Irpef pagata. Il costo del riscatto per ogni anno, sempre come sommaria valutazione sarebbe intorno ai 1.900 euro annui e 19.000 euro totali. Questa cifra di 19.000 euro per riscattare 4 anni di laurea con versamenti in 10 anni, non è quella che si verserà all’Inps, che è sempre di 26.400 euro richiesti, ma è la cifra del costo effettivo dell’operazione considerando un risparmio fiscale annuale sulle 12 rate pagate.

Calcolo per un giovane laureato senza reddito

Diversa è la situazione del giovane laureato che non ha mai lavorato. Non avendo i 12 mesi di lavoro alle spalle accederà al versamento dei contributi da riscatto calcolati sulla base di quanto detto per i soggetti inoccupati. Cioè versano un onere di riscatto basato sul reddito minimo della gestione artigiani e commercianti, ossia su 14.930 euro di reddito. Il 33% come abbiamo visto è pari a 4.926,90 euro di onere di riscatto per ogni anno del corso legale di laurea (si ricorda che gli eventuali anni fuori corso non sono riscattabili). Ora vediamo i vantaggi fiscali, non per il giovane ma per i familiari che lo hanno a carico, cioè molto spesso i genitori.

Detrazione 19% dei contributi da riscatto della laurea. Nel caso il richiedente non abbia un reddito personale, il contributo pagato rientra tra le detrazioni fiscali nella misura del 19 per cento dell’importo stesso, dall’imposta dovuta dai soggetti nei confronti dei quali l’interessato risulti fiscalmente a carico. Sulla base di questa valutazione, il genitore insieme al figlio neolaureato possono decidere se attivare il riscatto.

Il giovane non possiede redditi o non supera i 2.840,51 euro di reddito, quindi essendo ancora fiscalmente a carico dei genitori, quest’ultimi possono fruire della detrazione del 19% dell’onere sostenuto, detrazione che abbatte l’imposta Irpef da pagare sui propri redditi. Il costo dell’onere di riscatto effettivo, considerando il risparmio d’imposta, sarebbe di circa 4.000 euro. Potrebbe capitare che il giovane sia incapiente, cioè possegga un reddito personale ma non elevato da pagare imposta Irpef a saldo, cioè con le detrazioni fiscali spettanti che coprono l’Irpef lorda. In questo caso il giovane non può né recuperare il 19% tramite i genitori, avendo un reddito superiore a 2.840,51 euro, né fruire dell’onere da riscatto come onere deducibile dal reddito, non ne avrebbe vantaggio, perché già non paga l’Irpef calcolata sul suo reddito al netto degli oneri deducibili e delle detrazioni fiscali.

La valutazione di convenienza per chi è nel sistema retributivo o misto. In questi casi ipotizzare una convenienza del riscatto degli anni di laurea per coloro che sono nel sistema retributivo (vantano almeno 18 anni di contributi versati prima del 31 dicembre 1995) o nel sistema misto (vantano contributi versati prima di tale data), è operazione alquanto difficile. Il sistema di calcolo è molto diverso dal sistema contributivo, tiene conto, come abbiamo visto, di tanti fattori. Per questa tipologia di lavoratori però l’accesso alla pensione è almeno più vicina e quindi si potrà rapportare il sommario costo dell’onere del riscatto, non difficilmente valutabile per sommaria approssimazione, con gli anni mancanti per ottenere l’accesso alla pensione. In successiva fase si potrà poi valutare gli effetti di tale scelta sull’aumento dell’assegno di pensione che si va a percepire.

Consulente del lavoro in Napoli. Esperto di diritto del lavoro e previdenza, di buste paga e vertenze di lavoro. Ama districarsi nell’area fiscale. E risolvere problemi dei lavoratori, delle imprese e dei contribuenti. Email: abarbato@fanpage.it.

Approfondimenti: contributi figurativi, contributi previdenziali, Inps

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