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La tredicesima mensilità: tutto sulla gratifica natalizia ai dipendenti

Ogni anno prima di Natale per i lavoratori dipendenti arriva una mensilità aggiuntiva: la tredicesima per gli impiegati o la gratifica natalizia per gli operai. Vediamo come avviene la maturazione ed il calcolo anche in caso di assenze da lavoro.

La tredicesima mensilità: tutto sulla gratifica natalizia ai dipendenti.

Ogni anno in corrispondenza delle festività natalizie arriva quella che è per molti la somma di denaro in più che permette alla propria famiglia di passare delle buone feste: la tredicesima mensilità o la gratifica natalizia. Si tratta della più importante tra le mensilità aggiuntive, si tratta di una delle retribuzioni differite, come il TFR o la quattordicesima o le altre mensilità aggiuntive, previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) di riferimento. La gratifica natalizia viene concessa a favore di tutti i dipendenti, sia operai che impiegati, e viene erogata entro il termine stabilito dai contratti collettivi, che è appunto solitamente prima di Natale. Oltre ai lavoratori dipendenti, la tredicesima viene erogata  dagli enti previdenziali anche ai pensionati.

Storia della tredicesima. La tredicesima mensilità era in origine, quasi 80 anni fa, una retribuzione concessa per il Natale dal datore di lavoro ai propri dipendenti senza vincoli o obblighi. Con il contratto collettivo nazionale di lavoro del 1937 fu introdotto l’obbligo di corrispondere agli impiegati dell’industria una mensilità aggiuntiva rispetto alle 12 mensilità annuali. Con l’Accordo interconfederale per l’industria del 1946 è stato estesa la gratifica natalizia anche agli operai. L’erga omnes dell’accordo è arrivato poi col D.P.R. n. 1070 del 1960. Da allora quindi tredicesima per tutti i lavoratori dipendenti.

La tredicesima quindi spetta a tutti i lavoratori in servizio, ha scadenza annuale ed è pari ad una mensilità della retribuzione globale di fatto in atto al momento del pagamento, cioè nel mese di dicembre. Per retribuzione globale di fatto consiste in tutti quegli elementi che il lavoratore percepisce con continuità nel tempo.

Affrontiamo in questo approfondimento quali sono questi elementi, il diverso sistema di calcolo della tredicesima per gli operai, per gli impiegati e per i pensionati, la maturazione della tredicesima ed il caso in cui ci sono delle assenze senza maturazione oppure il caso in cui il lavoratore viene assunto nel corso dell’anno.

SOMMARIO:

Calcolo della tredicesima
Maturazione e le assenze
Pagamento
Differenze tra operai, impiegati e pensionati
Cassa integrazione e tredicesima

Calcolo della tredicesima

Obbligo della retribuzione globale di fatto. Come abbiamo detto, la tredicesima si calcola sulla base della retribuzione globale di fatto. E’ nell’accordo interconfederale del 1946 e poi successivamente con il DPR n. 1070 del 1960 che è stato imposto il calcolo della gratifica natalizia sulla base della retribuzione globale di fatto, quindi i contratti collettivi non possono derogare in pejus rispetto alla previsione della legge.

La tredicesima nel CCNL. Gli elementi che fanno parte della retribuzione utile per il calcolo della tredicesima, infatti, sono generalmente indicati nei contratti collettivi. Si tratta di tutte quelle voci fisse indicate nella parte alta del cedolino e comprendono anche indennità o le somme percepite con continuità nel tempo (siano esse ad esempio indennità per lavoro notturno), indicate nel corpo  centrale del cedolino stesso.

Voci contrattuali incluse. Le voci contrattuali prese a riferimento sono generalmente il minimo contrattuale o paga base tabellare, l’indennità di contingenza, gli eventuali superminimi orari o mensili, gli scatti di anzianità, l’eventuale terzo elemento. Quindi tutti gli elementi presenti in maniera fissa nella parte alta del cedolino paga.

Tredicesima e lavoro straordinario o notturno. Ma sono comprese nel calcolo anche le voci generalmente variabili ma che sono corrisposte in via continuativa dal datore di lavoro o che hanno un carattere non occasionale. Quindi tutti i premi orari e mensili collegati alla produzione, la maggiorazione prevista il lavoro a turni o anche per lavoro straordinario, l’indennità di cassa o di maneggio denaro. Tutti questi elementi sono comunque indicati, in un apposito articolo, nei CCNL di riferimento come utili per il calcolo della tredicesima.

Tredicesima e contratto part-time. Nel caso di un contratto di lavoro part-time, la maturazione è la stessa dei lavoratori a tempo pieno, con la differenza che l’importo maturato è proporzionato all’orario di lavoro del lavoratore part-time. Cioè se un lavoratore svolge un part-time di 20 ore su 40, quindi un part-time al 50%, il rateo di tredicesima maturato sarà di importo ridotto al 50% rispetto allo stesso tipo di lavoratore, ma con un contratto full-time di 40 ore.

In caso di trasformazione del rapporto di lavoro part-time in un contratto full-time durante l’anno, i ratei di tredicesima dovranno essere calcolati in modo distinto. Per i mesi dell’anno in cui il lavoratore svolgeva un lavoro part-time, il rateo sarà ridotto proporzionalmente sulla base dell’orario di lavoro svolto. A partire dai mese dell’anno in cui è avvenuta la trasformazione dell’orario di lavoro in un full-time, ci sarà la maturazione piena, al 100%, del rateo di tredicesima.

Maturazione della tredicesima e le assenze da lavoro

Maturazione della tredicesima. La tredicesima mensilità matura durante il rapporto di lavoro in tanti ratei quanti sono i mesi di lavoro nell’anno. Il periodo di riferimento per il calcolo dei 12 ratei spettanti è dal 1 gennaio al 31 dicembre. Nella quattordicesima mensilità invece, l’ulteriore mensilità aggiuntiva prevista da alcuni CCNL e che viene pagata nel mese di luglio, la maturazione invece va dal 1 luglio al 30 giugno dell’anno successivo.

L’assunzione o la cessazione del rapporto nel corso dell’anno. L’ammontare della tredicesima è rapportata all’anzianità di servizio maturata nell’anno, quindi nel caso ci sia stato l’inizio del rapporto di lavoro (l’assunzione) oppure la fine del rapporto di lavoro (dimissioni o licenziamento) nel corso dell’anno la tredicesima va rapportata all’effettivo servizio prestato. In pratica devono essere liquidati tanti dodicesimi (1/12) della tredicesima mensilità per quanti sono i mesi di servizio prestati.

Secondo un criterio generalmente utilizzato dai contratti collettivi, salvo diversa previsione nei CCNL stessi, l’anzianità utile per il calcolo della tredicesima si ottiene considerando la frazione di mese superiore a 15 giorni (quindi almeno 16 giorni) come un mese intero, come avviene nel caso del calcolo dell’altra retribuzione differita, il trattamento di fine rapporto (TFR).

Esempio di computo della tredicesima. Il caso di due lavoratori, uno assunto il 15 aprile e l’altro il 18 aprile. Nella prima ipotesi sono superati i 15 giorni di servizio (dal 15 al 30 aprile), nel secondo caso invece no (dal 18 al 30 aprile). Il primo lavoratore matura la tredicesima anche per il mese di aprile, mentre il secondo lavoratore maturerà la tredicesima a partire dal mese di maggio, Quindi a dicembre il primo lavoratore percepirà 9 ratei su 12 di tredicesima, mentre il secondo lavoratore percepirà 8 ratei su 12.

Alcune assenze da lavoro non incidono sul calcolo della tredicesima, che quindi continua a maturare anche durante l’assenza e la mancata prestazione lavorativa. Altre assenze invece possono incidere sull’importo della gratifica natalizia.

Quali sono i periodi inclusi nel computo. Ai fini del calcolo della tredicesima, oltre al periodo di effettivo lavoro prestato, sono normalmente computate nel calcolo, quindi consentono di maturare la tredicesima, le seguenti assenze:

  • Le ferie ed i riposi annui;
  • Le assenze per malattia e infortunio sul lavoro, nei limiti del periodo di computo;
  • I congedi per maternità e il congedo matrimoniale.

Periodi esclusi dal computo. Sono invece esclusi dal computo per il calcolo della tredicesima mensilità:

  • i congedi parentali e quelli per la malattia del bambino;
  • i periodi di aspettativa per i lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o ricoprire cariche sindacali, provinciali e nazionali;
  • i permessi non retribuiti, le assenze ingiustificate e le assenze per sciopero.

Tredicesima, periodo di prova, preavviso. La tredicesima mensilità matura anche durante il periodo di prova, cioè il periodo che segue l’inizio del contratto di lavoro entro il quale le parti possono recedere dal contratto. Analogamente i ratei di tredicesima maturano anche durante il periodo di preavviso, cioè il periodo concesso dal datore di lavoro al lavoratore, o dal lavoratore al datore di lavoro, in caso rispettivamente di licenziamento o di dimissioni.

Tredicesima e trattamento di fine rapporto (TFR). Salvo diversa previsione contrattuale, la tredicesima è computabile anche nel calcolo del trattamento di fine rapporto (TFR). Pertanto va sommata nell’imponibile ai fini del calcolo della retribuzione differita che il lavoratore percepirà al termine del contratto di lavoro.

Pagamento della tredicesima

Come abbiamo già accennato, il pagamento della tredicesima deve avvenire secondo le modalità ed i tempi previsti dal contratto collettivo nazionale, territoriale o aziendale di riferimento. Generalmente la tredicesima è corrisposta, per la sua stessa natura di gratifica natalizia, nei giorni precedenti il 25 dicembre, appunto prima di Natale.

La tredicesima nel libro unico. La scelta più comune è quella dell’elaborazione di un cedolino paga separato sul quale sono evidenziati gli importi calcolati al lordo, che come vedremo si differenziano come sistema di calcolo per gli operai, gli impiegati (ed i pensionati). Dalla retribuzione lorda (globale di fatto o superiore) poi viene calcolato il netto in busta. Una seconda possibilità è che il datore di lavoro calcoli la tredicesima inserendola nel cedolino di dicembre, calcolando poi sul tutto anche le operazioni di conguaglio fiscale e previdenziale.

Imposte e contributi nella tredicesima. Il netto in busta della tredicesima, la somma spettante al lavoratore non è pari alla retribuzione globale di fatto o alla retribuzione prevista dai CCNL. Così come per le altre mensilità, anche nella tredicesima c’è il calcolo delle imposte (Irpef) da pagare e dei contributi all’ente previdenziale (es. Inps) da versare per la quota a carico del lavoratore.

Differenze nella tredicesima tra operai, impiegati e pensionati

Così come per il calcolo della retribuzione spettante per le normali mensilità da gennaio a dicembre, anche per la tredicesima mensilità ci sono diverse modalità di calcolo della retribuzione tra operai ed impiegati.

Tredicesima degli operai. Per gli operai la gratifica natalizia si calcola prendendo a riferimento le ore di lavoro. Per gli operai pagati per ogni mese di lavoro la tredicesima è pari al normale stipendio percepito a fine mese. La gratifica natalizia in questo caso è pari a 173 ore di lavoro, nella maggior parte dei casi. Mentre per gli operai pagati a settimana o ogni quindici giorni la tredicesima è pari all’importo spettante per le ore di lavoro indicate nel contratto di lavoro.

Nel settore dell’edilizia la gratifica natalizia viene erogata entro il 20 dicembre direttamente dalle Casse Edili. L’impresa edile presso la quale l’operaio lavora accantonata mensilmente la quota di tredicesima spettante agli operai e la versa alla Cassa Edile, che poi provvederà al pagamento.

Tredicesima degli impiegati. In questo caso, essendo lavoratori pagati a giorni, anche la mensilità aggiuntiva della tredicesima si calcola prendendo a riferimento i giorni. Normalmente la tredicesima per gli impiegati è pari al normale stipendio mensile calcolato generalmente su 26 giorni. Nel caso di assenze senza maturazione della tredicesima di cui abbiamo già parlato, se il divisore giornaliero contrattualmente previsto nel CCNL di riferimento è 26 giorni, dovrà essere ridotto l’importo della tredicesima di 1/312 per ogni giorno di assenza, dove 312 è la moltiplicazione di 26 giorni per 12 mesi che appunto consente di determinare la quota giornaliera di tredicesima.

Tredicesima dei pensionati. Oltre ai lavoratori dipendenti, siano essi assunti con contratto a tempo determinato, contratto a tempo parziale, o altri tipi di contratto, la tredicesima è percepita anche dai pensionati, sia Inps che Inpdap che altri enti previdenziali. Per i pensionati la tredicesima viene corrisposta insieme alla rata di pagamento del mese di dicembre ed è uguale alla rata dell’ultimo mese dell’anno. Quindi rata doppia per i pensionati.

Anche nel caso dei pensionati, è prevista la corresponsione di tanti ratei di tredicesima per quanti mesi da pensionato sono stati trascorsi nell’arco dell’anno. Quindi per l’ex lavoratore andato in pensione nell’anno, saranno pagati i ratei di tredicesima per i soli mesi a partire da quello in cui è andato in pensione.

Niente tredicesima per gli invalidi civili. A differenza dei pensionati, gli invalidi civili titolari di assegni di accompagnamento non percepiscono la tredicesima. O per meglio dire la prestazione erogata dall’ente previdenziale, l’indennità di accompagnamento, è pagata per 12 mensilità nell’anno e non per 13 mensilità.

Tredicesima del pensionato deceduto nell’anno. Nel caso di morte del pensionato durante l’anno, gli eredi del pensionato (figli, nipoti o gli eredi in base al testamento), hanno diritto a percepire dall’ente previdenziale (Inps o altro istituto) la quota di tredicesima maturata e non riscossa dal defunto. Per ottenere il pagamento è necessario effettuare una richiesta all’ente previdenziale che erogava la pensione. La richiesta va sottoscritta da tutti gli eredi e deve indicare a quale titolo si è acquistata la qualità di erede, se per testamento o successione legittima.

Cassa integrazione guadagni e tredicesima

I lavoratori che durante l’anno hanno subito i trattamenti di cassa integrazione guadagni, sia ordinaria che straordinaria, hanno diritto a percepire la tredicesima mensilità, nonostante la riduzione o l’azzeramento delle ore di lavoro prestate in azienda.

Tredicesima a carico INPS. L’Inps corrisponde l’indennità per la cassa integrazione, il trattamento che è nella misura dell’80% della retribuzione globale di fatto. Tale trattamento comprende anche la quota di retribuzione relativa alla mensilità aggiuntiva, quindi la tredicesima. Quindi l’azienda è esonerata dal pagamento della tredicesima per tutte le ore di Cassa integrazione guadagni (CIG) dell’anno.

La trattenuta dell’azienda e l’integrazione. L’azienda, tenuto conto che l’Inps ha erogato anche la quota di retribuzione relativa alla tredicesima, applicherà al dipendente una trattenuta sull’ammontare intero della tredicesima. La trattenuta è pari alle ore di CIG nell’anno, quindi 1/12 del divisore orario per ogni ora di cassa integrazione. In pratica, ci sarà nel cedolino paga il calcolo della tredicesima totale spettante e poi una trattenuta per tutte le ore di CIG.

Ma c’è una eccezione al verificarsi della quale l’azienda non trattiene ma integra la quota di tredicesima erogata dall’Inps. E’ il caso in cui l’indennità complessivamente corrisposta dall’Inps è inferiore al massimale stabilito per i trattamenti di CIG. In questo caso il datore di lavoro è tenuto ad integrare la quota di tredicesima erogata dall’Inps fino ad arrivare all’importo di tredicesima che per contratto era previsto per il lavoratore. Tale integrazione deve essere comunque effettuata nei limiti del massimale per la CIG.

Consulente del lavoro in Napoli. Esperto di diritto del lavoro e previdenza, di buste paga e vertenze di lavoro. Ama districarsi nell’area fiscale. E risolvere problemi dei lavoratori, delle imprese e dei contribuenti. Email: abarbato@fanpage.it.

Approfondimenti: retribuzione, stipendio, tredicesima

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