secondo acconto irpef

L’acconto Irpef di novembre in unica soluzione o come seconda rata è dovuto entro il 30 novembre di ogni anno. Più precisamente, l’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è dovuto da coloro che, nella determinazione dell’imposta Irpef dovuta per l’anno precedente, risultano dalla dichiarazione dei redditi a debito per un importo superiore a 52 euro. Al di sotto di tale importo non va effettuato alcun versamento d’acconto per l’anno 2018.

L’acconto Irpef 2018 con scadenza il 30 novembre è dovuto da tutti i contribuenti (lavoratori, pensionati, titolari di partita IVA, ecc.) che hanno un’imposta Irpef a debito (imposta sul reddito delle persone fisiche), ossia a saldo dell’anno precedente da pagare, ossia coloro che hanno presentato il modello Redditi 2018 (ex Modello Unico PF) o il modello 730 relativo ai redditi 2017 . Ecco quindi chi deve pagare l’acconto Irpef di novembre, ossia coloro che hanno un Irpef a debito nella dichiarazione dei redditi presentata nel 2018.

Il secondo acconto Irpef a novembre 2018 è dovuto anche in caso di dichiarazione congiunta.

L’acconto, se dovuto, è pari al 100% dell’imposta del periodo precedente, diminuita di detrazioni, crediti d’imposta e delle ritenute spettanti (quadro RN della dichiarazione dei redditi al rigo “Differenza”).

Acconto Irpef novembre in busta paga

L’acconto Irpef è dovuto anche dai contribuenti che sono lavoratori o pensionati che hanno presentato il modello 730, ma questi soggetti non sono tenuti al versamento dell’acconto tramite F24, in quanto tale addebito sarà effettuato direttamente in busta paga o nella rata di pensione dal sostituto d’imposta, che ha ricevuto il modello 730-4 dal CAF o dal professionista abilitato che ha elaborato il 730.

C’è da dire che l’importo dell’imposta Irpef dovuta per il periodo di imposta 2017 risultante da 730 o da Modello Redditi 2018 costituisce anche l’ammontare dell’acconto Irpef dovuto per l’anno 2018. Quindi il contribuente da un lato deve il saldo dell’imposta dovuta per il 2017 e dall’altro lavoro deve il 100% di questo importo a titolo di acconto per l’anno successivo, ossia l’anno 2018. Poi nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo si provvederà al ricalcolo definitivo delle imposte dovute e se la stessa risulterà ancora a debito, sarà dovuto anche l'acconto Irpef relativo al 2019, in acconto e saldo.

Chi ha presentato il modello 730 (lavoratori, pensionati) paga la seconda o unica rata di acconto Irpef, ed anche l’acconto sulla cedolare secca, per il tramite del sostituto d’imposta (il datore di lavoro che trattiene in busta paga di novembre 2018 le somme, oppure per i pensionati l’Inps). Mentre un discorso diverso va fatto per colore che hanno cessato il rapporto di lavoro, oppure sono stati posti in aspettativa senza retribuzione.

Il lavoratore dipendente noterà una busta paga di novembre più bassa o comunque una trattenuta dell'acconto Irpef più alta rispetta ai mesi precedenti. La motivazione sta nel fatto che nel caso abbia optato per il pagamento con rateazione del saldo Irpef e dell'acconto Irpef egli avrà avuto sia il saldo che il primo acconto rateizzato per alcuni mesi, mentre il secondo acconto Irpef 2018 viene trattenuto in unica soluzione, quindi senza rateazione, nella busta paga di novembre 2018.

Come ridurre il pagamento del secondo acconto IRPEF. Se il contribuente prevede che per l'anno 2018 la tassazione dovuta sarà inferiore a quella calcolata nel 2017 attraverso il modello 730/2018, e quindi vuole che la trattenuta della seconda o unica rata di acconto relativo all’Irpef sia effettuata in misura minore rispetto a quanto indicato nel prospetto di liquidazione (perché, ad esempio, ha molte spese da detrarre e calcola che le imposte da lui dovute dovrebbero ridursi) oppure che non sia effettuata, deve comunicarlo per iscritto al sostituto d’imposta entro il 30 settembre, indicando, sotto la propria responsabilità, l’importo che eventualmente ritiene dovuto.

In questo caso di parla di pagamento od omissione del pagamento dell'acconto basandosi sul metodo previsionale. Il contribuente, che sceglie il metodo previsionale in luogo di quello storico, e sbaglia, è assoggettato ad una sanzione pari al 30% per versamento insufficiente, sanabile con ravvedimento operoso.

Acconto Irpef per i titolari di partita IVA: importi e scadenze

L’acconto Irpef di novembre va versato con il modello F24 dai contribuenti titolari di partita IVA, che hanno presentato il modello Redditi PF e che risultano a debito d’imposta nel calcolo della tassazione nel proprio Modello Redditi Persone Fisiche.

L’acconto Irpef deve essere versato alternativamente:

  • in unica soluzione entro il 30 novembre, se l’importo dovuto è inferiore ad euro 257,52;
  • in due rate, se l’importo dovuto è pari o superiore ad euro 257,52. In questo caso: la prima rata, nella misura del 40 per cento, entro il 2 luglio 2018 ovvero entro il 20 agosto 2018 con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo; la seconda rata, per il restante 60 per cento, entro il 30 novembre 2018;
  • Il secondo acconto IRPEF non è dovuto se il debito è inferiore a 52 euro.

Il pagamento con F24 e codice tributo 4034. L’acconto Irpef per il 2018 si paga entro il 30 novembre 2018, utilizzando il modello F24, indicando nella sezione “Erario” il codice tributo 4034: Irpef acconto – seconda rata o acconto in unica soluzione e anno di riferimento 2016.

Gli importi vanno arrotondati al centesimo di euro ossia per difetto se la terza cifra decimale è minore di 5, oppure per eccesso, se invece è uguale o maggiore di 5.

L’acconto da versare a novembre non può essere rateizzato.

Per quanto riguarda le modalità di pagamento, bisogna fare attenzione al superamento della cifra di 1.000 euro e alle compensazioni. Chi compensa l’F24 a zero deve presentarlo attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate.

Per coloro che hanno presentato il modello Unico PF, quindi i professionisti e in generale titolari di partita IVA, l’acconto è dovuto se l’imposta Irpef indicata nel rigo RN34 del modello Redditi PF 2018 supera i 52 euro. I contribuenti devono versare gli acconti Irpef in prima persona e tramite F24. L’acconto è dovuto nella misura del 100% dell’imposta Irpef calcolata nel modello Redditi PF 2018, se il contribuente opta per il metodo di calcolo storico, oppure secondo il metodo di calcolo previsionale, che ora vediamo.

Metodo storico e previsionale calcolo acconto Irpef

L’acconto dell’imposta Irpef dovuta può essere calcolato secondo il metodo storico o secondo il metodo previsionale.

Il metodo storico è un criterio che prevede che il calcolo sia effettuato partendo dall’imposta dovuta per l’anno precedente quindi per l’acconto Irpef da Modello Redditi 2018, la base di partenza sarebbe l’Irpef dovuta per il 2017, al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto, risultante dal modello Unico.

Il metodo previsionale invece, ai fini del calcolo, è un criterio che utilizza il riferimento dell’imposta dovuta per l’anno in corso (2018), tenendo conto dei redditi che presumibilmente saranno conseguiti nell’anno, delle ritenute che saranno eventualmente operate, degli oneri deducibili e/o detraibili che si ipotizza di sostenere e dei crediti d’imposta spettanti. Può essere utilizzato quando il contribuente presuma di realizzare redditi inferiori e quindi minor imposta nell’anno successivo, avvalendosi della facoltà di versare di conseguenza un minor acconto.

Quindi il contribuente titolare di partita IVA che deve l’Irpef per l’anno 2017 deve anche la stessa cifra a titolo l’acconto Irpef per l’anno 2018 a meno che non effettui un calcolo secondo il metodo previsionale.

Sanzioni in caso di errore con il metodo previsionale. Il contribuente, che sceglie il metodo previsionale in luogo di quello storico per il calcolo dell’Irpef, soprattutto quando prevede minori imposte da pagare nell’anno in corso rispetto a quelle determinato nell’anno precedente, deve stare attento a ciò che paga.

Un versamento insufficiente delle imposte, come già detto, dà luogo alla sanzione del 30%, fermo restante che il mancato o insufficiente versamento degli importi può essere sanato con il ravvedimento operoso.

Acconto Irpef indicato nel modello Redditi PF

Preme far presente che nel quadro RN del modello Redditi PF 2018 è presente il prospetto “Acconti” nel quale va riportato l’ammontare dell’acconto 2018 dovuto.

I righi da compilare per il primo e secondo acconto Irpef è il rigo RN62, prima colonna (primo acconto) e seconda colonna (secondo o unico acconto).

In merito si rammenta che, in caso di utilizzo del metodo previsionale, a rigo RN62 va riportato comunque l’acconto dovuto applicando il metodo storico “e non i minori importi versati o che si intendono versare”.

Se il contribuente prevede (ad esempio, per effetto di oneri sostenuti nel 2018 o di minori redditi percepiti nello stesso anno) una minore imposta da dichiarare nella successiva dichiarazione, può determinare gli acconti da versare sulla base di tale minore imposta.

Casi particolari di calcolo dell’acconto Irpef, da dichiarare nel rigo RN62, sono previsti in presenza di redditi di lavoro dipendente prestato all’estero, oppure per i soggetti non residenti, o in presenza di redditi d’impresa.

Chi non deve versare l’acconto Irpef

Vediamo quando l’acconto Irpef non è dovuto.

Non sono assoggettati al versamento dell’acconto delle imposte Irpef tramite modello F24 i soggetti che hanno indicato nel modello 730 o nel modello Unico riferito all’anno precedente e che hanno inviato entro il 30 settembre scorso un reddito di valore pari a zero o inferiore ai 52 euro. Tale dato è ricavabile dal quadro RN del modello unico PF presentato telematicamente entro la scadenza del 30 settembre.

Sono altresì esclusi i soggetti che, pur essendo debitori d’imposta, hanno potuto beneficiare di crediti d’imposta superiori all’imposta dovuta a titolo di acconto.

Sono anche esclusi coloro che, per effetto del calcolo con il metodo previsionale, presumono di non dover pagare imposte nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta in corso, ricordiamoci però che se tale presunzione non dovesse presentarsi si andrà in contro al pagamento di sanzioni.

Sono esentati dal versamento dell’acconto anche i soggetti che hanno iniziato l’attività nel 2018 o che non avevano reddito nel periodo d’imposta 2017, come tali ancora non hanno presentato una dichiarazione dei redditi da cui può emergere l’acconto da pagare per il prossimo anno. Pagheranno le imposte a saldo sui redditi 2018 a giugno 2019 in sede di presentazione del Modello Redditi PF 2019.

Sono esclusi dal versamento dell’acconto Irpef i contribuenti minimi e comunque tutti coloro che hanno dichiarato nel Modello Redditi 2018 solo redditi d’impresa o di lavoro autonomo soggetti all’imposta sostitutiva prevista dal regime per le nuove iniziative produttive o soggetti all’imposta sostitutiva prevista dal regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità.

Non sono tenuti a versare l’acconto Irpef anche i soggetti che hanno terminato la propria attività nell’anno nel oppure gli eredi di contribuenti che sono deceduti nel corso dell’anno.

Sono altresì esclusi i soggetti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi relativi al 2018, in quanto non erano tenuti a farlo, gli eredi dei contribuenti deceduti nel corso del 2018, se il decesso è intervenuto anteriormente al termine per il versamento dell’acconto; i soggetti che hanno un credito d’imposta IRPEF, risultante dalla dichiarazione dell’anno precedente e non utilizzato in compensazione, che copre tutto l’acconto dovuto. Ed infine i soggetti falliti.