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Rimborsi Irpef in busta paga: il credito da 730 e l’incapienza del datore di lavoro

Con la presentazione del modello 730 2014, lavoratori e pensionati possono avere diritto alle restituzione delle maggiori imposte pagate in busta paga o nella rata di pensione. Vediamo le modalità ed i tempi di rimborso dell’Irpef a credito per del datore di lavoro o Inps o ente pensionistico. Ed i casi particolari: dal mancato rimborso per incapienza delle ritenute nel modello F24, al rimborso diretto dell’Agenzia delle Entrate dopo controlli, fino al pagamento del credito per i lavoratori dipendenti privi di sostituti d’imposta, ossia disoccupati.

Rimborsi Irpef in busta paga: il credito da 730 e l’incapienza del datore di lavoro.

I lavoratori italiani, i pensionati ed in generale coloro che hanno conseguito un reddito nell’anno 2013, devono presentare la dichiarazione dei redditi e possono optare per due soluzioni: il modello 730, molto più diffuso, ed il modello Unico. Tra i vantaggi del modello 730 c’è la possibilità di far transitare le risultante della dichiarazione direttamente in busta paga, per i lavoratori, e nella rata di pensione, per i pensionati. E’ per questo motivo che tale modello è preferito dalla maggioranza dei contribuenti. Soprattutto perché in molti hanno un credito d’imposta, quindi un rimborso Irpef da ricevere dopo i calcoli delle imposte del 730.

Il modello 730 ha anche il vantaggio di una più facile compilazione, oltre che essere un modello che può essere presentato per il tramite di Caf e professionisti abilitati. Lavoratori e pensionati, però, lo preferiscono soprattutto per la possibilità di ottenere immediatamente i benefici del computo delle detrazioni fiscali spettanti nel ricalcolo delle imposte dovute. Ed anche degli oneri deducibili dal reddito. Entrambe le agevolazioni fiscali portano a crediti, da ottenere in busta paga o sulla rata di pensione.

Con la presentazione del modello 730 del 2014, ci sono due ulteriori novità: il 730 che comporta una risultato certificato nel prospetto di liquidazione superiore a 4.000 euro di Irpef a credito, viene controllato dall’Agenzia delle Entrate e il rimborso non può avvenire in busta paga, ma dopo il controllo vi provvede il Fisco direttamente. Inoltre, il 730 è presentabile anche dai contribuenti lavoratori dipendenti privi di un sostituto d’imposta, perché rimasti disoccupati. Vediamo perché col 730 può risultare un Irpef a credito, perché può superare 4.000 euro, in che modo viene rimborsato, sia per i lavoratori dipendenti, che per i pensionati, che per i disoccupati, che per coloro che hanno più di 4.000 euro da ricevere.

Perché il conguaglio nel modello 730 può essere a credito

I lavoratori dipendenti ed i pensionati, nella loro qualità di percettori di reddito dal datore di lavoro o dall’Inps o altro ente pensionistico, sono sottoposti al pagamento delle imposte, trattenute mensilmente dal sostituto d’imposta direttamente in busta paga o sulla rata di pensione. Ne consegue che, come risulta dal modello Cud, subiscono durante l’anno delle ritenute Irpef, certificate nel punto 5 della parte B – Dati fiscali. Tali ritenute Irpef sono quindi già pagate (per il tramite del datore di lavoro che le versa all’Erario tramite F24) e quindi sono da considerare come acconti Irpef nel calcolo delle imposte del modello 730. Vanno infatti indicate, nel modello 730 2014, nel rigo C9 del quadro C – Redditi di lavoro dipendente e assimilati. Per maggiori informazioni vediamo dal cud 2014 al 730 2014.

Le detrazioni fiscali già applicate su buste paga o pensione. Nello stesso modello Cud 2014 sono certificate anche le detrazioni fiscali operate dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico, dal punto 102 al punto 113. Sono generalmente considerate, mensilmente in busta paga, le detrazioni per lavoro dipendente e le detrazioni per familiari a carico. Queste detrazioni, in questo caso, non generano crediti d’imposta come risultanze del modello 730. Ma ci sono altre agevolazioni fiscali non considerate dai sostituti d’imposta, datori di lavoro o enti pensionistici, nell’elaborazione di buste paga e rate di pensione.

L’Irpef a credito da detrazioni fiscali o oneri deducibili. Il datore di lavoro o l’ente pensionistico, sulla base del modello detrazioni presentato dal lavoratore o dal pensionato, elaborano il proprio conguaglio fiscale di fine anno, che tiene conto del reddito percepito dal contribuente e delle detrazioni dichiarate. Tale applicazione delle imposte, lo abbiamo detto, è generalmente non definitiva, ma a titolo di acconto rispetto alle imposte realmente dovute. Con la presentazione del modello 730, il lavoratore, o il pensionato, ha la possibilità di effettuare il ricalcolo delle imposte dovute tenendo conto di:

  • oneri deducibili, che riducono il reddito complessivo sul quale si calcola l’Irpef;
  • altre detrazioni fiscali per oneri e spese, che abbattono l’imposta lorda calcolata.

Irpef a credito: le modalità di rimborso in busta paga o sulla rata di pensione.  Entrambe le agevolazioni fiscali, oneri deducibili e detrazioni fiscali, possono portare ad un credito d’imposta Irpef e addizionali. Ossia che quanto già pagato in busta paga o nella rata di pensione è superiore a quanto dovuto realmente sulla base della propria situazione di contribuente e delle agevolazioni fiscali concesse dal Fisco italiano. E quindi c’è il diritto alla restituzione delle maggiori imposte già versate, che col modello 730 avviene in busta paga o nella rata di pensione, a partire dal mese di luglio. Per maggiori informazioni, vediamo tutte le scadenze del modello 730.

Gli oneri deducibili. Il versamento di contributi previdenziali della previdenza complementare, versati oltre a quelli dovuti in maniera obbligatoria, può portare ad un abbattimento del reddito, essendo riconosciuti come oneri deducibili dal reddito. Analogo discorso per le erogazioni liberali, l’assegno al coniuge, i contributi per gli addetti ai servizi domestici e familiari. Le spese e gli oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo sono racchiuse nella sezione II del quadro E – Oneri e spese del modello 730 2014, che il contribuente che ha sostenuto tali spese deve compilare.

Le detrazioni fiscali, che riducono l’imposta Irpef da pagare, sono molteplici e sono racchiuse nelle sezioni I, III e IV del quadro E – Oneri e spese del modello 730. Si tratta di tutta una serie di spese per le quali possono spettare le seguenti detrazioni: dalle detrazioni d’imposta del 19% per spese sanitarie, anche per disabili, spese per interessi per mutui, spese per assicurazioni sulla vita contro gli infortuni, spese di istruzione, spese funebri, spese per l’attività sportiva dei ragazzi, alle detrazioni del 50% e del 55% per interventi di recupero del patrimonio edilizio e per interventi di risparmio energetico. Tutte queste spese, debitamente documentate e quietanziate, portano dei crediti d’imposta, nella percentuale prevista e tenendo conto degli eventuali limiti.

A titolo di esempio, essendo una detrazione fiscale molto diffusa nelle famiglie italiane, i lavoratori dipendenti o i pensionati che hanno sostenuto delle spese sanitarie per esempio l’acquisto di medicinali, con scontrino parlante, o per delle visite mediche, hanno diritto alla detrazione del 19% delle spese sanitarie sostenute, oltre la franchigia di 129,11 euro. In questo caso c’è un diritto ad una detrazione fiscale, che genera un rimborso Irpef, ottenibile in busta paga o rata di pensione a partire dal mese di luglio (agosto o settembre per i pensionati).

Quindi il lavoratore dipendente, o il pensionato, che ha sostenuto spese agevolate durante l’anno 2012 può beneficiare in sede di presentazione del modello 730, del ricalcolo delle imposte dovute, tenendo conto di queste detrazioni fiscali o oneri deducibili. Come già detto, Ne consegue un credito, come da risultanze del prospetto di liquidazione 703-3, poi trasmesso al datore di lavoro o all’ente pensionistico.

Il datore di lavoro deve poi provvedere, a partire da luglio, a rimborsare quanto spettante al lavoratore. E possono verificarsi casi di incapienza, dove c’è la possibilità di un mancato rimborso dell’Irpef a credito risultante dal modello 730. Vediamo quali sono le regole di legge in questo caso.

Il rimborso delle imposte a credito da 730 dei dipendenti e l’incapienza

Se il risultato contabile della dichiarazione dei redditi evidenzia un credito per il contribuente dichiarante, il rimborso al dipendente è effettuato mediante una corrispondente riduzione delle ritenute a titolo di Irpef e/o di addizionale comunale e regionale all’Irpef effettuate sui compensi di competenza del mese di luglio, utilizzando, se necessario, l’ammontare complessivo delle suddette ritenute relative alla totalità dei compensi di competenza del mese di luglio corrisposti dal sostituto (datore di lavoro) a tutti i percipienti e delle somme derivanti dai conguagli a debito da assistenza fiscale.

In sostanza, il datore di lavoro può compensare nel modello F24, col quale versa le imposte trattenute a tutti i dipendenti in busta paga di quel mese (nel caso della retribuzione del mese di luglio, si fa riferimento all’F24 da versare generalmente entro il 20 agosto), con le imposte a credito da rimborsare al lavoratore contribuente, per effetto di quanto calcolato nel modello 730, e comunicato dal Caf o dal professionista nel modello 730-4 inviato alla sede legale oppure risultante dal prospetto di liquidazione modello 730-3, se il datore di lavoro presta l’assistenza fiscale ai lavoratori.

Se il datore di lavoro è incapiente. Se le somme a debito in F24 nella sezione erario non sono sufficienti a rimborsare le somme a credito (rimborsi Irpef ai dipendenti), gli importi residui sono rimborsati con una corrispondente riduzione delle ritenute relative ai compensi corrisposti nei successivi mesi dell’anno 2013. Di tale evenienza il sostituto ne deve dare notizia al dipendente contestualmente all’erogazione della prima rata di rimborso.

Ad esempio, se il datore di lavoro sostituto d’imposta, riceve un modello 730-4 dal Caf nel quale si evidenziano rimborsi d’imposta pari a 1.000 euro, ma dalle buste paga risultano da versare imposte Irpef a debito, trattenute a tutti i dipendenti, pari a 500 euro, il sostituto comunica al lavoratore la sua incapienza nel mese di riferimento (luglio 2014) e rimborsa nella busta paga di luglio, calcolata ad agosto, la cifra di 500 euro (portando a zero quanto dovuto all’Erario). Nella busta paga di agosto 2013, rimborsa il restante credito Irpef di 500 euro, laddove le retribuzioni dei dipendenti consentono il rimborso di tutta la cifra. In caso contrario prosegue nei mesi successivi.

Incapienza e rimborsi Irpef per più dipendenti: le modalità di ripartizione. In presenza di una pluralità di aventi diritto, i rimborsi devono avere una cadenza mensile in percentuale uguale per tutti gli assistiti, determinata dal rapporto tra l’importo globale delle ritenute da operare nel singolo mese nei confronti di tutti i percipienti, compresi quelli non aventi diritto al rimborso, e l’ammontare complessivo del credito da rimborsare.

Incapienza fino a fine anno 2014 e certificazione nel modello CUD 2015. Se alla fine dell’anno non è stato possibile effettuare il rimborso, il sostituto d’imposta deve comunicare all’interessato, utilizzando le stesse voci contenute nel modello 730-3, gli importi ai quali lo stesso ha diritto provvedendo anche a indicarli nella relativa certificazione (CUD). Tali importi potranno essere fatti valere dal contribuente nella successiva dichiarazione o nella prima dichiarazione utile presentata se l’anno successivo, ricorrendo le condizioni di esonero, il contribuente non presenta la dichiarazione dei redditi.

Il credito Irpef residuo nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Se non è stato possibile effettuare il rimborso per effetto del mancato perfezionamento della richiesta di una prestazione erogata dall’Inps, in considerazione della peculiare natura dell’Istituto, quest’ultimo comunica tale evenienza al soggetto che ha prestato l’assistenza, che ne informa il contribuente, e all’Agenzia delle entrate. Il contribuente può far valere il credito nella successiva dichiarazione o nella prima dichiarazione utile presentata se l’anno successivo, ricorrendo le condizioni di esonero, non presenta la dichiarazione dei redditi.

In caso di mancata indicazione nella dichiarazione presentata nell’anno successivo del credito risultante dalla precedente dichiarazione, lo stesso sarà riconosciuto dagli uffici dell’Agenzia delle entrate a seguito di tempestiva istanza del contribuente.

Se l’Irpef da 730 è a debito. In questo approfondimento abbiamo parlato dell’eventuale risultanze di imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e addizionali a credito per il contribuente, a seguito di ricalcolo delle imposte in sede di presentazione del modello 730. Se il conguaglio dell’Irpef è invece a debito, ossia per effetto del ricalcolo delle imposte, il contribuente deve ancora versare delle imposte, oltre a quelle già trattenute in busta paga dal datore di lavoro, oppure sulla rata di pensione dall’Inps o altro ente pensionistico, il conguaglio a debito va trattenuto in busta paga o rata di pensione, a partire dal mese di luglio. Il contribuente può, ovviamente, rateizzare. Per maggiori informazioni vediamo Irpef a debito nel 730 e la rateizzazione delle imposte.

Rimborso Irpef a credito per il 730 presentato da un disoccupato 

Nel caso di 730 presentato dai lavoratori dipendenti privi di un sostituto d’imposta che possa effettuare il conguaglio, se dalla dichiarazione presentata emerge un credito, il rimborso è eseguito direttamente dall’Amministrazione finanziaria.

Se il contribuente ha fornito all’Agenzia delle Entrate le coordinate del suo conto corrente bancario o postale (codice IBAN), il rimborso viene accreditato su quel conto. La richiesta di accredito può essere effettuata online tramite la specifica applicazione disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it (chi è già registrato ai servizi telematici può farlo attraverso il canale Fisconline) oppure presso qualsiasi ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

Se non sono state fornite le coordinate del conto corrente, il rimborso è erogato con metodi diversi a seconda della somma da riscuotere:

  • per importi inferiori a 1.000 euro, comprensivi di interessi, il contribuente riceve un invito a presentarsi in un qualsiasi ufficio postale dove potrà riscuotere il rimborso in contanti;
  • mentre per importi pari o superiori a 1.000 euro il rimborso viene eseguito con l’emissione di un vaglia della Banca d’Italia.

Oltre i 4.000 euro rimborsa solo il Fisco, dopo controlli

Si tratta di una delle novità introdotte per il 730 2014, relativo ai redditi del 2013: il rimborso Irpef, se nel prospetto di liquidazione viene certificata un Irpef a credito superiore a 4.000 euro, è gestito direttamente dall’Agenzia delle Entrate, che provvede entro 6 mesi dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, prima ad un controllo preventivo, anche documentale, su due o tre punti fondamentali del 730 presentato, e poi alla disposizione di pagamento nei confronti del contribuente che ha dichiarato l’Irpef con una risultanza da dichiarazione a credito di oltre 4.000 euro. Il pagamento può avvenire direttamente sul conto corrente se il contribuente ha fornito in via telematica il proprio Iban o tramite vaglia della Banca d’Italia. Per maggiori informazioni vediamo l’Irpef a credito oltre 4.000 euro pagata dall’Agenzia delle Entrate.

Consulente del lavoro in Napoli. Esperto di diritto del lavoro e previdenza, di buste paga e vertenze di lavoro. Ama districarsi nell’area fiscale. E risolvere problemi dei lavoratori, delle imprese e dei contribuenti. Email: abarbato@fanpage.it.

Approfondimenti: addizionali, irpef, Modello 730

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